Otranto rupestre: le grotte di San Giovanni

Il panorama della Otranto rupestre non si esaurisce solo nella valle dell’Idro, o in quella della Memorie, che abbiamo già visto più volte: la stessa città è interessata da questo fenomeno del vivere in grotta. In un altro reportage visitammo la cripta del Padreterno, ora è la volta delle grotte di San Giovanni.

In origine doveva essere un sito molto esteso e assai complesso: purtroppo negli anni ’60 fu letteralmente tagliato in due per la costruzione di una strada, che ne ha ovviamente smantellato gran parte!

Oggi, quel che resta è stato messo in sicurezza…

…ma non possiamo più conoscere ciò che si è perso.

Alcuni ambienti sono molto grandi…

…perfettamente scavati nella roccia. Questo è il frantoio realizzato nel Seicento.

Uno dei suoi punti oscuri consiste nel fatto che al suo interno si vedono solo le tracce di tre torchi alla calabrese, e nessun segno della macina.

In questo “dromos”, o corridoio, si trovano le vasche che servivano ad ospitare il materiale appena macinato da destinare alla spremitura. Lo spazio dove ora passa la strada, come detto, è scomparso, ma era tutto ipogeo…

…e qui siamo dall’altro lato della strada.

Gli ambienti sono più piccoli.

Ed anche qui, un lungo corridoio ospita ai suoi lati vari piccoli ambienti.

Questo è l’interno di una di quelle nicchie in serie, accanto al corridoio.

Si ipotizza che in origine il complesso fosse un grande magazzino d’epoca tardo romana che doveva accogliere le merci dell’adiacente porto. La via Traiana Calabra non era lontana da qui. Poi fu abbandonato, per essere riutilizzato in epoca bizantina. Altre tesi ipotizzano l’uso di queste grotte da parte della prima comunità ebraica stanziatasi in Salento, fino a diventare la dimora di una comunità paleocristiana, che ebbe qui le sue celle, e persino una catacomba. Il tutto, secoli prima che si fondasse il frantoio ipogeo.

L’amico Elio Paiano mi fa notare che, dalla pianta, la parte del complesso distrutta dalla costruzione della strada sembra somigliare all’ipogeo di Torrepinta, posto poco lontano in linea d’aria (vedi).  

Certo, la maestria di quella gente che scavò queste pareti, spicca agli occhi del visitatore ancora oggi.

Questo è un piccolo angolo di Otranto che è bene visitare, anche se fuori dai soliti tour turistici!

(Fonti: Cosimo Damiano Fonseca, Mario Bernardini, Chiara De Luca, pannello illustrativo posto in loco, wikipedia)

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Otranto rupestre

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