Badisco nascosta, svelata da un incendio

Una Porto Badisco nascosta ci ha svelato il solito incendio estivo, nell’immediato entroterra della piccola marina a sud di Otranto, grazie all’occhio attento di un grande esploratore salentino, Raffaele Santo, dal cui post su Facebook condivido qui le immagini e le informazioni. E’ venuto alla luce una nuova cavità artificiale scavata nel duro calcare oligocenico, una cava con conci di dimensioni messapiche e un sistema viario complesso.

Scavata nel duro calcare oligocenico consta di una doppia avangrotta che probabilmente è servita a dare alla roccia la verticalità in cui scavare la grotta. La struttura nell’insieme risulta particolarmente curata e le ridotte dimensioni unite all’ubicazione potrebbero far pensare ad un deposito di attrezzi per la pesca.

Di seguito, la segnalazione di queste nuove scoperte…

L’interno dell’ipogeo presenta una struttura che richiama quello di Casole (vedi qui) ma posto a notevole distanza. L’ipogeo più vicino è quello posto nel vallone dell’Eremita sulla Badisco-Santa Cesarea Terme subito dopo il villaggio La Fraula.

Qui sopra siamo davanti alla cava. Sembrano assai notevoli le dimensioni dei blocchi estratti, Raffaele scrive che si potrebbe pensare ad un inizio lavori o addirittura ad uno spianamento.

I solchi carrai incisi indirizzano verso la spiaggia di Porto Badisco provenendo dall’entroterra. E’ interessante notare la quantità di queste strade carraie nella zona, presso Masseria Cippano ce n’è un altro lungo tratto visibile, presso Casole è presente addirittura un lastricato.

Prima del fuoco un rigoglioso cespuglio di lentisco copriva l’ingresso della grotta.

Lavorando di cesoie, Raffaele ha liberato in parte l’ingresso, per poter valutare l’interno.

L’ingresso è molto angusto, e anche l’altezza dell’interno, probabilmente dovuto alla difficoltà dello scavo.

Interno dell’ipogeo, lato sinistro. Viene simulata una volta a botte con pilastro centrale con edicola portaoggetti. Notare come il setto divisorio posteriore dipartente dal pilastro sia molto simile a quelli presenti nell’ipogeo di Casole.

Interno dell’ipogeo, lato destro. Il setto divisorio dipartente dal pilastro crea una zona riservata all’interno dell’ipogeo.

La foto mette in evidenza le due avangrotte che formano una specie di dromos. Lo studioso Franco dell’Aquila, vedendo queste fotografie, ha ipotizzato si tratti di una tomba a camera di età probabile dell’età del ferro, con interventi posteriori. Giulio Mastrangelo riferisce che di questo tipo ve ne sono diversi esempi in territorio di Massafra. L’ipotesi più affascinante l’ho avuta dal prof Donato Coppola (il celebre scopritore della donna di Ostuni), il quale in queste immagini ha rivisto il classico esempio del più antico frantoio di olive dell’area mediterranea, molto diffuso in Palestina, ancora prima dei Romani: funzionava con un bilanciere, bisognerebbe verificare la profondità delle due “vasche” antistanti la grotta per supportare questa ipotesi, ma lo studioso ne ha trovato esempi anche in area ostunese e la tipologia della struttura sembra identica.

L’area della cava è abbastanza ampia.

La strada vista in precedenza procede verso l’entroterra.

Qui sopra i solchi si fanno più marcati e la strada raddoppia.

Decisamente non sembra più la stessa strada… sotto, la vediamo guardando verso mare.

Un grazie enorme all’amico Raffaele Santo per tutto il lavoro svolto! Porto Badisco non è solo la Grotta dei Cervi, il suo fascino antico continua a dipanarsi tutto intorno al suo inimitabile approdo.

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Badisco nascosta

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