Melendugno, il mondo antico attorno San Niceta

Appena fuori Melendugno, a ridosso del cimitero cittadino dove si trova l’abbazia di San Niceta, c’è un piccolo mondo antico che si è in parte ancora conservato, fra lo splendore della natura verde ed i muretti a secco: un’escursione in questi luoghi lascia l’incanto nell’animo del viandante.

Siamo in una zona amena, che gli antichi Romani apprezzarono molto, visto che qui si trovano i resti di una villa rurale, che ebbe certamente grande vitalità agricola.

Il terreno lievemente ondulato, è ricoperto di olivi…

…che lasciano appena intravedere l’antica abbazia…

…mentre qua e là si riconoscono manufatti e resti d’epoca romana…

…per gran parte nascosti dalla vegetazione…

…tranne che la grande cisterna, che riforniva d’acqua la villa. Avvicinandosi all’abbazia, invece, si notano alcuni granai scavati nella roccia…

…dall’imboccatura perfettamente circolare.

Ma siamo ormai a ridosso del tempio. Secondo le fonti dello storico Ferrari, l’abbazia sarebbe stata fondata nel 1167 da Tancredi d’Altavilla. Tuttavia, il più antico documento che fa riferimento al monastero Sancti Niceti, liciensis Diocesis è del 1324: riguarda le decime pontificie (ossia la decima parte del reddito che l’agricoltore doveva all’erario come imposta), quando l’insediamento non dipendeva ancora dal celebre monastero di San Nicola di Casole, a Otranto, dipendenza poi attestata da un documento del 1392.

La struttura è un meraviglioso crogiolo di architettura romanica e gotica.

Un piccolo pozzo ci accompagna all’ingresso, assai spartano, della chiesa.

La struttura è voltata a botte, certamente da una copertura che fu rifatta nel periodo gotico, per sostituire quella antica.

Restano parecchi affreschi, a testimonianza della sua originaria ricchezza…

Cominciando dalla prima arcata sono raffigurati sant’Antonio di Padova, San Paolo e Sant’Antonio abate…

…come attesta il maialino ai suoi piedi.

San Paolo si riconosce per la sua raffigurazione con la spada…

Nell’arcata centrale si distingue una santa di difficile identificazione, un Crocifisso e san Rocco.

L’ultima arcata mostra una Madonna col Bambino, San Vito e Sant’Antonio abate.

Nella zona absidale si trovano gli affreschi (datati 1563) della crocifissione con la Vergine e san Giovanni Evangelista, il Cristo piagato con l’iscrizione Mors mea vita tua e la Madonna di Loreto raffigurata col Bambino in braccio, secondo la tradizionale iconografia.

“Morte mia, vita tua”…

Caratteristico questo fregio decorativo sopra, che troviamo in alcune delle più antiche chiese salentine, come Santa Marina a Muro oppure Casaranello.

In una sagrestia di forma rettangolare troviamo due interessanti nicchie con decorazioni vegetali, che risalgono al XIV secolo.

Qui invece si trova la data 1681.

In questo luogo si respira ancora l’aura sacra dei tempi della fede, e delle antiche e laboriose comunità monastiche agricole.

Ad un tiro di schioppo da qui, in direzione del mare, si trova un altro insediamento agricolo, appena un pò più tardo, risale al XVI secolo…

…però porta il nome di San Basilio, uno dei monaci orientali eremiti più celebri…

La masseria è interamente circondata da un muro intonacato con terra rossa, il “bolo” cinquecentesco…

La torre di difesa, che teneva sott’occhio il mare da cui provenivano frequenti le incursioni turche, ha perso la sua caditoia, ed anche il ponte levatoio che un tempo si chiudeva sulla porta di accesso, sopra un piccolo fossato che circondava l’edificio.

Oggi è in stato di abbandono…

masseria san basilio

…ma questo lembo di terra è stato anche “abbandonato” nelle mani di grandi multinazionali che hanno portato la costruzione della Tap. Ma questa è un’altra storia, e non riguarda l’amore per questa terra di cui si scrive in questo sito.

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L’abbazia di San Niceta a Melendugno

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