La Cattedrale di Otranto

Emblematico luogo di storia e fede, arte e incrocio di culture, la Cattedrale di Otranto, dedicata a Santa Maria Annunziata, splende ancora oggi con tutto il suo carico immenso di valori sul punto più alto della città.  Fu costruita sul sito dove sorgeva un insediamento messapico, poi una domus romana ed infine un tempio paleocristiano. Fortemente voluta dai Normanni.

Fu consacrata nell’estate del 1088, durante il papato di Urbano II. E’ rimasta associata nell’immaginario comune alla strage degli otrantini scatenata dall’assalto e assedio turco del 1480.

Cattedrale di Otranto

La facciata medievale è stata oggetto di numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. All’indomani della devastazione turca fu edificato il grande rosone a 16 raggi con fini trafori gotici di forma circolare convergenti al centro, secondo i canoni dell’arte gotico-araba.

Cattedrale di Otranto

L’interno possiede una pianta a tre navate absidate, scandite da dodici archi sorretti da quattordici colonne di granito, tutte decorate da capitelli diversi.

Cattedrale di Otranto

Peccato per il ciclo degli affreschi originario, sfregiato nel 1480. I superstiti evidenziano tracce bizantine, come l’immagine della Madonna col Bambino (foto sotto). Lungo le navate laterali, coperte da un soffitto a tavole dipinte realizzato nel 1827 dall’arcivescovo Andrea Mansi,

Cattedrale di Otranto

Poi sono visibili sei altari dedicati alla Resurrezione, San Domenico Guzman, Madonna Assunta, Pentecoste, Visitazione e Sant’Antonio di Padova.

Cattedrale di Otranto

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Cattedrale di Otranto

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Le quattro colonne in pietra scolpita addossate alla parete della navata destra sono ciò che resta dell’altare dei Martiri, costruito da Gabriele Riccardi nel 1524 per l’omonima cappella.

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Splendido capolavoro, il mosaico pavimentale del 1163-65… molto simile nello stile a quello di Brindisi…

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…qui ne vediamo qualche scorcio, sopra, la scena che raffigura l’inferno…

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…la celebre scena del volo di Alessandro Magno, sollevatosi con l’astuzia di dar da mangiare brani di carne a due mostri mitologici…

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…Caino che uccide Abele è solo una delle tante scene bibliche…

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…fino all’enigmatico Re Artù in vesti del tutto inedite! Come sia finita questa raffigurazione qui sopra, nel 1163, circa 30 anni prima delle fonti scritte che raccontavano la sua leggenda è ancora oggetto di dibattito fra gli studiosi. Personalmente la questione la vedo assai semplice: furono i Normanni, che conquistata l’Inghilterra, giunsero qui decenni dopo col carico culturale ricavato dalle terre assoggettate. Tuttavia, queste immagini sono sempre fonte di ispirazione per scrittori di ogni tipo…

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…come nel fumetto della Sergio Bonelli Editore, che nel 1980 pubblicò una storia del personaggio Martin Mysteres, dove l’archeologo dell’Impossibile visse qui una delle sue avventure!

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L’argomento del Mosaico merita approfondimenti, quindi invito gli appassionati ad approfondire l’argomento cliccando qui.   Sopra, incamminandoci verso la Cappella dei Martiri, vediamo l’organo a canne, costruito nel XVII secolo dai fratelli organari gallipolini Simone e Pietro Kircher.

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Siamo nel cuore della fede, di questo luogo: dove riposano le ossa degli 800 otrantini decapitati dai turchi nel 1480, dichiarati Santi nel 2013…

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…anche per la loro storia (e quella di questa meravigliosa statua della Madonna qui sopra), vi invito a seguire un altro articolo.

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Sopra, il masso dove furono decapitati i Santi Martiri.

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Sulla destra, una scalinata ci porta verso la cripta. Si accompagna alla precedente scalinata, molto più antica, che la precedette…

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…alla cui sinistra, si apre una tomba. Anche qui si sono sbizzarrite le teorie, che vogliono fosse stata una tomba di un cavaliere templare, mentre altre di un vescovo della cattedrale… in realtà, non si ha alcuna certezza.

Cattedrale di Otranto

La cripta risale all’XI secolo ed è una miniatura della celebre Cisterna di Teodosio o della Moschea di Cordova. Possiede tre absidi semicircolari e si caratterizza per le quarantotto campate intervallate da oltre settanta tra colonne, semicolonne e pilastri. La particolarità è nella diversità degli elementi di sostegno, provenienti da edifici antichi e altomedievali, dal vario repertorio figurativo.

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I soggetti raffigurati sui capitelli si sbizzarriscono fra un nugolo di personaggi mitologici.

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Di grande pregio gli affreschi superstiti che abbracciano un arco cronologico dal Medioevo al Cinquecento.

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Non poteva mancare la scena in cui San Francesco d’Assisi riceve le Stimmate da Cristo.

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Un viaggio in questo luogo, lento, senza fretta, “rischia” di lasciare segni profondi e indelebili in qualsiasi visitatore. Consiglio di leggere le opere di don Grazio Gianfreda, che molto ha studiato, la Cattedrale e il Mosaico, (consultabili gratuitamente on-line) e che ci aiuta a comprendere e riflettere questo cuore nevralgico del Mediterraneo: www.graziogianfreda.it 

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