Il Mosaico Medievale di Brindisi

Fra le tante meraviglie storiche custodite dalla millenaria città di Brindisi non si può non visitare il suo affascinante mosaico medievale: anche se pesantemente rimaneggiato dalla Storia, i suoi lacerti riescono ancora oggi a trasmetterci l’immagine di quello che, nel 1178, era l’antico pavimento che ricopriva interamente tutta la superficie della Cattedrale romanica.

Fra gli altri eventi, il tremendo terremoto del 1743, che devastò l’intero Salento, contribuì alla totale ricostruzione della cattedrale che accolse l’Imperatore Federico II.

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Nonostante i pochi frammenti oggi salvati, gli studiosi hanno comunque ricostruito quasi interamente l’intero pannello originario, del mosaico, anche grazie ad alcuni preziosissimi disegni che i viaggiatori dei secoli scorsi hanno provvidenzialmente riportato.

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Da un’opera del 1604, Antiquità e vicissitudini della città di Brindisi, si ricava il nome del committente (l’arcivescovo Guglielmo) e l’anno di esecuzione dell’opera. I pochi frammenti rimasti si trovano nella navata sinistra della chiesa ed intorno all’altare maggiore.

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Tutto ricorda molto, nello stile, il Mosaico di Otranto, l’utilizzo dei tondi, gli animali mitologici, il tratto stesso delle figure: chissà se veramente non ci sia lo zampino di Pantaleone, anche la data sarebbe compatibile, pochissimi anni dopo. Ma è soltanto la mia personale ipotesi!

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I materiali e la tecnica sono sempre gli stessi: tessere della misura di circa 1 – 1,5 cm, di calcare locale di colore bianco, nero, verde, grigio rosso arancio e giallo con inserti di tessere in pasta vitrea disposte ad opus tesselatum.

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I tratti di mosaico della navata laterale sono protetti da una lastra di vetro, e si trovano al di sotto del livello attuale della Cattedrale.

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Come non notare le somiglianze col capolavoro di Otranto!

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In questo disegno (sopra), riprodotto dal preziosissimo Almanacco Salentino (di Mario Congedo, del 1970), si può ammirare uno di quei disegni che nei secoli passati hanno catturato le immagini musive prima della distruzione: si può osservare una delle scene madri del mosaico di Brindisi, il tema carolingio della Rotta di Roncisvalle, col paladino Orlando, e il vescovo Turpino. L’uomo di spada e l’uomo di chiesa!

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I temi dell’epopea carolingia, del resto, ricorrono anche a Otranto, con l’episodio di Artù e il Gatto di Losanna.

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Un’altra traccia dell’antica cattedrale romanica si ritrova in questo altro disegno (stessa fonte), di A. L. Millin (1812), che riproduce un frammento marmoreo con i resti di una iscrizione bilingue greco-latina.

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Il terremoto del 1743 si ricorda anche nella epigrafe qui sopra, che mise a soqquadro quella che doveva essere una delle più belle cattedrali di Terra d’Otranto.

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