Il SS. Crocifisso della Pietà a Galatone

Fra i monumenti simbolo di tutta la Terra d’Otranto, sia per storia e fede religiosa che per le magnificenza della sua arte, c’è sicuramente il Santuario del Santissimo Crocifisso della Pietà, a Galatone, luogo intriso ancora oggi di un’aura che nessun testo, o fotografia, può raccontare appieno come una visita dal vivo. Fu costruito fra il 1683 e il 1694.

Molte e rinomate maestranze si diedero il cambio, nella sua opera, e fra gli artisti che vi lavoravano c’era pure Giuseppe Zimbalo. Legata a questa insigne opera d’arte c’è la storia di una donna in odore di santità, che veniva da Squinzano, dove la Santa Vergine apparve, operò prodigi, e lasciò ai posteri questo racconto verissimo che sa di leggenda, la storia di Maria Manca.

Il SS. Crocifisso della Pietà a Galatone

Nata nell’anno del Signore 1578, ragazza dalla bellezza meravigliosa, giovane sposa e mamma felice, devota a Dio, timorata come nessuna. Arrivò per lei, purtroppo, l’epoca delle tragedie. Morì l’amatissima madre sua, e subito dopo l’adorato marito. A quel punto, a neanche 24 anni, consacrò il proprio corpo allo Sposo supremo.

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Ma c’era un uomo che la desiderava ardentemente, e che per averla era disposto a tutto: Lupo Crisostomo, di Soleto. Avendo visto vani tutti i suoi tentativi di portarla a seconde nozze, si rivolse a un potente mago del suo paese. Questi gli chiese di portargli il cibo prediletto della donna agognata, così, recatosi da lui con un grosso fungo, ottenne il maleficio che avrebbe vinto Maria. Tramite una donna, che nulla sapeva, glielo fece pervenire, così Maria Manca quella sera stessa cucinò il fungo, lo mangiò, e subito cadde in un vortice d’indicibile lussuria. Lupo ebbe così la sua preda. Insieme convolarono a nozze. Ma già subito dopo essere giaciuta con lui, Maria decadde, come un’ossessa, nel corpo e nella mente. Si ricopriva di piaghe e malattie che nessun medico sapeva guarire.

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Soffriva terribilmente tutte le pene dell’inferno. In quello stato generò altri figli. Ma il marito, pentito di aver condannato in quel modo la donna, tornò dal mago perché le togliesse il maleficio. Ma quello non c’era più modo di toglierlo. Lupo morì senza essere riuscito ad aiutarla. Maria continuava a pregare, devota come sempre, la Madonna, di essere liberata da tutti quei mali, ma pure aggiungendo che se il Suo Bambino avesse già deciso che così doveva essere, ben lieta ne sarebbe stata lo stesso. Finché, un giorno, dopo tanti anni, mentre raccoglieva olive nei campi, le apparve la Madonna, che le porse un garofano, dicendole: “Prendi. Portalo al mio figliolo, a Galatone”.

Il SS. Crocifisso della Pietà a Galatone

In quegli anni, in un vicolo stretto del centro storico di Galatone, la gente venerava una sacra immagine del Cristo dell’estrema umiliazione, che un anonimo monaco aveva raffigurato 250 anni prima, con le spalle addossate ad un palo, e le mani legate avanti. Ebbene, una sera, davanti alla folla di fedeli radunati in preghiera, accadde un evento portentoso: il Cristo si animò, scostò il telo che essi avevano steso per proteggerlo dalla pioggia e li guardò con degli occhi che s’accesero di fuoco. In quei giorni, gli eventi strabilianti si susseguivano davanti agli occhi di tutti, e molti furono i miracolati. Ognuno sapeva che era opera di quel Cristo, che dopo quel giorno apparve in quell’icona con le braccia legate dietro la schiena. Certo, nessuno capiva. Maria Manca si diresse da Lui, e gli portò quel garofano. E da allora, il suo corpo rinacque a nuova vita, visse per quasi 50 anni altri, superando i 90, durante i quali dedicò il suo tempo ad aiutare la gente e a costruire un santuario per la Madonna. La sua mano destra emanò sempre un profumo paradisiaco, quella mano che aveva raccolto quel garofano, e che toccando i malati questi guarivano.

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La costruzione del Santuario di Galatone fu accompagnata da eventi e prodigi che lasciarono la gente incantata…

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…ancora oggi si vede per terra, entrando nella chiesa, un buco che non è stato ricoperto poi dalla pavimentazione, e che si aprì con la caduta di un operaio che stava lavorando alla costruzione del tempio (caduto dal tetto) che miracolosamente non si fece nulla.

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L’interno della chiesa è a croce latina. Ai lati della navata si aprono tre cappelle per lato ospitanti gli altari di Sant’Antonio da Padova, la Madonna del Carmine, San Biagio, la Madonna del Buon Consiglio, la Sacra Famiglia e San Pietro. Tutto l’ambiente è un tripudio del più classico barocco, con l’altare maggiore in pietra leccese.

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Pregevoli le tele di Aniello Letizia, del Megha, dell’Amorosi e di altri. Importanti anche l’organo e la cantoria, il portone ed il soffitto ligneo a cassettoni, tutte opere di Aprile Petrachi (1696).

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Stupenda la cupola, per anni coperta dall’interno per via dei restauri.

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Un tempio legato indissolubilmente a questa immagine, la gloriosa icona del Cristo della Pietà, che ancora oggi guarda negli occhi i suoi osservatori, con la speranza che il Suo messaggio sia accolto nei cuori e nella mente di tutte le genti.

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