I segreti del mosaico di Otranto

Se il Salento dovesse presentare al mondo la sua opera più grandiosa, complessa e misteriosa, probabilmente la scelta cadrebbe sul mosaico di Otranto. La celeberrima opera di Pantaleone, che lo portò a termine negli anni 1163-1165 è ancora oggi un enorme quadro dalla bellezza singolare, per certi versi ancora indecifrabile.

Il suo mistero non verrà certo sciolto qui, sito di semplice osservazione, da cui tuffarsi, per sguazzare nell’oceano invitante di questa terra, i suoi colori, le suggestioni e, speriamo, le sue domande, che incessanti farà scaturire per dar lena alla mente. Purtroppo, prima di iniziare questo viaggio, è bene tenere presente che già durante l’Ottocento il celebre studioso Cosimo De Giorgi denunciò (nel suo libro “Bozzetti di Viaggio”) come “una profanazione all’arte”, un arbitrario restauro del tappeto musivo che alterò in alcune parti il disegno originario.

mosaico-di-otranto

La visione sopra, “a volo d’uccello” (Edizioni Del Grifo) realizza una veduta d’insieme assai suggestiva. Il primo impatto genera sempre uno stato confusionale, per l’incredibile quantità di figure riprodotte. Ci hanno lavorato le menti più eccelse, per venirne a capo, a dare almeno un ordine, per quanto possibile, alle sequenze per certi versi addirittura fumettistiche che si susseguono (anche in questo Pantaleone ha anticipato l’arte di secoli!). Cominciamo col notare che attorno a singole scene o personaggi, ruotano figure (o mostri) secondarie, su cui anche il Willemsen ha dovuto ammettere di non potersi mettere a congetturare. Come per esempio questo incredibile soggetto, che lui definisce in assoluto il più “illogico” di tutto il pavimento a mosaico. Un mostro senza capo né coda…

mosaico di otranto

Osserviamo le figure più riconoscibili, che portavano con esse la storia (e relativa morale) che il monaco Pantaleone, il vescovo committente e magari anche i signori che dominavano allora, i Normanni, avevano voluto evidenziare.

alessandro magno nel mosaico di otranto

Fantastico è Alessandro Magno, rappresentato con le vesti tipiche degli imperatori bizantini, ripreso nel momento in cui volle sfidare il cielo, e si alzò in volo facendosi sollevare da due grifoni che aizzava con brani di carne. Certo per i cristiani che calcavano questo pavimento era la superbia, uno dei sette peccati capitali. Magari però la sua caduta (non raffigurata) rappresentava anche l’ascesa dei Normanni e la fine del mondo greco, in Terra d’Otranto. Una scena ripresa anche in qualche cattedrale del nord Italia.

scacchera e centauro

Qui sopra un altro enigma: un grosso centauro con la testa umana e barba di caprone, sguardo truce, con una strana pianta cresciutagli in bocca, sorregge la scacchiera, simbolo cruciale che anche i Templari. Un cervo è colpito a morte… la scena continua sulla sinistra…

mosaico di otranto

…dove si vede chi sta per scoccare anche un’altra freccia. Parrebbe la dea cacciatrice per eccellenza, Diana, ma quel taglio sulla sua mammella destra non lascia dubbi circa la sua identità: un’amazzone, che secondo la tradizione, per poter tirare con l’arco dovevano tagliarsi il seno destro. Una scena che nel complesso, vista la figura con la scacchiera, vuole forse esaltare l’assoluta incertezza e altalenanza del Destino.

re artù nel mosaico di otranto

Altra figura capitale: re Artù, in anticipo incredibile sulle rappresentazioni artistiche a queste latitudini. Rappresentato però in modo assolutamente singolare. Anzi, se non ci fosse stata la dicitura “rex Arturus” nessuno se ne sarebbe accorto. A cavallo di un caprone, che nel medioevo rappresentava creature demoniache, quale significato avrà voluto dargli, Pantaleone? E poi lì, in mezzo alle storie della Bibbia. Qualcuno lo ha interpretato come figura “negativa”, simbolo di superbia, raffigurato non distante dalla costruzione della torre di Babele. Altri come il “positivo” re saggio, che qui viene ucciso dal Gatto di Losanna, si vede sbranato alla gola, e poi la sua anima salire nuda al cielo. Il tutto associato, accanto, al mite Abele, ucciso dal fratello Caino… Il problema è che nella leggenda tramandata dalla tradizione, Artù lo uccise, il Gatto di Losanna… è molto difficile interpretare il messaggio di Pantaleone.

caino e abele

adamo

Non potevano mancare Adamo ed Eva, tentati dal serpente. Sono posti proprio in cima al grande albero attorno al quale si dipana il mosaico.

eva

Altre storie dalla Bibbia: il diluvio, con la scena dell’arca di Noè.

arca di noe

cima dell'albero destro

Qui sopra siamo sulla cima dell’albero rappresentato nella navata destra (il Paradiso, mentre in quella di sinistra troviamo l’Inferno, e sono entrambi molto più piccoli dell’albero centrale), un’altra delle figure emblematiche: Atlante condannato a sorreggere il cielo.

elefanti

Qui sopra siamo alla base del grande albero centrale, con le figure degli elefanti che reggono il grande tronco senza radici. Le interpretazioni che gli studiosi hanno elaborato dissociano fra loro. Quasi tutti sono d’accordo nel citare un antico testo, il Physiologus, come fonte d’ispirazione per Pantaleone. I due elefanti sarebbero Adamo ed Eva, che, come nella tradizione dopo aver mangiato dell’Albero della Conoscenza si sarebbero uniti, così nel mosaico sono discesi dal punto più alto dell’albero (li abbiamo visti prima) e qui alla sua base si sarebbero accoppiati. L’elefantino che vediamo ai loro piedi rappresenterebbe Cristo, l’uomo nuovo per il mondo. Secondo altri quell’elefantino non sarebbe invece tale, ma rappresenterebbe un roditore, quello della leggenda di Barlaam e Giosafat, nella quale un topo rosicchia la base dell’albero sul quale aveva cercato salvezza un uomo in fuga dalla morte. Questo starebbe però a significare soltanto la caducità della vita umana.

gatto con gli stivali

Fra i tanti personaggi fiabeschi rappresentati, il gatto con gli stivali?… In realtà, questa immagine, posta nei pressi degli elefanti visti prima, rappresenta forse la tentazione del male lungo la vita terrena dell’uomo.

giona e il pesce

La scena di Giona inghiottito dal pesce, una scena capitale della Bibbia.

guerrieri e scudi

Una cruenta scena di duello, nella foto qui sopra, in cui non si vede il cavallo che si impenna, dando ancora più enfasi a questo scontro campale.

inferno

…satana e l’inferno, raffigurati sull’albero posto a sinistra, entrando in chiesa. Perché come abbiamo visto nell’immagine iniziale il pavimento della Cattedrale contiene tre alberi.

satana

isacco e abramo

…i patriarchi biblici…

leone quadricorporeo

Qui sopra un’altra delle figure enigmatiche del Mosaico di Otranto: il leone quadricorpore, un’altra immagine veramente enigmatica… qualche studioso ha avanzato l’ipotesi che il volto rappresenti la Chiesa, ed i corpi invece i cristiani, sparsi ai quattro angoli del mondo…

mostri

Struzzi e animali mitologici si susseguono in ogni angolo del tappeto musivo…

mostro2

mosaico di otranto

L’unica immagine di Dio è la sua mano, che qui ordina a Noè la costruzione dell’Arca.

pasca

Navata centrale, avvicinandosi all’abside si osservano tantissime figure poste all’interno di tondi. Sopra vediamo un leopardo alato che uccide un ariete, e sotto la scritta “pasca”. Potrebbe essere l’anagramma di “Pardus Alatus Sternit  Cornutus Arietes (leopardo alato abbatte cornuto ariete), e potrebbe rappresentare Alessandro Magno che abbatte Dario, il re di Persia. Interessante notare che molto probabilmente la tecnica di realizzare un soggetto all’interno di un tondo deriva dai tessuti orientali che in gran quantità venivano importati in Europa, e che riproducevano appunto, in tessuti, soggetti e personaggi mitologici all’interno di tondi finemente decorati. Tutti gli artisti medievali dell’epoca hanno attinto a questo bagaglio d’importazione, e Otranto, posta proprio sulla porta d’Oriente d’Europa, non poteva certo ignorarli.

mosaico di otranto

La regina di Saba e Re Salomone

salomone, mosaico di otranto

mosaico di otranto

Qui sopra vediamo anche Sansone, altro episodio biblico. Mentre sotto sconfiniamo nel paesaggio dei miti e leggende: la sirena bicaudata, un’immagine che ha scandalizzato molti puristi della tradizione cristiana, che si chiedono cosa ci faccia questa figura profana sotto l’altare. Don Grazio Gianfreda ha sempre affermato che ogni figura di questo mosaico non la si può prendere da sola. Per interpretarla si deve sempre tenere conto del tappeto musivo, dei tempi in cui fu concepito, bisogna immergersi completamente per carpirne significati. E così, il cristiano vedrà che accanto alla sirena c’è un delfino, simbolo di Cristo fin da tempi remoti, che quindi restituisce alla figura mitologica il significato di Chiesa, che con voce suadente canta ai fedeli la Parola del Signore.

sirena, mosaico di otranto

torre di babele, mosaico di otranto

La costruzione della Torre di Babele

torre di babele2

mosaico di otranto

Qui siamo davanti ad uno dei 12 segni zodiacali.

mosaico di otranto

Le stagioni rappresentano il mondo dopo il Peccato Originale: l’uomo che deve lavorare per potersi procacciare il pane fuori dal Paradiso. Ogni mese rappresenta un lavoro di quei tempi.

mosaico di otranto

stagioni, luglio

stagioni, novembre, mosaico di otranto

Uno studio di Don Grazio ha dimostrato un’impressionante somiglianza fra il Mosaico e la Divina Commedia di Dante Alighieri, per via di alcuni soggetti troppo verosimiglianti per essere casuali, ma per questo vi rimando ad un altro articolo.

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Ricordo Don Grazio Gianfreda per una lunga chiacchierata che facemmo nel 2004. Uno spirito entusiasta, la semplicità e la cultura insieme, fatte uomo. Rocco Aprile (altra memoria storica del Salento, mi fa piacere accostarli qui), lo ricorda nel suo romanzo “Il sole e il sale” descrivendo con quanta veemenza suonasse le campane a Calimera, giovane parroco della parrocchia, per dare, forse primo nel Salento, il segnale della fine della Seconda Guerra Mondiale. Un omino di ferro impastato di Fede. Mi raccontò del suo dispiacere, all’epoca, che nella costituzione della nuova Comunità Europea, non ci fosse nessun accenno alla comune radice religiosa del continente. Eppure la religione non divide, non è nata per dividere. E il Mosaico di Otranto ne è la prova. Un crogiolo di Culture, come era l’Europa alle sue origini. L’Europa è nata qui, la Grecia a due passi, San Nicola di Casole che l’aspettava, per poi partire e andare ovunque. E nel ricordare quell’uomo, novello e saggio prete di una periferia al centro del Mondo, mi viene in mente il suo predecessore, che insegnava agli analfabeti, incollando tessere sul pavimento. Il suo nome è proprio sull’iscrizione all’ingresso della chiesa: dice che questo mosaico è fatto da Pantaleone, ed è opera di gran lunga superiore alla sua spesa.

firma pantaleone mosaico di otranto

Fonti: Carl Arnold Willemsen, “L’enigma di Otranto”. Grazio Gianfreda, “Artù nel mosaico di Otranto”. La foto del “totale” del Mosaico è tratta dal libro di Don Grazio Edizioni Del Grifo.

Per approfondimenti, consultare il sito www.graziogianfreda.it e accedere a tutto il suo catalogo di studi sull’argomento. Per una interpretazione fuori dagli schemi, si può leggere il testo di Gabriella Fabiani: www.mosaicodiotranto.net

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I segreti del mosaico di Otranto

3 comments to I segreti del mosaico di Otranto

  • Gabriella  says:

    Quello che dite essere uno struzzo è invece un Pavone che NON fa la ruota e simboleggia la prima Grande Madre. Non a caso Pantaleone riporta il Pavone con la coda chiusa al lato della Torre di Babele che protegge il Capro sotto al Serpente che ipnotizza quell’uomo, lo riporta al lato del mostro disegnato sotto ai quattro leoni sempre che protegge l’animale, e lo riporta ancora vicino alla donna nuda. Se riflettiamo sul quadro del Botticelli “La Venere che esce dalle acque”(cosmiche) e sulla ragione per cui il monaco disegna il Pavone che ancora non fa la ruota vicino alla donna nuda, ne comprendiamo l’identità e comprendiamo anche quanto intendeva dirci il monaco con la raffigurazione disegnata sotto di lei. Grazie per la vostra pagina perchè mi permette di osservare meglio alcune delle figure del mosaico. Cosa che non posso fare come vorrei col poster che ho dell’opera, ne potei fare nelle tre volte che sono venuta ad Otranto per vederlo.

  • Giuseppe Ruzzin  says:

    Grazie per questo meraviglioso ed interessantissimo messaggio, spero a Settembre di poter ri-visitare la vostra favolosa Terra. A presto

    • salentoacolory  says:

      Grazie per le tue parole, Giuseppe! Sarai sempre il benvenuto!

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