Giurdignano, nel giardino megalitico d’Italia

Giurdignano, un borgo dal sapore antico, situato sul versante orientale della penisola salentina. Il suo territorio è stato abitato da sempre, dolmen e menhir costellano la cittadina e i suoi campi intorno, tanto che le hanno valso l’appellativo di “giardino megalitico d’Italia”.

Ma fu anche un castello di Otranto, ospitò un quartiere d’inverno dell’esercito romano. Le tracce della presenza romana a Giurdignano sono i resti di una necropoli di età imperiale. E dopo l’Impero, con la dominazione bizantina, questa terra divenne quasi un’estensione di Costantinopoli, con la costruzione di un’immensa basilica, alcune chiese rupestri, ed un rito greco insediatosi in questa terra non solo col culto e la scrittura ma con l’architettura.

Attraverso i secoli, Giurdignano passò poi dai Normanni a Carlo I d’Angiò, da Giovanni Antonio Orsini del Balzo ad una lunga serie di feudatari che lo detennero fino ad età moderna.

L’odierno palazzo baronale, situato in piazza Municipio, risale al Cinquecento e fu edificato come luogo fortificato contro le incursioni dei turchi. Nel secolo successivo gli fu addossato un nuovo corpo di fabbrica e fu dotato di fossato. Abitato dalle varie famiglie nobili che si succedettero nel corso dei secoli, attualmente è di proprietà del Comune. Il palazzo si presenta oggi come una delle attrazioni turistiche del paese.

Ha conservato moltissimo del suo aspetto originario.

Facciamo dunque un viaggio in questo borgo fascinoso!

La chiesa matrice è dedicata alla Trasfigurazione del Signore, sorge sui resti di due strutture più antiche dedicate a San Salvatore. L’attuale tempio è un’opera settecentesca ed inizialmente era dedicato a San Rocco, il quale, secondo la tradizione, salvò Giurdignano dalla peste del Seicento. Presenta una sobria e severa facciata.

L’interno, a croce latina, si distingue per l’esuberanza barocca degli stucchi e degli arredi. Nelle cappelle sono custoditi pregevoli altari e statue in cartapesta e in legno. Nell’area absidale è ospitato l’altare maggiore in pietra leccese finemente scolpito. Le tele più importanti sono opera di Giandomenico Catalano, Oronzo Tiso e Saverio Lillo, alcune delle glorie artistiche del Salento.

Da notare i graffiti che spiccano sull’antica piazza, come questo fiore a sei petali, noto come il fiore della vita…

…oppure questa mano, che sono segni tipici dei pellegrini o viandanti che passavano da qui, a testimonianza del fatto che il borgo si trovasse su un’importante asse viario proiettato verso oriente.

Calvario

Come si diceva, Giurdignano è il regno della pietra: si contano 5 dolmen e 11 menhir “ufficiali”, ma ovunque si trovano frammenti sparsi, a testimonianza di antiche memorie distrutte. I menhir si trovano nel centro abitato…

…come immediatamente fuori, e danno al paesaggio un fascino incantevole!

A ridosso di questi grandi monoliti, spesso si aprono nel terreno cripte scavate nella roccia…

…come in questo caso…

…che mostra un classico esempio di come l’uomo salentino sia riuscito a costruire a suo vantaggio, in tempi difficile, un habitat rupestre singolare, ricavato con impareggiabile maestria!

La tenera roccia tufacea fu così modellata e plasmata alle esigenze della comunità…

In primis vennero costruite le chiese… che oggi appaiono quasi per incanto, dal cedimento della loro volta, nascoste sotto gli oliveti…

…questa cripta non ha nome, e non ha conservato praticamente alcun affresco, se non rare tracce…

…ma a Giurdignano c’è una delle più belle chiese rupestri di tutta la Terra d’Otranto, un autentico capolavoro architettonico…

…dedicata a San Salvatore. Risale ai secoli VIII-X, quando la Terra d’Otranto era bizantina e parlava greco… merita un articolo a parte, quindi cliccate qui per approfondire.

Giurdignano dei tesori storici e archeologici nasconde tra i suoi oliveti una delle sue memorie più importanti, non solo per la sua comunità ma anche per il resto d’Italia meridionale: l’Abbazia di Centoporte. L’Impero Romano d’Occidente era ormai crollato, ma dopo i primi decenni di disordine e sbandamento, questa parte di Puglia, il Salento, era stata riconquistata dai Bizantini. E proprio all’inizio del VI secolo è da far risalire la costruzione di questa gigantesca basilica paleocristiana, in alcuni documenti riportata come Sant’Arcangelo de Casulis (clicca qui per approfondire).

Fra le singolarità dei menhir giurdignanesi c’è il particolare che se ne trovano anche in coppia ad una cripta scavata nel banco roccioso: qui sopra vediamo il menhir San Paolo…

…e qui sopra il menhir “Fausa”, a pochi metri di una cripta molto particolare, che merita anch’essa un approfondimento.

Incantevole di dolmen (doppio) “Grassi”. Il panorama megalitico di questa città, e del Salento più in generale, merita una galleria completa di immagini in questo reportage.

La perizia di questa gente nello scavare la roccia permise loro di ricavare dal banco tufaceo anche un grande frantoio per la produzione delle olive. Qui siamo nel trappeto “Del Duca”, un luogo straordinario, che merita anch’esso una visita speciale

Qui sopra vediamo, in originale ed evidenziata su photoshop, una nave graffita tracciata sui muri all’interno del frantoio. I lavoratori che vivevano in questi ambienti per 5-6 mesi all’anno, al buio, a lavorare olive, erano gli stessi che poi spesso si imbarcavano nella bella stagione per trasportare l’olio nel nord Europa. E che ogni tanto lasciavano qualche “ricordo” della loro semplice vita. Agli interessati di questa straordinaria epopea di Storia minima consiglio di scaricare (gratuitamente) la mia ricerca sulle navi graffite del Salento a questo link: si tratta di una ricerca per un romanzo dedicato al mare ed ai trappitari, e relativo “sogno” del grande Viaggio, che ho pubblicato col romanzo “Tsunami lento”, un libro che potete trovare anche nella proloco di Giurdignano.

Giurdignano è famosa anche per le Tavole di San Giuseppe, un’opera che ancora oggi, famiglie devote al santo, continuano da tempo immemorabile, offrendo delle tavole imbandite per i poveri. Si allestiscono il 18 e il 19 marzo:sono apparecchiate con grossi pani circolari a forma di ciambella, raffiguranti alcuni simboli che rappresentano i “santi” che fanno parte della tavola. Il numero dei “santi” è sempre dispari e va da un minimo di tre ad un massimo di tredici e vengono interpretati da persone care alla famiglia che allestisce.

E’ uno degli eventi più ricchi di significato di tutto il Salento…

…ma come avete visto non è l’unico motivo per visitare questa straordinaria cittadina: dal vivo, l’esperienza è ancora più toccante!

(Dedicato al caro amico Tony Corlianò, della cui prematura scomparsa non mi sono mai abituato.

Notizie tratte da wikipedia)

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Giurdignano

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