Il frantoio ipogeo di Giurdignano

Giurdignano è un borgo che ha le sue radici nella roccia, nella pietra scavata, lavorata, tagliata, dai tempi in cui si innalzavano menhir fino all’epoca delle chiese rupestri, e per finire ai frantoi ipogei, meraviglia assoluta di una rivoluzione industriale ante litteram, che vide questo paese fornito di un attrezzatissimo complesso produttivo.

L’olio era infatti la motrice che muoveva tutto il Salento e non c’era famiglia che, sin dal Cinquecento, non avesse addetto un componente nella grande macchina di produzione dell’oro verde che illuminava le lampade di mezza Europa.

Frantoio “Del Duca”. Scendere le sue consumatissime scale dell’ingresso è sempre un’emozione che sembra una macchina del tempo a ritroso…

Il frantoio è molto esteso, scavato con impareggiabile perizia nel banco roccioso…

…e lo si nota anche dalla cura con cui fu realizzato l’angolo-mensa: qui, i frantoiani si ristoravano frugali nei pochi momenti di pausa del loro durissimo lavoro. Il tavolo è anch’esso ricavato dalla roccia, e lo schema si ripeteva spesso, in giro per la terra d’Otranto…

…qui sopra vediamo un altro esempio (dei tanti), che si trova a Torre Santa Susanna.

Il Comune ha attrezzato il frantoio di accuratissimi e dettagliati pannelli informativi, nei quali c’è anche questa mappa, dalla quale risalta la planimetria e l’ampiezza di questo luogo.

A fare un giro per i depositi e le sciave (i vani dove si alloggiava il carico di olive in attesa di essere molito), se ne contano decine e decine!

Lungo la scalinata di accesso, spicca una grande nave graffita, come spesso si riscontra in questi ambienti: i frantoiani, d’estate, diventavano spesso marinai e si imbarcavano.

Ad una prima occhiata, l’archeologo Angelo Cossa rileva che, dai particolari nautici che si intravedono dall’immagine e dai tratti stilistici della rappresentazione, sembrerebbe che l’autore del graffito avesse una qualche dimestichezza col mondo della marineria e facesse parte della cosiddetta “gente di mare” (marinai, pescatori, etc.). Probabile, ma non certa, l’ipotesi di marinaio semplice, non militare – questo perchè i particolari nautici non sono evidentissimi e diagnostici – che svolgeva lavori stagionali nei frantoi. Riguardo al tipo, potrebbe essere una Galeazza, con due alberi (trinchetto e maestra) e il castello di poppa. I puntini sulla murata potrebbero corrispondere alla rappresentazione di bocche da fuoco per i cannoni e oblò da cui fuoriuscivano i remi (l’autore ha esagerato nel numero). Si tratta di un’imbarcazione che fu utilizzata dal XIII al XVII secolo, quindi rientrerebbe pienamente nel periodo.

Di fronte alla nave, invece, una parete decorata a croci, ed altri segni…

…che mi piacerebbe tanto poter decifrare. Mi siedo al tavolo di questi guerrieri-contadini, facendo una pausa da me stesso, sperando nell’illuminazione che mi consenta di “vivere” anche solo per un attimo, l’orgogliosa e indomita vita di questi nostri progenitori.

(che ringrazia di tutto cuore l’amico Umberto, Ada, la ProLoco di Giurdignano, e la meravigliosa gente di questo paese!)

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Il frantoio ipogeo di Giurdignano

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