Casole nascosta: la necropoli e l’ipogeo

Della celeberrima Abbazia di Casole, cuore pulsante della Otranto medievale, abbiamo già visto che rimane ben poco, oltre le devastazioni dei Turchi e quelle della dimenticanza, tuttavia il luogo era così importante che non potevo credere non esistesse più altro della sua storia. Infatti, quando l’amico Raffaele Santo mi parlò di qualcos’altro, balzai sulla sedia.

In effetti, a 300-400 metri in linea d’aria, dalle rovine di Casole, ha localizzato una necropoli e due ipogei, posti a distanza di pochi metri, che certamente avevano a che fare con l’insediamento abbaziale.

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Così, grazie a questa sua preziosa “mappa”, sono andato sul posto colmo di curiosità…

 Casole nascosta: la necropoli e l'ipogeo

Nonostante il sito sia a ridosso della strada rurale, coperto dalla vegetazione spontanea, è molto ben nascosto…

 Casole nascosta: la necropoli e l'ipogeo

…venendo da Casole, si incontra prima una necropoli: e anche non essendo un esperto, dopo averne viste a decine nel Salento, riesco a riconoscere quelle medievali…

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…tombe dalla lunghezza non eccessiva… in numero non facile da definire per via della vegetazione: a vista, quattro o cinque.

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Considerata la distanza esigua, avevano senz’altro a che fare con Casole…

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…un insediamento che, come ipotizza il prof. Paul Arthur (Università del Salento), dovrebbe aver avuto origine in età bizantina o tardo antica, certamente molto prima dell’arrivo dei Normanni (sotto i quali l’Abbazia crebbe poi esponenzialmente)…

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A un centinaio di metri di distanza, coperto dalla vegetazione, si apre un ipogeo…

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…superare l’ingresso è molto difficoltoso, per i rovi e il terriccio che quasi lo occlude: una volta dentro ci si deve muovere quasi in ginocchio… sembra un ambiente che ricorda una rozza circonferenza, che ruota attorno ad una colonna, la cui base ricorda altrettanto rozzamente una forma a croce greca…

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Subito all’ingresso, c’è la nicchia che accoglieva la piccola lampada con illuminazione a olio…

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…sulla destra emergono dal fondo (che pare essere molto più al di sotto dell’attuale piano di calpestio riempito di terriccio) alcune celle…

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…sulla parete a sinistra molti graffiti… ma la luce del faro non aiuta a delinearli, oltre i segni delle croci…

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…qui sopra, siamo davanti al fondo dell’ipogeo…

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…quindi ci si volta a destra (altra parete ricca di graffiti per me incomprensibili), dove da un arco si accede all’altro ambiente…

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…la parete destra di questo ipogeo sembra essere tutta dedicata a queste celle… di cui non si può intuire l’altezza con certezza, non intravedendo il fondo dell’ambiente.

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Accanto alle croci graffite ci sono molte X…

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Mi avvicino carponi alle cellette…

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…il cui interno è quasi perfettamente circolare…

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…ancora sulla destra, si ritorna verso l’uscita, le cellette continuano, fino a contarne 11 in totale (ma non ho certezza per via del “pavimento” rialzato.

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Altre misteriose X graffite…

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…e qui sopra (ingresso) accanto alla nicchia della lampada, ci sono altri segni… difficilmente interpretabili. Presso una nicchia è visibile il graffito di una nave (sotto), colma di croci, forse il ricordo di un ex voto di un viandante, databile intorno al XV-XVI secolo.

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Raffaele Santo ipotizza che l’ingresso vero sia quello che abbiamo visto in fondo alla grotta, e che quello da cui sono entrato sia un crollo: questa è la sua riproduzione (sopra). La croce greca, al centro, non deve essere un caso.

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La pianta dell’ipogeo ricorda vagamente quello di Santa Barbara, anche se li le nicchie erano molto più piccole e riempivano tutte le pareti…

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…a me sembra molto più simile, come ambiente, ad un altro ipogeo che si trova nei pressi di Acaya: le celle sono identiche, alla stessa altezza e l’identica misura (vedi qui per quello di Acaya): a cosa servivano queste cavità? Si alloggiavano i morti, come forse si faceva a Torrepinta?

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A pochi metri, c’è un altro ipogeo… stavolta molto più grande…

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…nel quale devo calarmi con cautela, per via dell’abbassamento improvviso del terreno, reso ripido davanti a questo ingresso…

 Casole nascosta: la necropoli e l'ipogeo

…l’interno è veramente una sorpresa: un ambiente grandissimo!

 Casole nascosta: la necropoli e l'ipogeo

Sulla sinistra si apre un vano…

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…anche accanto all’ingresso ce n’è un altro, più piccolo…

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…l’ambiente centrale è sormontato da una volta sulla quale è scavato un vano… che fa subito pensare ad un alloggio atto a far girare una macina: siamo all’interno del frantoio di Casole?

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Qui sopra siamo in fondo all’ipogeo, il cui limite estremo è quel vano che si vede nella foto sopra, sulla destra…

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…qui sopra in primo piano, anche se in una foto non messa bene a fuoco per via di certi insetti che mi stavano perseguitando…

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In fondo, sulla destra invece, si apre un altro vano, sulla cui parete c’è un incavo…

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…che mi ricorda molto le cellette di Torrepinta, non lontano da qui… ma ovviamente l’utilizzo doveva essere diverso…

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Nulla lascia capire se doveva trattarsi di un ambiente dedito al culto…

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Qui sopra, un foro sembra essere collegato con l’esterno…

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Altra visuale di insieme…

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Certo, come frantoio è un pò atipico, rispetto al centinaio che ho finora censito (vedi qui) però questo conferma che si tratterebbe di un frantoio più antico rispetto agli altri, anche se non è rimasta la macina o altri arredi che lo proverebbero per certo. Quindi potrebbe essere veramente collegato a Casole…

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Questo qui sopra (foto anche questa disturbata dagli insetti) è l’ambiente che si trova sulla destra rispetto all’entrata: forse la mangiatoia degli animali. Sulle pareti laterali, anche qui, tanti piccoli alloggiamenti scavati nella roccia che contenevano le lampade per l’illuminazione.

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Non ho trovato traccia di graffiti: solo questa croce, sulla parete destra…

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Questa è la riproduzione, sempre dello studioso Raffaele Santo.

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Qui sopra, il piccolo vano sulla sinistra dell’ingresso, anche questo dotato delle nicchie per le lampade. Il fondo di questo ambiente è completamente ricoperto di terriccio: chissà che potrebbe rivelare un’indagine archeologica!

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 Casole nascosta: la necropoli e l’ipogeo

2 comments to Casole nascosta: la necropoli e l’ipogeo

  • Fabio Selleri  says:

    Ciao, sono andato a vedere di persona questo ipogeo che avevo cercato senza mai riuscire a trovarlo. È bellissimo. Ho trovato il veliero gaffito sulla parete segnalato nel libro di Daquino e ho scattato una foto che ti ho inviato su un commento al tuo post su Facebook. Complimenti, come te amo il salento e Salentoacolory mi aiuta a scoprire i suoi angoli più belli. Fabio Selleri.

    • salentoacolory  says:

      Grazie di cuore, Fabio!

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