Masseria Mosca, lo splendore del Passato

Lasciando la strada Lecce-San Cataldo alla ricerca di Masseria Mosca, deviando sulla destra in direzione di Acaya, mi ritrovo sull’antico tracciato della “Via dello carro”, che abbiamo già visto in un altro reportage, nel tratto in cui le sue carraie sono più visibili…

Le campagne sono deserte, non si ode alcun rumore che riconduca alla “civiltà”…

…l’odore di rosmarino, ed erbe spontanee, si solleva dalle tue scarpe mentre cammini…

…lungo questa carraia, che per gran parte ricalca l’odierna strada asfaltata, e in altri punti è stata da lei coperta.

Si trova qui Masseria Mosca. Insieme ad altre e vicine masserie, formava nel Cinquecento e Seicento l’anello difensivo che chi veniva dal mare con intenzioni bellicose, incontrava sulla strada per Lecce. Oggi, non è più abitata. Ma avrebbe ancora tanto da raccontare, sulla perizia e la tenacia dei nostri antenati.

Prima di arrivare ad essa, sulla destra, c’è un pozzo….

…avvicinandomi, mi accorgo che una sorta di dromos, corridoio di accesso, conduce verso il basso come se si stesse per entrare in un tempio sotterraneo…

Ce ne ho messo parecchio, per liberarmi la strada dai rovi!

L’arco monumentale che lo sovrasta mi ricorda quello che ho visto in una cisterna di una villa romana situata presso l’abbazia di San Niceta, a Melendugno…

…cioè quello della foto sopra. La somiglianza c’è, ed anche la funzione del monumento è uguale, ma non mi azzardo a fare paragoni.

Torniamo a Masseria Mosca: l'”ingresso” a questo ipogeo è veramente imponente, e scende giù di qualche metro…

Il corridoio poi volta a sinistra di netto, e si apre un altro ambiente: un primo pozzo, ai miei piedi, ricolmo di detriti. E dopo di esso, se ne intravede un altro, profondo da far paura! E’ largo un paio di metri. Stavolta non mi arrischio a sporgermi, mi trovavo solo, senza il mio solito amico accompagnatore, e non era il caso. Comunque, si notano i fori praticati sulla parete verticale, sia nel primo pozzo che nel secondo, che servivano a scendere e risalire.

Tornato sopra, getto una pietra verso il basso: il tonfo clamoroso mi dice che è pieno di acqua e profondo almeno dieci metri dal livello della stessa. Ma credo che il fondo sia molto più in giù.

Nonostante il mio lungo peregrinare per le nostre campagne, non ho mai visto un pozzo come questo.

Dirigendomi verso la masseria, sulla sinistra si nota l’aia, infestata dalle erbacce: un tempo luogo per la battitura del grano.

Ed eccomi davanti all’accesso della masseria, attraverso una grande sede carraia che cammina sul fondale roccioso affiorante.

Prima di entrare, mi volto indietro: c’è la strada che collega questa a Masseria Mele…

…qui, un tempo c’era un grande abbeveratoio per animali, servito da un altro pozzo…

…purtroppo, del tutto vandalizzato.

Le colonne avevano i fori per legare gli animali…

E da queste foto d’epoca, del caro amico Filippo Montinari (il cui archivio storico è di notevole valore) si intuisce l’importanza di questa masseria…

Davanti a questo pozzo c’era una singolare e molto rara garitta di guardia…

…anche questa asportata da ignoti!

Tornando verso la masseria…

…si apprezzano i suoi poderosi archi…

Sulla sinistra, ambienti di servizio un tempo coperti da tegole…

…ed entro il recinto della masseria, un arco che dischiude un ambiente sotterraneo richiama la mia attenzione: penso subito ad un frantoio…

…ma c’è qualcosa che non quadra…

Non si tratta di un frantoio: è una camera abbastanza piccola, di forma quadrata, scavata interamente nella roccia e sorretta da un’unica colonna centrale…

Sembra una stalla per animali…

…si vedono anche i fori per legarli alla mangiatoia…

…però, rende anche l’idea di un ambiente “riconvertito” ad altro uso, rispetto a quello originario. Non ne viste molte, di stalle sotterranee, e credo fosse molto difficile tenerle pulite. Ma è inutile congetturarci sopra: tutto ha un fascino secolare, qui dentro!

La parete ha diversi fori ed è lavorata in vario modo.

La masseria ruota attorno alla torre fortificata, le cui caditoie sono tutte crollate. L’accesso al piano superiore avviene da una scalinata, magari sorta in epoche più recenti.

Era dotata di un forno esemplare…

…il cui interno è ancora oggi perfetto! I contadini avevano di che mangiare, qui!

Un altro forno…

…e ambienti purtroppo diruti…

…probabili mangiatoie nel cortile interno…

…ed accessi ad altri ambienti…

…stalle…

I fori più in alto, indicano alloggiamenti forse per cavalli…

Visione del cortile dall’alto…

 

In fondo al giardino posteriore, testimoniato dal prof. Antonio Costantini, c’era un apiario: l’allevamento delle api era dunque fra le attività economiche di questo insediamento.

Gli interni delle stanze avevano un camino per il riscaldamento.

Gli ambienti del cortile erano coperti da travi in legno, quasi tutte crollate, che sostenevano le tegole.

L’incanto e la pace di questa campagna ti entra nel cuore, nei polmoni…

Le caditoie crollate non hanno più nulla da difendere, purtroppo…

Un ambiente a piano terra è colmo di grandi vasche. Si vedono ancora i cavi tirati da parete a parete per la lavorazione del tabacco, durata fino a tempi relativamente recenti…

Masseria Mosca

Questo luogo ha molto vissuto, e molto ha dato. Ma l’amore degli uomini è finito, ed ora attende la serenamente la sua fine, pur tenacemente ancora in piedi, come ha vissuto per secoli.

(Si consiglia molta attenzione nell’eventuale visita: il luogo è molto pericoloso e non va affrontato alla leggera)

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Masseria Mosca, splendore del Passato

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