Soleto, un sole nel cuore del Salento

“Soleto è una meta di puro godimento spirituale, un’oasi appartata di bellezze, le quali si disvelano interessanti più di ogni aspettativa al viaggiatore, sia esso un innamorato dell’architettura, della scultura, della pittura od un archeologo, sia esso un ricercatore di curiosità etnografiche o un folklorista”. Le Cento Città d’Italia Illustrate, 1929.

Così una storica rivista italiana. E mi sembrano le parole migliori per iniziare il viaggio, in questa occasione, stavolta a Soleto, nel cuore del Salento e della Grecìa Salentina. Sito neolitico, poi importante città messapica, contea in epoca medievale, centro attivissimo sia nel Regno di Napoli che in quello d’Italia. Facciamo dunque un volo nella storia e sui luoghi di questa affascinante città.

Porta San Vito: antica porta d’entrata da oriente nel centro storico ed unico tratto residuo delle mura medioevali. L’arco che la compone è sovrastato da una statuetta settecentesca, che non è quella di S. Vito, probabilmente rovinata dall’incuria del tempo o da un fulmine, ma quella di una Madonna.

Ed entrando, nel centro storico, spiccano le piccole case a corte del popolo come quelle nobiliari, decorate da stemmi e insegne.

Ma una caratteristica di questo territorio sono le antiche epigrafi in latino che si trovano incise sopra gli ingressi delle abitazioni, e che richiamano motti di saggezza e cultura popolare.

Palazzo Blanco o della Zecca. Cinquecentesco, con iscrizioni, portale, stemmi e motivi a bugnato. La fenice che arde sul fuoco (simbolo che esprime il concetto legato all’immortalità e alla resurrezione), scolpita in uno scudo di un angolo esterno dell’edificio, inequivocabilmente indica questo palazzo come la dimora dell’arciprete Nicola Viva. La legenda dello scudo, ossia la parte epigrafica contiene esplicitamente il nome del titolare, anche se mimetizzato nel motto di famiglia: “EX ROGO REVIVAM”

“Senza danno alcuno, io custodisco il dono di Prometeo”. Così recita l’iscrizione sul camino di questa casa, che ipoteticamente pare sia stata di un importante uomo d’armi di Soleto che si chiamava Niceta Attanasio. Visse nel XVI secolo e combatté nella guerra delle Fiandre. Però, se è vero che l’arco catalano durazzesco sia cinquecentesco, gli abiti dell’uomo che si vede scolpito su di esso sono seicenteschi. Forse non si scoprirà mai la sua identità.

Incisione che ricorda la storica “Provincia di Terra d’Otranto” (Porta San Vito) che un tempo si incontrava in tutti i comuni del circondario.

Facciata della chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, una costruzione seicentesca, costruita con molta probabilità su una struttura medievale.

Entrando in Porta San Vito, sulla destra si scorgono ancora affreschi sopravvissuti, sui muri cittadini.

Tutto il centro storico è arricchito da edifici storici del XV e XVII secolo, che ne accrescono il fascino!

Soleto, la guglia orsiniana

Fra le glorie di questa città, un approfondimento speciale merita la trecentesca guglia Orsiniana, 40 metri di altezza a celebrare coi suoi decori la grandezza di Raimondello Orsini del Balzo e la sua famiglia (vedi qui).

La scoperta del 2003 di un coccio di epoca messapica che riporta graffita la mappa del Salento e i principali centri abitati di allora, ci restituisce uno dei più importanti rinvenimenti archeologici del territorio (clicca qui per approfondire).

Casa natale di Matteo Tafuri, uno dei più grandi soletani della storia. Struttura quattrocentesca, con un arco catalano-durazzesco e finestra del Cinquecento con stemma in cui un’aquila bicipite ricorda le origini albanesi della famiglia.

Qui, nell’Ottocento, lo studioso Cosimo de Giorgi, riportò l’iscrizione che un tempo decorava la facciata: “HUMILE SO ET HUMILTA’ ME BASTA. DRAGON DIVENTARO’ SE ALCUN ME TASTA”. Egli esprimeva così, e manifestava a chiunque passasse dalla sua dimora, la sua mite natura caratteriale, mortificata dalle ingiurie e maldicenze in conseguenza delle quali poteva trasformarsi, ironicamente, attraverso alchimia e magia, in un dragone. Nella Soleto del Cinquecento era diffusa la consuetudine di incidere sulle architravi delle finestre, sui cornicioni dei balconi o all’interno di uno stemma, delle epigrafi con la finalità di motto.

Oggi l’iscrizione è smontata e situata nel piccolo cortile interno.

Vi consiglio un approfondimento su questo straordinario personaggio.

La guglia ci invita a entrare nella chiesa matrice…

…che custodisce una tela col ritratto del Tafuri…

…ripreso col copricapo rosso della Sorbona.

E’ dedicata a Maria Santissima Assunta, ricostruita nel Settecento sopra una chiesa più antica a cinque navate, le due laterali con copertura a volta e le tre intermedie con tetto a capriate, la cui descrizione è contenuta nella visita pastorale dell’arcivescovo di Otranto Lucio De Morra nel 1607 (quinque naves continere, tres sub tecto et reliquas sub fornicibus).

Il fonte battesimale è l’unico elemento della precedente chiesa trecentesca…

…ci riporta proprio ai tempi del cavaliere francese Raimondello Orsini del Balzo.

Esternamente notiamo il simbolo del sole, che ritroviamo nello storico gonfalone cittadino…

…come pure in un’opera in legno custodita dietro l’altare maggiore…

…che ci mostra fra l’altro l’originaria cima della guglia, che come si vede qui era a cuspide.

La chiesa di Santo Stefano è una costruzione greco-bizantina risalente al Trecento. L’interno, ad aula unica, è interamente affrescato con un ciclo di pregevole interesse artistico, come la raffigurazione del Giudizio Universale e la Agia Sofia, per cui vi rimando ad un approfondimento.

La chiesa e convento della Madonna delle Grazie fu iniziata nel 1601. L’interno, ad aula unica, contiene un Crocifisso ligneo del XVII secolo, il coro ligneo settecentesco e un affresco quattrocentesco della Madonna col Bambino.

Questo luogo divenne santuario. Vi accadde fra l’altro un evento prodigioso, raccontato da un dipinto sulla zona sovrastante l’altare maggiore.

Il convento ha mantenuto interessanti strutture originarie…

…come questo pozzo monumentale…

…la cui grandezza si può ben intuire.

Il chiostro custodisce tutta l’atmosfera francescana!

Fra antiche cappelle e scorci dove pare il tempo si sia fermato, non mi resta che augurarvi di poter visitare questo paese dal vivo: vi resterà per sempre nel cuore, come il sole simbolico del suo stemma!

(info tratte da wikipedia)

© Questo sito web non ha scopo di lucro, non avrà mai banner pubblicitari, perciò tutto ciò che qui compare, sopratutto le immagini, non può essere usato in altri contesti che non abbiano altro scopo se non quello gratuito di diffusione di storia, arte e cultura. Come dice la Legge Franceschini, le immagini dei Beni Culturali possono essere divulgate, purché il contenitore non abbia fini commerciali, anche indirettamente. I diritti dei beni ecclesiastici sono delle varie parrocchie, e le foto presenti in questo sito sono sempre state scattate dopo permesso verbale, e in generale sono tutte marchiate col logo di questo sito unicamente per impedire che esse finiscano scaricate (come da noi spesso scoperto) e utilizzate su altri siti o riviste a carattere commerciale. Per quanto riguarda le foto scattate in campagne e masserie abbandonate, se qualche proprietario ne riscontra qualcuna che ritiene far cancellare da questo blog (laddove non c’erano cartelli o muri che distinguessero terreno pubblico da quello privato, non ce ne siamo accorti) è pregato (come chiunque altro voglia segnalare rettifiche) di contattarci alla mail info@salentoacolory.it 

Soleto

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.