Il Casale di Aurio

Ad un tiro di schioppo da Lecce, lasciata la tangenziale in direzione Surbo, ci si inoltra in una campagna affascinante, abbandonata dal progresso dei vicini centri commerciali e per questo rimasta affascinante e ricca di storia. Siamo nell’antico Casale di Aurio, attestato già nei documenti Normanni. Questo feudo fu infatti concesso dal Conte Tancredi al Monastero dei SS. Niccolò e Cataldo nel 1181.

Tutto intorno ancora oggi si possono ritrovare i segni di tante strade campestri, che partono tutte da questo Casale, per diramarsi tutto intorno, verso Lecce e gli altri feudi. La sua posizione, a ridosso del capoluogo, ne amplificò l’importanza.

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Arrivando qui da Lecce, si incontrano i resti di diverse masserie, oggi abbandonate, che testimoniano la continuità abitativa e produttiva di queste terre.

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Lasciamo questi ruderi, e proseguiamo per poche centinaia di metri…

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Siamo davanti al cuore dell’antico Casale. Una massiccia torre, una volta alzata su due piani, oggi in parte crollata, e sopratutto l’antica chiesa di Santa Maria d’Aurio.

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Saltano agli occhi una lunga serie di buchi scavati sul banco roccioso affiorante, tutto intorno alla torre…

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Sono perfettamente circolari…

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…anche se non mancano esempi diversi… come questo foro: un triangolo perfetto. A cosa servivano?…

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Sui siti messapici siamo abituati a vedere i buchi da palo su cui gli abitanti costruivano le loro abitazioni, con legname lavorato. Forse anche qui, durante il Medioevo, si alzavano ripari con questo sistema?

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Comunque, tutto ruotava attorno alla massiccia torre cavallara, costruita sul modello delle torri costiere. A poca distanza dalle mura di Lecce, circondata comunque da altre torri, da nord a sud…

La torre di Aurio, vista da vicino, è ancora più imponente di come appare dalla strada…

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L’interno era senz’altro dotato di un soffitto costruito su travi di legno (come era per la Torre di Leverano), quindi la struttura aveva due piani abitabili.

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C’era anche un vano situato sopra la porta d’ingresso, che controllava l’accesso.

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Salendo per la scala ricavata all’interno della spessa muraglia, si arrivava al secondo piano, purtroppo crollato. Da questa foto si può apprezzare l’ampiezza delle mura e la loro tecnica costruttiva.

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A poche decine di metri, la bellissima chiesetta romanica…

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Una sua caratteristica sono le numerose incisioni sulle pareti interne ed esterne. Sopra vediamo una delle tante navi disegnate. Questa mi ricorda molto la nave vichinga già vista sui muri della chiesa di San Giovanni al Sepolcro (Brindisi): sulla sinistra si nota il collo allungato che finiva poi con la testa di un animale…

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Sopra, un disegno enigmatico. E poi, tante navi…

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L’interno, oggi lascia solo immaginare la sua bellezza passata. E l’unica traccia di affresco (sotto), lascia supporre una Madonna con Bambino.

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I capitelli che sovrastano le colonne sono tutti diversi fra loro. Non mancano i simboli più tipici dell’arte paleocristiana, come il pesce… (foto sopra)…

…il fiore a sei petali…

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…e sono tutti di pregevole fattura… Interessante anche la Madonna nera che in questa chiesa era venerata (vedi foto più in basso). Il pavimento di questa chiesa, ispezionato col georadar dal prof. Sergio Negri ha rilevato la presenza di un vuoto lungo e stretto che potrebbe essere una tomba…

…ed un riempimento, situato in corrispondenza dei singolari archetti romanici posizionati in basso (foto sopra), che potrebbe essere un vano colmato in epoche successive: ma questa indagine è ancora in corso e non vi sono ancora dati certi.

Alle spalle della chiesa, in posizione elevata, sulla parete è incisa questa iscrizione, che riporta il ricordo di uno dei tanti viandanti che nei secoli sono passati da questo luogo.

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Questa chiesa custodiva uno splendido polittico di Antonio Vivarini (un pittore veneto, nato nel 1418)…

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L’opera è quanto resta di un polittico a sette scomparti, già descritto da Cosimo De Giorgi (1882-1888): “Nel mezzo si vede la Vergine col Putto e nei due lati di essa quattro santi e due sante”. Citato anche dal Lenormant (1883) il polittico veniva riesaminato nel 1918 da Mario Salmi, che rendeva noti alcuni dei soggetti degli scomparti oggi perduti o irrintracciabili: Sant’Antonio Abate, Santa Maria Maddalena [in realtà Santa Caterina d’Alessandria], San Giovanni Battista, cui si aggiungeva un altro santo non riconoscibile. La presenza, in due degli scomparti sopravvissuti, di immagini di santi benedettini rende possibile l’ipotesi di un’originaria collocazione del polittico nella chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo a Lecce, nel cui monastero tra il 1179-1180 e il 1494 ebbe stanza una comunità di Benedettini neri. Nel 1928 il polittico veniva trasferito a Bari, dove nel 1997 è stato restaurato ed è ora esposto nella splendida Pinacoteca della città.

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Questo scorcio di campagna alla periferia di Lecce, in agro di Surbo, potrebbe magari rivelare ancora qualcosa, se si potesse scavare diligentemente attorno. La Proloco, guidata dall’amico Adelmo Carlà, sarebbe sempre pronta a fornire aiuto e supporto!

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Ma anche solo una passeggiata, qui, è rigenerante per qualsiasi visitatore!

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(Le notizie sul Polittico del Vivarini sono tratte dalla pagina web della Pinacoteca di Bari, a cui rimando tutti gli appassionati ed i viaggiatori che desiderano approfondire o conoscere questo importante luogo d’arte)

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Il Casale di Aurio

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