Luoghi e simboli misteriosi

Il Salento custodisce una lunga serie di luoghi e simboli misteriosi, ancora studiati dalla scienza, ricchi a loro volta di simboli e figure non sempre decifrabili con certezza, che comunque accrescono il fascino antico di questa terra. In questo piccolo viaggio faremo un tuffo tra i soggetti che in questa sede non abbiamo ancora visto.

Cominciamo da quelli più arcaici, che ci riportano alle origini dei primi agglomerati umani di questa zona. Spesso, luoghi e simboli sono rimandi a significati sessuali, legati alle preghiere per la fertilità che le genti elevavano al cielo. I menhir disseminati a decine e decine in tutto il Salento hanno forse anch’essi questo significato. Lo ha forse pure l’Idoletto di Arnesano…

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Il significato di questo manufatto neolitico (che la prof. Ingravallo, comparando un’analoga sepoltura ritrovata a Carpignano, ha datato a 7000 anni fa) sfugge ancora ad una sicura spiegazione. Faceva parte del corredo di una sepoltura che non si può dire maschile o femminile, notizia che magari avrebbe pilotato un’interpretazione. Poeticamente, qui ci immaginiamo la figura di un bambino, neonato, di quelli che fino a 50-60 anni fa le nostre nonne fasciavano strettamente per farli crescere sani (e buoni!). Lo scavo di Roca Vecchia (e la bellissima mostra che abbiamo qui conosciuto) ci ha restituito altri “idoletti”, dalla sua città del bronzo, uno dei quali, con la forma slanciata e allungata, sembrerebbe simile a quello di Arnesano. Supposizioni.

due idoletti antropomorfi dalla capanna-tempio di Roca

Ma Roca ci ha restituito altri termini di paragone. Nell’immagine successiva (si tratta della decorazione di un vaso, ritrovato sempre all’interno del villaggio dell’Età del Bronzo) notiamo un cervo. Come nella celebre grotta di Porto Badisco.

decorazione vaso protogeometrico dalla capanna-tempio di Roca

Le numerose grotte preistoriche salentine non hanno in comune solo motivi faunistici, ma anche astratti…

ciottolo inciso da grotta delle veneri di parabita

Questo disegno a spirale, ritrovato su un ciottolo all’interno della grotta delle Veneri, a Parabita, era un motivo molto caro agli abitanti di Badisco…

grotta dei cervi

ciondolo fallico in pietra dalla capanna protostorica

Il simbolo fallico lo ritroviamo in questo ciondolo, scoperto dall’archeologo Cristiano Donato Villani, sul sito di una capanna protostorica in agro di Cannole.

figure antropomorfe zoomorfe e astratte grotta Poesia

Molto interessanti le varie figure incise all’interno della Grotta Poesia, a Roca Vecchia. Oltre alle mani, che abbiamo visto in un altro articolo in quanta misura sono state riprese in diverse epoche storiche, sopra vediamo, al centro, una figura che ricorda quella del menhir.

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Qui sopra siamo a Torre dell’Orso, dove un’epigrafe è incisa profondamente sulla scogliera di fronte alle “Due sorelle”. Lo studioso Paolo Cavone ipotizza una probabile origine messapica di epoca arcaica o di epoca ancora più remota (pelasgica?). Il primo carattere V (“vau”) corrisponderebbe al suono della “F”, la seconda è una X (“chi”), la terza potrebbe essere una versione arcaica della T tridente messapica (“tau”), la quarta e la quinta sono due simboli arcaici a forma di freccia ai quali corrisponderebbero “sc” e “Kh” (più comuni nell’alfabeto Falisco). Qualcun altro immagina invece la “firma” dei primi “vichinghi” nel Mediterraneo, i Normanni, che poi successivamente presero il potere su tutto il sud Italia. In basso, notiamo un particolare di questa iscrizione: parrebbero anche segni dell’alfabeto runico…

Luoghi e simboli misteriosi

La presenza degli “uomini del nord” la riscontriamo in qualche graffito, posto in posizione esemplare.

Luoghi e simboli misteriosi

Nella foto sopra, facendo attenzione, si scorge la sagoma di una nave vichinga, con la testa di animale mostruoso che ne fa il rostro. Siamo davanti alla chiesa di San Giovanni al Sepolcro, Brindisi, luogo cruciale di passaggi ed incontri.

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Ma anche sulle pendici delle Murge tarantine si trovano tracce interessanti. Qui siamo all’interno della chiesa rupestre di Santa Margherita, Mottola, dove è stata lasciata una complessa scena, dove, se si fa attenzione (al centro, verso destra), si nota un altro vascello vichingo, con lo stesso “collo” allungato davanti, che termina con la testa di animale. Ma se le lettere della foto più sopra non fossero di una cultura nordica, potrebbero essere legate ad un’altra incisione, che si trova dal lato opposto di questa baia: un’iscrizione ebraica…

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Si nota bene la Menorah, il candelabro a sette braccia simbolo del Tempio ebraico, ed una breve preghiera a Dio, con il nome di chi la scrisse, tracciata sopra. Sulla parete di una scogliera a picco sul mare.

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Restando nelle vicinanze di questa linea costiera incredibilmente ricca di tracce per via della facilità con cui si lavora la sua scogliera, qui siamo di nuovo presso la Grotta Poesia. Un piccolo cunicolo scavato nella roccia conduce ad un pericoloso sentiero a strapiombo sul mare, dove pare sia stata ricavata una laura eremitica, ricca di simboli…

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Simboli paleocristiani. Il pellicano, l’uccello che si squarcia il petto per nutrire i suoi figli, sta a indicare il Cristo…

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La tavola, con gli apostoli, richiama l’Ultima Cena (anche se qui il dodicesimo, Giuda, sembra non essere stato considerato). Affianco alla Tavola, a sinistra vediamo il pane, il Corpo di Cristo, simbolo dell’Eucarestia. E sotto, onde del mare stilizzate…

Località Santu Istèvene, Oschiri, sardegna

E qui apriamo un attimo una parentesi (la foto sopra): siamo in località Santu Istèvene, Oschiri, (Sardegna), un luogo di incredibile suggestione come mostra la foto di Massimiliano Chirigoni, che ci fa notare sulla destra la stessa tavola dell’Ultima Cena. Sono differenziate solo dal fatto che questa, oltre a Giuda, pare anche comprendere Mattia, l’apostolo che sostituì l’Iscariota.

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Torniamo a Roca. Lo scosceso sentiero prosegue verso nord, e compaiono altre figure. Sopra vediamo quello che parrebbe essere il folletto della tradizione salentina, il “laurieddru”, “sciacuddri” o “scazzamurrieddru” che dir si voglia…

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Su questa colonna ricavata dal banco roccioso vediamo un’altra figura enigmatica… che pare urlare come l’opera di Munch, il “Grido”.

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Forse si tratta delle classiche figure che possiamo trovare sui balconi, le case, persino le pagghiare di questa terra, e che nell’intenzione di chi le realizzava dovevano scacciare il maligno, non farlo avvicinare, esorcizzarlo…

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L’interessantissimo Museo di Paleontologia e Paletnologia di Maglie custodisce questo singolare cippo antropomorfo, di cui non si può stabilire con certezza l’età, e nemmeno il significato. Ma sul castello di Torre Santa Susanna c’è una figura che lo ricorda molto…

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…la vediamo sulla sinistra, in parte nascosta dai cavi della tensione.

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Figure e incisioni sono disseminate ovunque, nel Salento, e terminare un catalogo completo sarà veramente difficile!

serra san elia

Ma ci sono anche luoghi affascinanti. Sopra, siamo nella boscaglia in cima alle Serre di Sant’Elia, nei pressi della chiesa di Santa Maria dell’Alto (fra Campi e Squinzano), un luogo abitato fin da epoca romana e sicuramente sito di un insediamento paleocristiano. In questo scavo nel banco roccioso affiorante vediamo un esempio di fonte battesimale, del periodo in cui le prime comunità cristiane battezzavano col rito dell’immersione nell’acqua.

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E parlando di culti legati all’acqua, non possiamo non andare a Manduria, presso il Fonte Pliniano, luogo simbolo del legame che i Messapi, il primo popolo che prese realmente possesso e controllo di questa terra nella Storia, avevano con l’elemento liquido. Citato da Plinio il Vecchio, che lo descrisse nella sua opera, l’Historia Naturalis, è una grande e maestosa caverna di origine naturale, alta 8 metri e larga 18, accessibile solo da una rampa scavata nella roccia.

Sopra la vediamo dall’alto, si può intuire la sua grandezza…

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In alto, la luce filtra da una sorta di muro circolare, appresso al quale misteriosamente c’è un albero di mandorlo. Forse legato anch’esso ai culti messapici? L’interno della caverna contiene un fonte, che stupì molto Plinio quando lo visitò, perché esso mantiene costantemente il suo livello dell’acqua, qualsiasi quantità ne venisse prelevata. Siamo davanti ad un prodigio, il luogo di culto che i Messapi avevano senz’altro dedicato alla divinità delle acque. Un prodigio giunto fino a noi dopo quasi 3000 anni!

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