Grotta Porcinara, sulle rotte del Mediterraneo antico

L’antico mar Mediterraneo aveva molti approdi “sacri”, per le genti, uno di questi era la grotta Porcinara, posta a “Finibusterre”, all’estremità meridionale della penisola salentina. Chi veniva da est, ma anche chi partiva dai liti italici, dovevano passare da qui, dove sorgeva un tempio dedicato al dio messapico Zis Batas, nume tutelare della navigazione.

In un tempo in cui la vita stessa passava dal mare, egli era importante e venerato come non mai.

Dalla sponda balcanica (Corfù) partiva una delle rotte più antiche e battute, già utilizzata dai Micenei, con tappe che congiungevano l’Akra Iapygia (Leuca) alla Sicilia, ed alle altre terre colonizzate dai Greci.

I “signori del mare”, una volta sbarcati in queste acque, ringraziavano Zis Batas per aver concesso loro una felice navigazione. Da qui si dipartivano le comunicazioni terrestri, ricordate anche da Strabone e Plinio, con Vereto, secondo alcuni l’arcaica città-madre dei Messapi. Questo dio mi ricorda l’immagine dello Zeus di Ugento, il dio fulminatore. Un’immagine che doveva essere molto familiare a quei popoli lontani…

Il promontorio di Leuca, oggi sormontato dal faro, regala ancora suggestioni antiche…

Grotta Porcinara, sulle rotte del Mediterraneo antico

Sulla sponda che comincia a risalire la penisola salentina in direzione di Taranto, si apre la grotta artificiale denominata oggi “Porcinara”…

…oggi è messa in sicurezza, dopo secoli di incuria.

L’interno è stato diviso da un muro, e la volta viene sostenuta da travi di acciaio, per sicurezza.

Le preghiere dei “signori del mare”, come è accaduto anche in altri luoghi del Salento, si sono riversate per secoli sulle pareti della grotta: al suo interno, infatti, si sono rinvenute una trentina di tabelle con iscrizioni in messapico, greco e latino. La grotta ha raccolto in età arcaica il testimone da un impianto votivo precedente, il cui primo utilizzo si fa risalire al VIII secolo a.C. e che ha conservato gelosamente culti e sacrifici rituali. Un vero e proprio altare a ridosso della costa! Dopo due secoli di utilizzo l’altare viene sigillato e l’area di culto spostata nella vicina grotta, completamente scavata a mano, e ampliata per la nuova destinazione d’uso.

Quasi un miracolo che queste incisioni si siano, almeno in parte, conservate dopo più di duemila anni!

Osservarle, dopo tanto tempo, fa ancora un certo effetto, e non occorre molta sensibilità o immaginazione, per figurarsi quelle genti che viaggiavano per il mare col cuore in gola per il sacro rispetto per esso!

La grotta conserva anche qualche nicchia, tutto l’ambiente era stato realizzato con precise funzionalità.

Il mare, visto dalla grotta, oggi non fa più paura come allora…

…ma fu quel timore sacro, che rese forti quelle genti, che fin da epoche arcaiche hanno dovuto affinare il coraggio ed ogni forza fisica e d’intelletto…

…per dare ancora un futuro alla loro stirpe. Ed essere ancora oggi oggetto della nostra attenzione.

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