L’entroterra di Otranto, ancora prima della valle dell’idro, è ricco di ipogei scavati nella roccia, che ci raccontano l’antica frequentazione
ed il traffico continuo di viandanti, sulla strada che univa Lecce a Otranto. Grazie all’amico Umberto Bello ho potuto fare un’escursione in questo piccolo mondo antico, che narra di umido e di una vita, passata in rupe. In contrada Vicinanze, dove si ergono i menhir che svettano verso il cielo come la memoria antica di Giurdignano, si trovano diverse cavità, alcune un po’ difficoltose da esplorare, anche per via della grande quantità di terriccio che col dilavamento delle acque piovane ha riempito l’interno. L’architettura ricorda quella delle chiese rupestri, ma in realtà sono semplici ripari provvisori. La chiesa rupestre è quella di San Salvatore, non molto lontano da qui, in paese, e li si può ammirare con meraviglia la perizia che avevano raggiunto questi scalpellini, costruendo una delle più perfette cripte rupestri di Terra d’Otranto. Ce n’era un’altra, chiesa in rupe, quella di San Giorgio, anche se l’abbandono ne ha fatto perdere l’ultimo affresco che era rimasto, fino a qualche anno fa, dove si ammirava il santo a cavallo che combatteva il drago. Tutto il territorio intorno a Giurdignano è ricolmo di ipogei. Questa ne è un altro esempio. Quella denominata “Vigna Signora” è molto particolare, per via di una specie di altare che mostra al suo interno, al centro dell’ipogeo, che è stato decorato da alcuni graffiti. Questo in particolare mi ha fatto pensare alla simbologia dell’albero della vita, che qui in Salento conosciamo soprattutto per il mosaico della cattedrale di Otranto, ma che ho notato rappresentato anche altrove, sia nelle chiese rupestri, come a Grottaglie, sia sui fregi architettonici delle chiese medievali, come la Madonna dell’Alto, presso Campi. Croci greche ed un’aura sacra ricoprono tutte queste pareti secolari di roccia. Alcune di queste cripte sono inaccessibili per via dei rovi, che ormai ne hanno occluso l’entrata. Però, non mi faccio scoraggiare. Accanto ad uno stipo scavato nella roccia, c’è un graffito, un’iscrizione. Nel Medioevo rupestre salentino (fortemente influenzato dalla cultura bizantina prima e latina poi), le lettere singole isolate o i monogrammi erano quasi sempre contrazioni di nomi sacri o invocazioni. I X : È il famoso monogramma di Cristo in greco. La I sta per Gesù e la X sta per Cristo. È uno dei simboli protocristiani e medievali più diffusi in assoluto nelle grotte e nei luoghi di culto. Le altre due lettere dovrebbero essere N I, anche se la I sembra rafforzata. Potrebbe essere l’abbreviazione del verbo greco NIKA, ossia vince. Moltissime iscrizioni medievali dell’area uniscono il monogramma di Cristo alla formula di vittoria: Gesù Cristo Vince. Chi ha inciso la roccia potrebbe aver “latinizzato” o abbreviato la formula in I X N I. Se leggiamo l’iscrizione come numeri romani ovviamente cambierà il senso, ma così è ancora più difficile comprendere l’iscrizione. Ad appena 600 metri da qui c’è l’imponente Basilica delle Cento Porte, che risale all’inizio del VI secolo, una gigantesca costruzione paleocristiana, in alcuni documenti riportata come Sant’Arcangelo de Casulis. I resti della basilica fanno ritenere che essa sia stata costruita sul modello della chiesa monastica di San Giovanni di Studion, a Costantinopoli, e pare fosse stata dedicata ai santi Medici Cosma e Damiano, particolarmente venerati dall’Imperatore bizantino Giustiniano. Siamo infatti nel periodo in cui il Salento faceva parte integrante dell’Impero d’Oriente. Nelle foto più vecchie che mi ritrovo ci sono ancora gli olivi che circondavano questa contrada, prima della spoliazione attuale, ma a fine Ottocento c’erano anche strutture molto alte, della chiesa, che erano sopravvissute, prima dello smantellamento, operato pian piano anche dai contadini che riutilizzavano i suoi conci. Siamo a poche decine di metri dalla statale Maglie-Otranto, un percorso che certamente anche in antichità era battuto da viandanti di ogni genere, soprattutto fedeli, quindi credo che questo luogo fosse un ristoro per quei pellegrini. Oltre questo territorio, prima di Otranto, si apre la Valle dell’Idro, e anche qui si apre un altro suggestivo mondo rupestre. Ma, come si dice, questa è un’altra storia…
ALESSANDRO ROMANO (chi sono)
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