Basilicata. Sulle pendici del monte Vulture, a oltre 1300 metri d’altezza, in un paesaggio ameno di boschi e natura selvaggia, è racchiuso il cuore autentico del Sud Italia.
Qui, dove un antico vulcano rumoreggiava ardente 130.000 anni fa, e che ancora faceva sentire la sua voce nell’Ottocento, quando cominciava a bruciare il fuoco della ribellione dei contadini contro i Savoia del neonato stato italiano, qui, dove ora due placidi laghi ne coprono le fauci, incastonati in un paesaggio che ha visto la civiltà già nel IV secolo a.C. e poi per lunghi secoli in una caverna-abbazia che fu faro di arte e di fede, fra questi boschi incantati ci avventuriamo in questo nuovo viaggio. I due laghi di Monticchio sono l’incantevole scenario dell’abbazia di San Michele Arcangelo, un’abbazia costruita attorno ad una grande grotta nell’VIII secolo, da un piccolo insediamento di monaci eremiti. Il culto per l’Arcangelo, Principe delle Milizie Celesti, si sviluppò in tutto il meridione d’Italia nei primi secoli del Cristianesimo, e sempre in grotta, come troviamo testimonianze in ogni angolo del Sud. La grande grotta naturale è decorata da affreschi risalenti all’anno 1056 ed era il luogo dove si riunivano in preghiera i monaci italo-greci che anticamente abitavano la zona. Ritroviamo l’immagine, in stile bizantino, del Cristo, accompagnato dalla Vergine e da San Giovanni Battista. E poi alcuni degli Apostoli, lateralmente, rispetto all’edicola. Una serie di piccole grotte si susseguono all’interno della grande cavità. Da qui è possibile avere un suggestivo panorama dei laghi di Monticchio. In un secondo momento arrivarono i Benedettini. Il nuovo ordine, forte del braccio dei principi Longobardi, si diffuse in questa zona e qui, fra i due laghi, costruirono il monastero e la chiesa, intitolata prima a san Pietro, poi a sant’Ippolito. Di questa costruzione oggi restano solo alcuni ruderi, la torre campanaria, l’abside ed i muri perimetrali. La storica abbazia dell’Arcangelo è invece andata crescendo, nei secoli. I recenti restauri del complesso hanno ulteriormente modificato il santuario e l’area adiacente. Nella chiesa sono state rimosse tutte le decorazioni barocche, ed è stata riportata alla luce la gradinata di collegamento tra la chiesa e l’edicola dell’Arcangelo. Per rendere possibile la vista dei laghi direttamente dalla chiesa, la facciata tardo-medievale del santuario è stata aperta sul corridoio di collegamento tra la foresteria ed il convento. Infine un piccolo ambiente, collegato alla navata laterale sinistra, è stato trasformato in cappella per conservarvi l’altare maggiore rimosso dal presbiterio dopo la distruzione della decorazione barocca. Il santuario, oggi, appare completamente inglobato nella chiesa e nel convento eretto dai Cappuccini, di cui si possono visitare le piccole cellette dove vivevano. Tutto l’insieme ha creato una profonda stratificazione storica e culturale, in un ambiente nel quale elementi naturali ed interventi dell’uomo si sovrappongono con un’armonia affascinante. Fra questi boschi sterminati galoppava Carmine Crocco con la sua banda di ribelli, che lottavano per rovesciare il Savoia usurpatore. Ho raccolto castagne in un’atmosfera idilliaca che è davvero raro ritrovare, ai tempi frenetici contemporanei: ho camminato per chilometri su sentieri boscosi, dove non passa anima viva, non vedi un lucano manco a pagarlo, sembra una regione deserta, una sensazione di pace assoluta, dimenticato dal mondo e dimentico di esso. L’atmosfera della nebbia che saliva improvvisamente dai laghi, sui monti, sotto il castagneto, che poi altrettanto improvvisamente spariva, è fascinosa come ogni canto della natura. Che in questi luoghi puoi ritrovare autentica, come ai tempi in cui giunsero qui i monaci anacoreti, per amare Dio, e il suo Creato.
ALESSANDRO ROMANO (chi sono)
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