Fra i colossi di pietre a secco

Pietre a secco, una sopra l’altra, alzano i più stupefacenti monumenti delle campagne salentine, sconosciuti capolavori architettonici figli del genio contadino, ignoto alla città, che ha dovuto fare i conti con le asprezze della natura e la povertà dei materiali, per poter rendere ospitale il mondo rurale di terra d’Otranto, assai complicato da vivere nel XVI secolo.

Lontano dalla via principale, inoltrandosi nella campagna, spesso questi giganti si incontrano ancora, eco possente del loro tempo lontano. Non lontano da Acaya c’è la “pagghiara” più grande del Salento, il pagliarone

Fra i colossi di pietre a secco

Alto una decina di metri, tutto intorno ospita 12 mangiatoie per animali da pascolo. Queste case di pietre furono i primi ricoveri di chi nella campagna ci lavorava, specialmente con le coltivazioni estive, quando il sole rendeva difficile la permanenza troppo prolungata. Questa costruzione è intonacata, caso molto raro, con il tipico “bolo” cinquecentesco, fatto con la terra rossa…

Fra i colossi di pietre a secco

…l’interno è perfettamente circolare… una grande camera spaziosa…

Fra i colossi di pietre a secco

…sulla trave d’accesso però non mi sfugge un’iscrizione: AD 1821. E’ la data di costruzione…

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…purtroppo la vegetazione infestante che rende difficile anche localizzare il pagliarone, non consente manco di scattare una foto che renda l’idea dello spessore del muraglione che fa da basamento: circa sette metri!

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Entrando, poi, si nota un’altra straordinarietà…

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…osservando verso l’altro, vi sono alcuni grossi fori nella parete, lungo tutto il perimetro: sono gli incassi delle grandi travi che reggevano un soffitto, sopra il quale vi era una seconda stanza, areata anche da una finestra!

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Questo è l’altro lato della sala. Le condizioni della struttura sono ancora buone, ma… necessiterebbe una messa in sicurezza.

Fra i colossi di pietre a secco

Ad oggi, mi risulta essere la più grande pagghiara del Salento…

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…forse se la gioca con quella di Acquarica del Capo (vedi qui).

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Qui siamo in agro di Presicce, dove se ne trova un’altra simile, un pò più piccola…

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…questa però senza traccia di intonaco…

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…infatti sono visibili tutte le sue pietre… tranne la chiave di volta, in alto…

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In cima, si gode un bello spettacolo!

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Qui siamo invece presso Ruffano, al cospetto di una costruzione che definire pagghiara è riduttivo: ha la struttura di una piramide a gradoni in “miniatura”…

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…all’interno, diversi ambienti… è il cosiddetto “pagliarone Ferrante”, dal nome del suo proprietario…

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La prima volta che entrai in questo vano, ero con il prof. Antonio Costantini, architetto, oltre che grande esperto di costruzioni rurali, uomo di grande esperienza. Beh, colsi un suo moto di meraviglia, mentre osservava la copertura di questa stanza, che a suo dire:… “non so come regge in piedi”!

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I creatori di queste opere dovevano avere un talento particolare…

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…e proprio qui, si è conservata la traccia, la firma, di uno di essi!

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Come si legge sull’epigrafe: maestro Oronzo Martina, 1821.

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La data coincide con il pagliarone di Acaya. Chissà se la mano non sia la stessa! La capacità eccelsa sicuramente. Ancora oggi, dopo tanti anni, quando entro in queste memorie della mia terra silenziosa e raccolta, penso a loro come ad un nonno che non ho mai potuto conoscere.

copertina

(clicca qui per una panoramica delle pagghiare salentine)

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