Celsorizzo, il Medioevo sulla strada per Leuca

Percorrendo la statale che da Gallipoli scende verso il tacco d’Italia, Leuca, lo sguardo non può evitare la svettante torre di Celsorizzo, che sovrasta lo splendido borgo di Acquarica del Capo, e ne sorveglia la piccola altura, da cui si scorge il vasto panorama che caratterizza questo antico lembo delle Serre Salentine, abitate dalle genti fin da epoche remote, pure in periodi di scorrerie.

Questi piccoli paesi del sud Salento rappresentano un tesoro inestimabile, per qualsiasi tipo di viaggiatore, per cui non si può resistere da una tappa e una visita ad Acquarica.

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Il borgo iniziò a svilupparsi solo a partire dal X secolo d.C. a seguito della distruzione di alcuni casali vicini, Cardigliano, Ceciovizzo e Pompignano. Attorno al IX secolo, i Saraceni e distrussero Pompignano, ed i superstiti si rifugiarono in un luogo ricco di falde acquifere, da cui nacque il nome della città odierna.

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La grande torre che abbiamo visto svettare da lontano, era il cuore del casale di Celsorizzo, abitato fino al XVI secolo…

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La chiesa della Madonna dei Panetti era il tempio di questo casale, e si contraddistingue per la doppia abside, orientata a levante, caso rarissimo in questa provincia…

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…è una delle chiese più antiche del basso Salento, risale attorno all’anno Mille…

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…conserva ancora diversi affreschi… come questo San Nicola…

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La denominazione “Madonna dei Panetti” deriverebbe, secondo una tradizione attestata agli inizi del XVIII secolo, dai panetti distribuiti ai poveri e confezionati con il grano raccolto nei dintorni del terreno, donato alla chiesetta per tale scopo.

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Accanto a questa chiesetta c’è un frantoio ipogeo, che qualcuno suppone essere stato in origine la cripta del primo insediamento monastico, poi allargato e adattato a luogo di lavoro dopo la costruzione della nuova chiesa.

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Ad un tiro di schioppo da qui, nel centro storico, il castello costruito da Giovanni Antonio Orsini del Balzo, che ebbe questo feudo nel 1432.

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Ma torniamo all’insediamento di Celsorizzo, di cui qui sopra possiamo apprezzare una veduta di insieme, con la torre centrale, la colombaia ed anche l’aia dove i contadini lavoravano il grano…

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La torre colombaia fu costruita nel 1550 dalla famiglia feudale Guarino…

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…come si evince dallo stemma e da un’iscrizione latina che recita così: “Fabrizio Guarino fece costruire questa colombaia per sé e per i suoi amici per diletto di caccia. Anno 1550”.

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Da apprezzare le rifiniture architettoniche…

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…e la sua perfezione formale.

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Entrando nell’insediamento principale, c’è una sorpresa che ci attende…

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…oltre al semplice guardarsi attorno, in un ambiente che ha conservato tutto il suo fascino originario…

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…la suggestiva Cappella di San Nicola, inglobata all’interno della torre!

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Sulla volta si notano i resti di alcuni archi in muratura che in passato furono costruiti per reggere il peso della zona superiore, che fu destinata a magazzini. Liberata la struttura, sono stati eliminati anche gli archi posticci, che però hanno salvato gli affreschi che vi erano rimasti sotto, al contrario di quelli che, rimasti allo scoperto, andarono irrimediabilmente perduti!

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Era interamente affrescata e ancora oggi si possono ammirare, fra gli altri, il Cristo Pantocratore, San Giovanni Crisostomo, la scena dell’Ultima Cena e i Santi Cosma e Damiano.

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Qui, la cultura greca e latina coesistono in perfetto connubio, fra gli affreschi rimasti. Sulle pareti si possono leggere alcune date che ci aiutano a datare questo luogo: la prima segnerebbe l’inizio della costruzione della cappella ad opera del feudatario di Ugento, ed indica l’anno 1283…

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…una seconda, la vediamo nel graffito qui sopra, riporta il 1536. In mezzo, non sappiamo se la cappella è stata adibita al culto in maniera continuativa.

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Nell’abside San Basilio e San Giovanni Crisostomo reggono dei cartigli in greco, con l’iscrizione “Dio nostro cibo celestiale” e “nessuno è degno per i peccati della carne”, sovrastati dal Cristo Pantocratore che benedice alla greca,  e regge un cartiglio in latino che recita: “Io sono la luce del mondo e chi mi seguirà non camminerà nelle tenebre”.

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Sono moltissimi i graffiti, sulle pareti, che raffigurano fra gli altri il simbolo del fiore a sei petali, un richiamo molto diffuso nel Medioevo, che forse richiama i luoghi di passaggio particolarmente importanti.

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Fra angeli, frati e soldati, questo tempietto incanta la nostra immaginazione, riportandoci indietro nel tempo…

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Questo luogo fu abitato fino ai primi dell’800, come testimonia anche una data incisa sull’architrave delle strutture costruite a ridosso della torre, proprio in quel periodo.

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Ancora oggi, come testimonia la Sagra del Grano che si tiene in estate, in questo borgo la tradizione contadina è ancora viva e vitale, ricca di umanità, come in passato.

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Ancora uno sguardo, dall’alto della Serra…

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…che, anche se attraversata dalla strada statale, conserva ai suoi margini moltissime strutture rurali a secco, rimaste intatte, nei secoli. Per tramandare la tradizione e la storia di uno scrigno del capo di Leuca.

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