Solcando l’Os Vadi verso il Salento

Per gli antichi Greci che navigavano verso la Messapia, la “terra fra due mari”, l’odierno Salento, il passaggio obbligato era il temuto Os Vadi (“bocca dello stretto”), il canale d’Otranto, tristemente famoso per il repentino cambio delle correnti, l’incubo per i pure impavidi navigatori di quel Mediterraneo mitico e leggendario di 2500 anni fa.

In certi giorni quel passaggio è ben visibile, allora come oggi, sulla estrema costa orientale salentina…

Os Vadi

…e così, non è raro che davanti alle torri costiere aragonesi (qui siamo a Santa Cesarea) si ergono dal mare le montagne dell’Albania…

Os Vadi

…talmente vicine che il braccio di mare diventa piccolo come lo spazio di un abbraccio!

Os Vadi

Per chi come me vaga lungo le coste, in estate come in inverno, cercando di “rivivere” quei tempi lontani, non è difficile guardare la baia di Torre dell’Orso ed immaginarla completamente libera da ogni struttura moderna. E vedere la lunga distesa di sabbia, diventare il morbido ormeggio di piccole e robuste navi pellegrine…

Os Vadi

…identiche a quella che è graffita magnificamente proprio nella grotta di San Cristoforo, sul costone roccioso di questa splendida insenatura…

Os Vadi

…la grotta si apre di fronte alle “due sorelle”, qui sopra la vediamo in alto a destra…

Os Vadi

…era il luogo di sosta, dove passavano tutti i naviganti delle due sponde dell’Adriatico. Al suo interno, iscrizioni greche messapiche e poi latine dimostrano l’importanza del sito. Ognuna era anche una preghiera, al dio del mare, un buon auspicio per un felice ritorno nella propria terra. Purtroppo ogni estate ritrovo all’interno di questa grotta orde di turisti, che da ogni parte d’Italia vengono qui a bivaccare, spesso inchiodando sulle pareti gli attaccapanni improvvisati per asciugare i vestiti, a rischio di danneggiare le tracce rimaste graffite qui dentro da oltre 2000 anni…

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Torre dell’Orso è famosa per i bagnanti, ma qui i cercatori di tracce di Storia trovano pane per i loro denti: in un’altra grotta fa bella mostra di sé una menorah ebraica, con una breve preghiera incisa nella roccia…

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…e salendo sul costone più alto, da cui si vedono bene le due sorelle

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…un’altra iscrizione spicca sul fondo roccioso (nella foto sopra, la si vede nella parte bassa)…

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…secondo lo studioso Paolo Cavone, una probabile epigrafe messapica di epoca arcaica o di epoca ancora più remota (pelasgica?). Il primo carattere V (“vau”) corrisponderebbe al suono della “F”, la seconda è una X (“chi”), la terza potrebbe essere una versione arcaica della T tridente messapica (“tau”), la quarta e la quinta sono due simboli arcaici a forma di freccia ai quali corrisponderebbero “sc” e “Kh” (più comuni nell’alfabeto Falisco).

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Tutta la linea costiera del Salento conservava diversi approdi, luoghi di sosta ed anche di culto, alcuni dei quali sono visibili ancora oggi. Come a Leuca…

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…nella Grotta Porcinara…

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…altro luogo cruciale per le rotte marittime in epoca classica…

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Anche qui iscrizioni messapiche, greche e latine, molte ormai deteriorate…

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…ma che non hanno perso il fascino dei semplici messaggi che quei navigatori lasciavano fiduciosi su queste pareti rocciose.

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Forse il luogo simbolo di questi approdi è la Grotta della Poesia… e se vi è piaciuto questo breve viaggio, questa è un’altra storia!

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