Santa Croce, meraviglia del barocco leccese

Se Lecce è universalmente famosa per il suo barocco, la sua Basilica di Santa Croce ne rappresenta certamente la sua massima rappresentazione, la summa di tutti gli architetti e scalpellini che vi lavorarono, e che dopo aver addobbato l’intera città, spiegarono qui tutto lo sfolgorante splendore che, assieme alla pietra leccese e la sua dorata porosità, rende unica questa arte.

La prima fase della costruzione si ebbe nel 1549-1582 e vide la costruzione della zona inferiore della facciata, fino all’enorme balconata sostenuta da una lunga serie di uomini e animali mitologici.

Santa Croce a Lecce

Santa Croce a Lecce

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La cupola venne completata nel 1590. Secondo lo storico Vincenzo Cazzato questa prima parte dei lavori vide l’emergere di Gabriele Riccardi sopra tutti. Poi si ebbe la seconda parte a partire dal 1606, periodo durante il quale vennero aggiunti alla facciata i tre portali decorati, opera sopratutto di Francesco Antonio Zimbalo.

Santa Croce a Lecce

Nella terza e ultima fase dei lavori aggiunsero la propria firma Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo, quindi possiamo dire che a questo celebre monumento presero parte tutte le glorie dell’architettura e la scultura leccese!

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Facciamo un viaggio visivo sopra questa scenografica facciata, cercando di cogliere anche i particolari che generalmente non si notano subito…

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…quello che balza subito agli occhi sono ovviamente le donne rigogliose che si affacciano traboccando quasi una primavera del corpo e dello spirito. L’arte barocca non ricerca come quella medievale un significato nascosto, un simbolo da mettere dietro il soggetto: come usava dire Cosimo De Giorgi, questa è un’arte quasi “di apparenza”. Non necessariamente celava un messaggio in particolare per l’osservatore.

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Certo, gli echi della battaglia di Lepanto dovettero farsi sentire, all’epoca, quindi troveremo qui sopra soldati e turchi posti a sorreggere pesi enormi a mò di dispetto.

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Non manca la sirena a due code, a me tanto particolarmente cara…

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Tutti i capitelli sono interamente lavorati. Con una perizia che lascia ancora oggi di stucco!

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Qui sopra possiamo notare un particolare posto molto in alto, una cosa rara, in quanto era quasi impossibile che la Chiesa permetteva di “firmare” le proprie opere agli artisti che vi lavoravano. In questo caso, qui si legge: Cesare Penna, di Lecce, scolpiva. Una memoria preziosa!

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A questo splendore certamente tanta parte ebbero le caratteristiche della pietra leccese (morbida, facilmente lavorabile, dorata e pure resistente) le cui cave, poste appena fuori città, furono utilizzate interamente per la costruzione di tutta la città. Se vi è piaciuto questo viaggio visivo ve ne consiglio altri: quello dell’altare di San Francesco di Paola (posto all’interno), e il resto della chiesa, una panoramica che vi sorprenderà!

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