Meraviglie d’arte dell’India

Prima parte: le antiche civiltà

HARAPPA E MOHENJO DARO – Circa 2500 anni prima di Cristo l’India non era come la conosciamo oggi. Essa era un enorme territorio coperto da foreste, con vaste zone disabitate, ma già solcate da vie commerciali e di passaggio, che venivano percorse da tribù nomadi che si spostavano seguendo i cicli stagionali.

A nord ovest, ai confini con l’attuale Pakistan, e relativamente vicino alla costa, nelle accoglienti e floride valli dei fiumi Indo e Sarasvati si erano insediate alcune popolazioni sedentarie provenienti dall’Iran, che durante un millennio (cioè fin circa al 1500 aC ) colonizzarono il territorio e svilupparono la florida civiltà Vallinda che prese il nome dalle due località in cui sono stati trovati il maggior numero di reperti archeologici: Harappa e Mohenjo Daro. Provenendo dalle popolazioni evolute dell’Iran, era una civiltà ben organizzata, con insediamenti urbani strutturati e servizi pubblici, come fognature e grandi piscine destinate probabilmente a riti religiosi.

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I palazzi e le case erano costruiti con mattoni cotti e sia la scultura che l’artigianato erano molto sviluppati. Infatti essi lavoravano molto bene l’argilla, sia per realizzare piccole sculture, che vasellame decorato; usavano sigilli a stampo come quelli iraniani e fondevano oggetti di bronzo come piccole statuette. Della loro organizzazione sociale si sa poco e non si è ancora riusciti a comprendere la loro scrittura, ma certamente si trattava di una civiltà molto evoluta con una gerarchia di tipo religioso ed un’intenso scambio commerciale con l’Asia Minore e l’Europa.

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Insediamenti e prodotti della civiltà di Harappa e Mohenjo Daro ( Foto internet )

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Sigilli e sculture della civiltà di Harappa e Mohenjo Daro ( Foto internet )

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GLI ARYA O ARII  – Intorno al secondo millennio a.C. avvenne una forte migrazione da parte di una popolazione nomade e guerriera proveniente dal nord dell’Asia ( tra le attuali Russia e Cina ) verso il sud, cioè verso l’India attuale. Si trattava degli Arya (o Arii) e della cultura di Andronovo, stirpe di antica origine Iraniana, che, attraversando la zona dove già si era sviluppata la civiltà bactriano – margiana (BMAC), ne assorbì la cultura e discese nell’India del nord e nella valle del Gange. Qui si fermò e diede luogo a varie comunità caratterizzate da un tessuto sociale meno evoluto di quello della civiltà dell’Indo, ma più bellicoso e armato, tale da permettere di occupare sia le terre tra Pakistan e India che di sconfiggere le deboli e sparute tribù indigene delle zone più a est. Questi popoli sono stati chiamati dagli archeologi in modo diverso a seconda dell’area geografica e del tipo di manufatti ritrovati. In ordine cronologico, fino ad arrivare a pochi secoli prima di Cristo, si ebbero le Culture: della ceramica colorata in ocra, del cimitero H, dello Swat, della ceramica nera e rossa, della ceramica grigia dipinta, della ceramica nera lucidata settentrionale. Da questo popolo Aryano si diramarono i due filoni di popolazioni che diedero origine ai popoli indoariani ( da Indo = al di là dell’Indo e Arya = uomo nobile ) ed indoeuropei. Furono loro i progenitori della cultura Vedica e Induista, religiosa e sociale, dell’India. (vedi mappa). La natura tendenzialmente guerriera degli Arii li portò a consolidare il loro dominio in tutto il nord indiano, bloccandosi però, nell’avanzata verso sud, all’estremo sud dell’altopiano del Deccan, per la sostenuta opposizione che trovarono da parte delle popolazioni dravidiche locali. Di questi popoli si sa ancora poco, quello che è certo è che la loro forza nel combattimento era dovuta all’uso dei carri da guerra trainati da cavalli e all’uso di armature ed armi di bronzo e di ferro.

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Da vincitori essi imponevano un sistema sociale basato sulle caste (varna), suddivise in: brahmani (sacerdoti), kshatriya (guerrieri), vaisya (artigiani, commercianti, allevatori), sudra (servitori) e paria (intoccabili). Pur abitando in case di legno, vivevano  in villaggi organizzati e difesi, usavano vestiti pesanti ed avevano un profondo culto dei morti, per cui insieme ad un valente condottiero venivano spesso sepolti il suo carro da battaglia e i suoi cavalli.

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Planimetria di un insediamento e ricostruzione di un edificio (Foto internet )

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La loro religione era simile a quella presente nell’Iran Zoroastriano, con divinità quali : Indra (fulmine), i Marut (eroi compagni di Indra), Soma (droga rituale), Mitra (onestà), Varuna (cielo), Rama (sovranità), Yama (morte), Surya (sole), Durga (dea femminile), Agni (fuoco). Alla loro simbologia apparteneva anche la Svastica, simbolo solare già risalente a più antichi periodi preistorici.

LA CIVILTA’ VEDICA – Dai ceppi etnici Arya risalgono molte delle popolazioni dell’India attuale, ma rispetto alle loro tradizioni, va sottolineato che tutti i sacri testi Vedici, che raccontano l’evoluzione di questo popolo, della sua religione e della sua mitologia, sono stati scritti secoli dopo Cristo, per cui non ci sono documenti scientifici che ne testimonino l’evoluzione prima di Cristo. Si sa però che era praticato lo Yoga, che ci si curava con la medicina Ayurvedica, che Siva veniva rappresentato dal Lingam, monolito nero in origine a forma di simbolo fallico, (evidenza che molti induisti moderni rifiutano) e che i dogmi erano tramandati oralmente, mentre la pratica consisteva in vari rituali di cui alcuni cruenti. Certamente però, come i Greci in occidente, gli Indiani svilupparono col passare dei secoli una complessa mitologia, che porterà la cultura Vedica e Puranica, attraverso l’uso delle lingue Sanscrita e Brahmi, all’Induismo odierno. Della loro architettura non è rimasto più nulla, dato che era realizzata con legno e bambù. Le case erano capanne di legno con muri di graticcio ricoperto di terra cruda  e tetto di pali di legno coperti da foglie di palma e paglia.

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Antica Architettura Indiana (Foto da internet )

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Possiamo però farci un’idea della loro architettura con gli edifici a tetto curvo, d’abitazione e sacri, che ancora oggi la tribù dei Toda costruisce sulle colline Nilgiri nel distretto di Ooty, tra Karnataka e Tamil Nadu. L’elemento caratteristico è l’arco di copertura (arco Chaitya), determinato dalla piegatura dei rami giovani di teck e di bambù legati ed intrecciati insieme. Questo arco Chaitya diventerà una costante in gran parte della futura architettura Indiana. Esso è infatti una forma curva perfetta determinata dalla praticità e dalla natura del materiale usato. E infatti questa forma la ritroviamo anche nelle architetture più imponenti nei palazzi delle grandi città reali e nei templi. La differenza tra gli antichi edifici di legno e quelli del popolo dei Toda è la dimensione, una volta assai maggiore sia in altezza che in in pianta. Infatti sia le mura che cingevano le città, che quelli dei templi erano molto alti e a più piani.  Possiamo renderci conto di questo, attraverso le rappresentazioni scultoree che la cultura Buddhista iniziò a diffondere a partire da circa il II secolo a.C.

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Antichi edifici indiani ricavati da bassorilievi buddhisti di prima e dopo Cristo.

I CULTI TRIBALI NEI VILLAGGI  – Come si è visto il Sud dell’India non venne invaso dalle civiltà del nord, per cui vi si sviluppò una cultura locale tribale, chiamata Dravidica, che ancora oggi mantiene lingua e antiche influenze religiose locali.  Troviamo queste realtà nel Tamil Nadu e in Andhra Pradesh, dove l’Induismo si mescolò con l’animismo tribale già presente e dove, nei villaggi, il Brahmino (sacerdote) riveste ancora oggi un ruolo di sciamano, consigliere e guaritore. E’ molto diffusa la superstizione e l’uso di erbe per preparare pozioni contro gli spiriti maligni o per propiziarsi gli elementi della natura e gli dei. Ci sono quindi spiriti e divinità protettrici e guardiane che vegliano e aiutano la vita degli uomini.

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Vari tipi diversi di Kaval Deivam – Divinità dei Villaggi in Tamil Nadu – Foto G.Vezoli

Essi sono chiamati Kaval Deivam o Dei  dei Villaggi.  Generalmente sono legati ad una divinità induista cui le famiglie si affidano da secoli.  I santuari si trovano ai margini del villaggio e variano da piccoli spazi pieni di statue con o senza tempietti, a  semplici angoli di terra con sassi o oggetti simbolici. Infatti nell’Induismo la presenza della divinità si può presentare in qualsiasi luogo e sotto qualsiasi forma.

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Tipi diversi di Spiriti Guardiani dei Villaggi in Tamil Nadu (Foto G. Vezoli)

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Sulle porte delle case o all’ingresso dei cortili e sui cancelli vengono appese le maschere o le immagini degli Spiriti Guardiani. Essi a volte sono rappresentati sotto forma di un enorme statua o di una faccia feroce, ma possono essere simboleggiati da una semplice pietra, o da un elemento simbolico che rappresenta il dio, ed esempio il tridente per il dio Siva.  Tra le figure più usate troviamo : guerrieri, cavalli, elefanti, bambole, uccelli, campane, ecc., realizzati in terracotta e spesso dipinti a vivaci colori.

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I rituali propiziatori e di protezione sono adattamenti della Pooja induista, dove all’interno del tempio e insieme al celebrante i devoti fanno offerte, accendono incensi, deambulano intorno al simbolo sacro, recitano preghiere. Durante le feste i riti sono accompagnati da canti e danze che, in certe zone e periodi dell’anno, assumono forme assai cruente, che prevedono una elaborata preparazione religiosa e psicologica che dura più giorni. E’ il caso del Kavadi o Cavadee Attam, una danza – prova di coraggio, eseguita in Tamil Nadu in processione e di corsa nelle vie del paese spostandosi da un tempio all’altro, per propiziarsi Murugan, il Dio della Guerra Tamil.

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Momenti di un Festival rituale Kavadi in Tamil Nadu – Foto G. Vezoli

Appartiene ai culti tribali dei villaggi anche la devozione ai defunti e la celebrazione della loro memoria attraverso lapidi e cippi decorati con rappresentazioni scultoree o scritte E’ il caso delle Hero Stones, Pietre degli Eroi, molto diffuse in tutta l’India , assolutamente simile alle nostre lapidi funerarie.

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Hero stones con figure di Guerrieri – Da siti di Karnataka e Maharashtra – Foto G . Vezoli

Esse erano poste vicino ai templi per commemorare defunti che avevano mostrato valore per la comunità. Le Hero Stones più diffuse celebrano il ricordo di guerrieri valorosi caduti, ma esistono culti popolari che dedicano queste pietre a persone che si sono distinte nella vita civile, donne virtuose e anche bambini. Le Hero stones più diffuse hanno la forma di lapide, ma a volte sono veri e propri cippi monolitici. Quasi sempre presentano immagini scolpite che variano da una unica figura di guerriero ad immagini di simboli divini; frequente è il Lingam di Siva o il GajaLaksmi Visnuista ( due elefanti posti ai lati della dea Lakshmi ), ma si possono trovare intere raffigurazioni di scene tratte dai testi sacri Mahabaratha e Ramayana scolpite nella pietra. Spesso questi monoliti sono incisi con scritte che narrano le gesta dell’eroe o della dinastia che governava.

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Hero Stones e Cippi Memoriali in Karnataka, Maharashtra e Tamil Nadu – Foto G. Vezoli

 

Fine della prima parte.  A presto !!!

Gianluigi Vezoli

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