Lepanto, fra la spada e il Rosario

Il 7 ottobre 1571, sulle acque di Lepanto, gli europei arrecarono la prima, forse unica, grande sconfitta all’invincibile esercito Turco che da tempo stava dilagando per ogni dove, nel Mediterraneo. Diedero il merito alla Madonna del Rosario, che da allora proprio quel giorno i cristiani festeggiano.

Il pericolo è sempre venuto da oriente, per gli Stati Europei, a cominciare dai Persiani, per l’antica Grecia, fino ad arrivare all’epoca cristiana, la cui difficile convivenza con la straripante forza degli Arabi, vide per lunghi decenni il continente sospeso, in bilico, nell’attesa di scoprire il suo nuovo padrone. Ma, giunti in Francia e battuti da Carlo Martello nel 732, gli Arabi non riuscirono mai più a oltrepassare quel limite, mentre a oriente Costantinopoli resistette già nel 674 e il musulmano non riuscì ad oltrepassare. Con l’arrivo dei Turchi nel XIV secolo le cose cambiarono pericolosamente, e la loro travolgente ascesa fece temere allo stesso Papa di Roma che niente avrebbe fermato il loro progetto di tenere l’intero continente sotto il dominio di Allah. Furono le nazioni dei Balcani ad arrestare la minaccia…

…con una serie di condottieri che riuscirono nell’impresa, con pochi mezzi rispetto agli Ottomani, di rallentare l’invasione. Uno di questi era Vlad III di Valacchia, eroe nazionale della Romania, diventato curiosamente noto in epoca contemporanea come l’ispiratore del conte Dracula di film e romanzi.

Poi troviamo l’eroe ungherese János Hunyadi, noto come il Cavaliere Bianco, che ottenne una prima significativa vittoria contro i turchi del sultano Murad II. Poi replicò il successo contro un’altra armata del sultano nel 1443. Sembrava che una grandiosa crociata di liberazione stesse miracolosamente prendendo forma nei Balcani, vittoria dopo vittoria, contro un nemico pure infinitamente più numeroso e meglio armato. Fra rovesci e tradimenti, si arriva alla tremenda caduta di Costantinopoli del 1453. Il sultano, Maometto II, pianificò l’attacco risolutivo alla fortezza Europa, obiettivo la rocca di Belgrado, conquistata la quale si sarebbe aperta la via verso il cuore del continente. Belgrado venne soccorsa da Hunyadi al volgere del 1455. A proprie spese, Janos armò e sfamò la città, mentre la fiera predicazione del frate francescano Giovanni da Capestrano radunava intorno a lui volontari crociati provenienti dal basso volgo, armati di falci e forconi (approfondisci qui).

Il baluardo più massiccio fu l’albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, che fronteggiò quasi da solo la resistenza in Albania per 25 anni (approfondisci qui). Morì per una febbre di malaria e con la sua scomparsa i clan albanesi cominciarono a sfaldarsi, senza la sua carismatica guida, fino al 1479, quando i Turchi portarono l’occupazione dei Balcani sull’Adriatico, da dove l’anno dopo giunsero a Otranto.

Regalo dell’amica Tiziana Colluto, queste immagini del memoriale di Giorgio Castriota, sui ruderi dell’antica cattedrale di San Nicola, a Lezhë (Alessio, Albania).

Svanito il tempo degli eroi, per gli europei fu molto difficile ritrovarsi uniti sotto l’egida di un solo comandante. Eppure la potenza turca mieteva vittorie in ogni angolo del Mediterraneo mettendo in gioco equilibri millenari, come aveva già ottenuto distruggendo l’Impero Bizantino. Fu l’alacre lavoro svolto da Papa Pio V a scuotere le nazioni. Si venne a comporre così una sacra Lega, composta dalla Repubblica di Venezia, l’Impero Spagnolo, lo Stato Pontificio, la Repubblica di Genova, il Ducato di Savoia, il Ducato di Urbino, i Cavalieri di Malta e il Granducato di Toscana, sotto il comando di Giovanni d’Austria, il figlio di Carlo V…

Lo scontro vide il trionfo assoluto della Lega cristiana ed ebbe immensa risonanza nell’Europa di allora…

…artisti di ogni luogo dedicarono opere all’evento…

…caricandolo di significati allegorici, come certo fu per il poeta Torquato Tasso, che proprio in quegli anni dava alle stampe la sua “Gerusalemme liberata”.

Qui sopra siamo davanti ad una tela degli anni 70 del 1500, custodita all’interno della chiesa madre di Soleto. Prima dello scontro, pare che Don Giovanni d’Austria (il comandante della Lega Cristiana) si fece fare un pronostico, come si usava a quei tempi, da Matteo Tafuri di Soleto, un personaggio maiuscolo e ancora poco noto: coltissimo, frequentava le grandi corti europee ed il Papa, ma al suo paese, che in generale era visto come covo di stregoni e “macari”, veniva guardato con sospetto dal popolino. Non si sa se venne proprio Don Giovanni, o una sua ambasceria, fatto sta che il Tafuri predisse la grande vittoria cristiana. In questa tela, insieme alla Madonna del Rosario, si vedono tutti i protagonisti della Battaglia di Lepanto, fra cui, col tipico copricapo rosso della Sorbona (Parigi), Matteo Tafuri.

La Vergine del Rosario trovò grandissimo successo nelle rappresentazioni artistiche di Terra d’Otranto. Nell’affresco qui sopra (chiesa matrice di Corigliano d’Otranto) ritroviamo i protagonisti della Battaglia, raffigurati sotto il manto della Madonna.

Una delle rappresentazioni più singolari della battaglia si trova all’interno di un frantoio ipogeo (Muro Leccese), datato 30 anni dopo i fatti, con la tecnica (sopraffina!) del graffito (vedi qui il reportage completo).

Ma gli esempi artistici in Salento sull’argomento sono veramente tanti (consiglio il lettore di seguire il reportage completo).

Chiudo questo piccolo articolo con un’altra immagine trovata sul web, che raffigura il monumento che campeggia oggi a Lepanto, dedicato ad uno degli eroi di quella battaglia: Miguel de Cervantes, il celebre autore del “Don Chisciotte”, che nello scontro perse una mano, lottando con lo spirito cavalleresco che certamente lo spinse poi a comporre il suo capolavoro. Nel segno, dunque, della spada o del Rosario, questa antica storia dal fascino cavalleresco, dai tempi in cui il sogno della Cavalleria moriva, proprio per mano di Don Chisciotte.

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Lepanto, fra la spada e il rosario

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