La Grotta Zinzulusa a Castro

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Fu Paolo Emilio Stasi (1840-1922) ad attirare l’attenzione degli archeologi su questa stupenda grotta naturale, creatasi lungo il corso di un fiume sotterraneo milioni di anni fa, e poi apparsa agli uomini preistorici come una sorta di tempio primordiale all’alba della Storia.

Una discesa in questo angolo suggestivo della costa di Castro, estremo sud est della penisola salentina, regala emozioni pure!

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Fu il vescovo di Castro, Antonio Francesco del Duca, nel 1793, a scoprirla, ma i primi studi cominciarono solo durante il 1900.

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Ci si arriva attraverso uno stretto camminamento lungo il costone roccioso, incuneandosi in una piccola e maestosa insenatura…

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…la grande apertura della volta naturale lascia di stucco… La grotta prende il nome dal termine dialettale zinzuli, che significa stracci, le cui formazioni carsiche (stalattiti) richiamano molto…

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…e qui siamo giunti nella grande apertura che introduce all’ambiente interno. In questi pressi furono rinvenuti in gran quantità resti fossili di rinoceronte, elefante, orso, ippopotamo e molti altri tipi di animali.

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Un’ultima occhiata verso il mare, poi entriamo!…

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Un camminamento, reso fruibile ai visitatori, ci introduce in un ambiente dalle forme bizzarre e fantasiose. Qui, furono rinvenute tracce umane risalenti al Paleolitico (7.500 anni fa).

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Ci si addentra facendo attenzione all’altezza, per non urtare il capo alle rocce. In alcuni punti il passaggio si abbassa di molto. In questa zona, attraverso un lungo corridoio denominato delle Meraviglie si trova un piccolo lago, di acqua limpidissima dolce mista a infiltrazioni marine.

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Guardarsi attorno è un trionfo della fantasia di una roccia modellata dallo scorrere lento dell’acqua attraverso milioni di anni!

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La roccia non si può toccare, ci avvisa la guida, potremmo alterare il delicato equilibrio dei microorganismi che qui vivono…

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Fu in questo scenario altamente scenografico che il grande Carmelo Bene girò alcune scene del suo film “Nostra Signora dei Turci”, nel 1968…

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Siamo giunti nella grande cavità denominata cripta o Il Duomo, caratterizzata da pareti lisce alte fino a 25 metri. La grotta era abitata da un gran numero di pipistrelli, ma con la successiva frequentazione turistica una grossa parte di queste colonie l’ha abbandonata. Rimangono nella grotta poche decine di pipistrelli, che la abbandonano la notte.

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Uno sguardo verso l’alto è impressionante. Siamo nella parte terminale della grotta, che giunge fino a 160 metri oltre l’ingresso, anch’essa ricavata in rocce cretaciche, e ospita il piccolo bacino chiuso del Cocito. Le acque sono calde e salmastre mentre in superficie sono dolci e fredde. Ci sono ulteriori bacini interamente sommersi, esplorati fino a 250 metri dall’ingresso.

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Il resto della grotta è riservata agli speleologi. All’interno del fiume vive il Thyphloricaris salentina, gamberetto privo di occhi e pigmentazioni, e la Spelaeomisys bottazzii, misidaceo dalle antenne poligeminate. In un ambiente remoto è stata recentemente scoperta una spugna stigobia unica nel suo genere, l’Higginsia che ha preso il nome del suo scopritore, Ninì Ciccarese.

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Nella foto sopra possiamo notare le impronte di una colonia di pipistrelli che dormiva appesa sulla volta.

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Rifacendo il percorso all’indietro, si colgono aspetti e particolari prima sfuggiti!

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Le rocce sembrano talmente lucide e morbide da apparire vive!

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Qui sopra, sembra che due colonne artificiali accompagnino il sentiero… in realtà è tutta una costruzione naturale!

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Il percorso non può che lasciare nel visitatore gli occhi ricolmi di suggestione!…

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…una visita è consigliata a grandi e piccini: il Comune mette a disposizione delle guide preparate che accompagnano e illustrano il percorso con dovizia di particolari. Da vedere!

Grotta Zinzulusa was created by intense processes of marine erosion. It takes its name from natural concentrations of stalagtites and stalagmites hanging from the vault in the access area, called “zinzuli” in the local dialect. The cave can be visited inside as far back as 150 m. In a little pond, several vases dating to about 5.000 years ago were found. Their peculiar location, together with the discovery of two votive axes, could imply a cultural function of the place. Grotta Zinzulusa also has unique biological features. Inside the river, which still flows at the lowest level, lives several species: Thyphloricas salentia, blind unpigmented prawns, Spelaeomisys bottazzii, misidacean with polygenuinated antennas, and Higginsia Ciccarese, rare specimen of stygobitic sponge.

 

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