La cripta del Gonfalone a Tricase

Luogo caro alla tradizione tricasina, la cripta della Madonna del Gonfalone è stato un importante luogo di culto, scavato a partire dal IX secolo e divenuto poi successivamente una grancia (ossia una sorta di fattoria-convento) collegata all’Abbazia di Santa Maria del Mito. L’ambiente ipogeo si articola attorno ad un vano centrale quadrato, visibile all’esterno da una struttura

decorata da un campanile a vela.

La cripta del Gonfalone a Tricase

Vi è un doppio accesso alla cripta…

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…ed uno di essi conduce direttamente dinanzi all’altare principale, posto nel cuore della cripta…

La cripta del Gonfalone a Tricase

…un altare semplice ed insieme scenografico…

La cripta del Gonfalone a Tricase

… che accoglie l’affresco della Vergine col Bambino. I vani dell’ipogeo, più volte rimaneggiati nei secoli, sono sostenuti da diciannove colonne ottagonali.

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L’ipogeo è di dimensioni notevoli,  uno dei più grandi del suo genere. La volta è retta da 19 colonne dalle forme irregolari, il colonnato è in muratura, mentre persistono antichi pilastri scavati nel banco roccioso.

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Tra gli affreschi rimasti, sopravvissuti ai secoli, c’è la scena della morte della Madonna, la “dormitio Virginis” che così raramente troviamo in cripta ipogea. Sulla scena c’è anche l’immagine di un papa che regge in mano un libro e con l’altra benedice con un aspensorio.

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Nella parte bassa, sopra un pavimento a scacchiera, un particolare inquietante: un angelo con la spada sguainata, con la quale ha appena tagliato le mani ad una figura con copricapo inginocchiata dinanzi a lui. Dalle mani tagliate sprizza sangue. La scena è ricavata da un vangelo apocrifo, in cui si descrive la scena nella quale il sommo sacerdote cerca di impossessarsi del corpo della Vergine. Nelle diverse versioni, uno degli assalitori viene colpito da un male alle mani tale che rimangono attaccate al corpo della Vergine. I vangeli proseguono con la guarigione dell’assalitore dopo aver riconosciuto e creduto in Cristo e in sua Madre. Con questo cruento racconto si voleva raccomandare il divieto di avvicinarsi ai misteri della vita dell’aldilà con la curiosità insana che tanto spesso ha animato la vita dell’uomo, dalla storia della mela e il serpente, in poi. In altre scene, le mani vengono tagliate al demonio che cerca di prendere l’anima della Vergine.

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Accanto alla “Dormitio”, una scena che ha fatto immaginare a molti la presenza dei Templari…

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…Santa Maria Maddalena, che tiene nelle mani un calice. Nell’iconografia classica il calice contiene la mirra, ovvero l’unguento con cui la penitente, dopo aver lavato i piedi di Gesù e averli asciugati con i suoi capelli, unse i Suoi piedi. Ma è lo stesso unguento con cui lei si stava recando al sepolcro per ungere il corpo del Crocifisso. Intorno a questa figura si è tanto discusso (anche qui abbiamo fatto un suo percorso nel Salento) e molto ancora lo si farà.

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Qui sopra invece vediamo Santa Barbara (raffigurata come spesso accade accanto ad una torre), ed accanto una santa con una tunica verde e un mantello rosso che regge anch’ella la palma del martirio mentre con la destra ha in mano una specie di calice: potrebbe essere Santa Lucia, nella cui iconografia la troviamo con i suoi occhi all’interno di un piatto.

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Vicino all’ingresso è presente una Crocifissione con la Vergine e San Giovanni…

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Bellissimo è il cielo stellato con cui era decorata tutta la volta. Alcuni studiosi datano la maggior parte di questi affreschi al XVI secolo, ma ciò che vediamo in superficie è spesso un’opera che si è sovrapposta ad una precedente, e più antica…

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…resto dell’idea che su questo luogo molto ancora si dovrà fare, per indagarlo a fondo e fare una ricostruzione completa e più precisa: merita! Una visita di persona in questo suggestivo ipogeo e mi darete ragione!

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