Gagliano del Capo e le sue meraviglie

Gagliano del Capo, estremità meridionale della penisola salentina. Incastonato in un territorio di grande interesse paesaggistico, dove fra grotte e menhir si intuisce l’uomo abbia abitato dall’alba dei tempi, è uno di quesi borghi che non può sfuggire alla vostra visita in Salento.

Le fonti ed i reperti archeologici testimoniano che un primo agglomerato urbano sorse già nel II-III secolo a.C. ed esso poi entrò nella sfera di influenza bizantina dal 553 e per diversi secoli, periodo in cui si diffuse il rito religioso orientale. Per secoli numerosi fondi gaglianesi di proprietà dell’Abbazia otrantina di San Nicola di Casole vennero coltivati da suoi diretti dipendenti. Nell’877 accolse i superstiti della città di Vereto scampati alla distruzione portata dai Saraceni. Poi il borgo seguì la storia del resto di Terra d’Otranto, fra Angioini e Aragonesi. Facciamo un viaggio fra i suoi beni degni di nota.

gagliano del capo

La cinquecentesca chiesa matrice di Gagliano del Capo è dedicata a Santa Maria Assunta. Patrono della città è san Rocco confessore. L’interno è arricchito da otto altari, tra i quali risaltano quelli delle Anime Sante del Purgatorio e di San Rocco, l’altare della Passione (con le sculture lignee seicentesche dell’artista gallipolino Genuino Vespasiano), l’altare di Santa Teresa del Bambin Gesù (opera di Placido Buffelli), e quelli intitolati a Sant’Antonio, San Luigi, Vergine del Rosario e Sacro Cuore di Gesù. Tra le opere pittoriche risaltano le tele della Vergine del Rosario di Giandomenico Catalano, della Vergine con le Anime Purganti, di Oronzo Tiso e della Vergine del Carmine con i Santi Biagio, Carlo Borromeo, Giacinto, Pietro martire, di Saverio Lillo. Come si intuisce, una grande presenza di artisti locali sopraffini.

Accanto alla chiesa c’è Palazzo Ciardo, casa natale del grande pittore, che attualmente ospita l’oratorio parrocchiale. Il Palazzo fu edificato nel Novecento sui ruderi del vecchio castello baronale, del quale è rimasto solo un torrione con una grande cisterna alla base. Vale la pena riportare alcune note su Vincenzo Ciardo (1894-1970).

V.Ciardo – “Marina”, 1923 (Pinacoteca del Museo Sigismondo Castromediano – Lecce).

Frequentò gli studi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino e si trasferì a Napoli nel 1920. Fu inizialmente influenzato dal verismo tradizionale, quindi parte del “Gruppo Flegreo” (1927) e del Novecento napoletano, aggiornando la propria pittura verso un postimpressionismo, ispirato a Paul Cézanne e a Pierre Bonnard.

V.Ciardo, “Golfo di Pozzuoli”, 1925 (Pinacoteca del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce)

Insieme ad altri artisti fu tra i protagonisti dell’esperienza bohèmien del Quartiere Latino a Napoli. Frequentò il poeta e barone di Lucugnano Girolamo Comi, contribuendo all’esperienza culturale iniziata con Michele Pierri, Ferruccio Ferrazzi, Maria Corti e Donato Valli. Nel 1960 fu invitato alla “11ª edizione della Rassegna Nazionale delle Arti Figurative” ad Avezzano (AQ), insieme ad altri autori.

V.Ciardo, "Tramonto salentino", 1953 (Pinacoteca del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce)

V.Ciardo, “Tramonto salentino”, 1953 (Pinacoteca del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce)

Pur non condannando le nuove tendenze artistiche che, negli anni successivi al dopo guerra, si avviavano verso la ricerca di nuove strade nel campo pittorico, restò fedele alla sua visione figurativa, nella quale raggiunse la maturazione di un suo stile personale. E’ uno dei grandi figli di questo borgo, il cui territorio, come del resto quello salentino in particolare, spicca potentemente sulle sue tele. 

V.Ciardo, “Oliveto pugliese”, 1951 (Pinacoteca del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce)

Ma torniamo a visitare il borgo…

La Chiesa dell’Immacolata, sede dell’omonima Confraternita, fu edificata nel 1860 sulle rovine della piccola cappella di sant’Angelo risalente al XVII secolo. Si tratta di un edificio semplice, arricchito con opere di artisti gaglianesi.

La gloria artistica del borgo è la seicentesca chiesa di San Francesco di Paola, fortificata per timore delle continue incursioni turche: merita un approfondimento completo, per cui vi rimando a questo link.

Gagliano del Capo ha due minuscole e pittoresche frazioni. Una è San Dana (che conta neanche 200 abitanti).

Il nome deriva dall’omonimo santo albanese, che fu ucciso dai saraceni proprio nelle campagne appena fuori il centro abitato, dove oggi sorge una stele in suo ricordo.

La Chiesa Madre è dedicata al protettore San Dana, e fu edificata nel XVI secolo.

L’antichità di questa frazione è testimoniata anche dalla presenza di questa cripta…

…dedicata a Santa Apollonia, risale ai secoli VI-XI e venne realizzata dai monaci bizantini. Si tratta di una cripta monovano, la cui volta è in parte crollata. E’ scavata nella roccia. Al suo interno è presente una celletta con un sedile dove soggiornava l’egumeno, la “guida” spirituale della comunità che qui viveva. Sono presenti alcuni affreschi, dei quali quelli decifrabili sono la Madonna con Bambino, la Trinità, Sant’Apollonia e San Giuseppe da Copertino.

Il sedile

Una tomba riconoscibile fra la vegetazione

E’ qui siamo ad Arigliano, l’altra frazione di Gagliano. Secondo lo storico salentino Giacomo Arditi, il nome deriverebbe dal latino “ager Galiani” che significa “tenuta di Gagliano”. Qui vediamo il menhir della Croce…

…di cui vediamo bene il graffito qui sopra.

Il borgo conta due cappelle, la chiesa parrocchiale di San Vincenzo (segnalata già nel Seicento) e la cappella dell’Immacolata.

Appena fuori il borgo c’è il Menhir dello Spirito Santo…

…che prende il nome dalla omonima cappella seicentesca.

Il Canalone del Ciolo, è una profonda gola, che richiama la maestosità di un fiordo norvegese, prodotta dall’azione erosiva dell’acqua nel suo percorso verso il mare. Si presenta come un profondo canyon, delimitato da alte e ripide pareti calcaree ricche di grotte, che delimita una piccola spiaggia ghiaiosa e una stretta insenatura, sopra la quale svetta un ponte altissimo.

L’alto costone roccioso è ricoperto dalla vegetazione sempreverde della macchia mediterranea, da piante autoctone e alcune specie di orchidee selvatiche. Sui costoni del canalone vi è la presenza di numerose grotte, protagoniste di ritrovamenti fossili e ceramici risalenti al Paleolitico e al Neolitico. La Grotta delle Prazziche, lunga 42 metri e larga circa 6, ne è un esempio. In essa i numerosi rinvenimenti hanno riportato alla luce pezzi di ceramica, manufatti e resti di fauna comprendente anche rinoceronti.

Non è consigliabile, ma in estate da questo ponte i bagnanti effettuano tuffi spericolati.

Tutta la costa del Comune è stupefacente. Come ad esempio il sentiero che conduce alla Grotte Cipolliane: per una visita a questo sentiero vi rimando ad un altro articolo, mentre per visitare il comune lo consiglio subito, a chiunque!

(notizie tratte da wikipedia)

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Viaggio a Gagliano del Capo

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