Viaggio lontano nel tempo a Masseria Visciglito

Chi legge questo blog ha imparato a conoscere questi viaggi nella storia minima del Salento che sembrano fughe nostalgiche verso un tempo che fu.

Sono necessari, non solo a chi ama questa terra, ma a chiunque sia interessato a scoprire le tracce di storici insediamenti rurali, in tempi in cui andare a vivere in campagna, lontano dalla città, era anche una scelta di resistenza, nei secoli della prepotenza turca e di ignobili scorrerie che si succedettero dal Quattrocento sino ancora al Settecento.

Siamo presso Strudà, oggi comune di Vernole, e questa grande strada carraia ci introduce a masseria Visciglito…

…nelle foto d’epoca si vede ancora in piedi…

…mentre oggi, la sua struttura principale è tenuta insieme da sostegni di ogni tipo, per evitare il crollo…

Sin dal XVI secolo questo luogo si pose come punto di riferimento di un esteso patrimonio feudale compreso fra Specchia Mezzana e Acaya. L’edificio palazziato lo si trova registrato negli archivi storici nel 1755, quando la masseria apparteneva al Venerabile Collegio della Compagnia di Gesù e consisteva in “molino, case palaziate e sottane, chiesa, capanne, pozzo, e curti, e dentro i suddetti curti vi sono due trappeti, uno in ordine e l’altro diruto e con molte chiusure murate di pareti a fabrico”. La spaziosa scala che porta al piano superiore, e l’adozione di un colonnato per creare un corridoio di disimpegno esterno, sono elementi che esprimono chiaramente la funzione di dimora rurale per la villeggiatura (“Masserie del Salento”, Antonio Costantini, Congedo Editore).

Il colonnato è davvero imponente…

…e fra i teneri conci di tufo si notano cocci di ceramica utilizzati nei secoli come riempimento.

La dimora era davvero imponente…

…dotata di svariati ambienti…

…dove nonostante il degrado si riesce ancora a leggere la vita di quei tempi…

E’ sopravvissuto persino un soffitto ligneo, sorretto da grandi travi…

Questa è la visuale del palazzo dal lato posteriore…

…da dove, uscendovi, si incontra la chiesa…

Purtroppo non ho trovato notizie su essa, se non che esisteva già nel Cinquecento…

…una resistenza davvero eroica…

…in tutta la semplicità delle sue linee architettoniche…

L’interno è tutto transennato, è difficile aggirarsi, eppure questi rinforzi sono necessari per resistere fino al giorno agognato di un restauro conservativo…

Era decorata da grandi ovali, nei quali doveva esserci una tela…

…ma tutto, altari e nicchie, sono stati spogliati nel tempo…

Sulla controfacciata, sotto il piccolo rosone, doveva esserci un’altra tela, o un’iscrizione, ma nulla è rimasto purtroppo.

Anche le lastre che coprivano il pavimento, sono state oggetto di spoliazione.

La struttura aveva grandi contrafforti e muraglie imponenti.

Passeggiando fra i suoi ambienti interni, sembra quasi di sentire il via vai dei contadini, o delle donne affaccendate a cucinare attorno al camino.

La grande corte interna è oggi sommersa dalla vegetazione infestante…

…e permette di capire la grandezza della comunità agricola che qui viveva, autosufficiente.

Queste fotografie sono state scattate qualche anno fa, quando il paesaggio verde degli olivi non era stato ancora intaccato dall’immane disseccamento odierno…

…le olive erano una componente fondamentale dell’economia della comunità, che sfruttava il suo frantoio per produrre il famoso olio lampante salentino

La discesa in uno di questi luoghi simbolo dell’identità di questa terra, è sempre un’esperienza carica di fascino…

Il frantoio è interamente scavato nella roccia, quindi risale al Cinquecento, differenziandosi dai frantoi semi ipogei e voltati a botte che vennero successivamente…

Scavarlo e crearlo, in ogni suo ambiente, semplicemente con mani e picconi, è già solo questo un’impresa grandiosa…

Oggi, dopo una pioggia abbondante, le acque senza più freni convogliano all’interno, creando una piscina…

Tutto è rimasto immutato, la roccia immota e densa di umidità, non attende più da tempo il suo “nachiro”…

E’ rimasta una delle grandi vasche monolitiche, enormemente pesante, nelle quali veniva stipato l’olio prodotto.

I depositi delle olive, la stalla per gli animali che spingevano la macina, la mensa dei lavoratori, tutto giace nel silenzio più profondo…

Nella penombra, scorgo un ambiente sotterraneo…

…di cui ignoro la funzione.

(Per approfondire il viaggio nei frantoi ipogei clicca qui).

Lasciando questo luogo, volgendo lo sguardo sull’arco di accesso dell’ipogeo, noto la grande croce graffita. L’unico segno che racchiudeva insieme tutta la comunità, dedita all’unisono al lavoro e la sopravvivenza…

Masseria Visciglito

…oggi, i loro alberi monumentali, che sopravvivevano ancora da quei tempi, non hanno resistito al virus che ha invaso il Salento.

 

 

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Masseria Visciglito, o Gesuini (Strudà)

 

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