L’eremo della Madonna della Scala a Oria

C’è un eremo dimenticato, neanche tre km fuori Oria, che ci riporta ad un momento storico assai intenso della storia di Terra d’Otranto, quei secoli precedenti l’anno Mille, in cui i monaci eremiti cominciavano a colonizzare questa parte del Mediterraneo, apportando il loro carico di cultura e insegnamento agli abitanti della zona. Siamo presso un insediamento molto antico.

Certamente il primo nucleo ha oltre mille anni, ma nel corso dei secoli si è allargato e arricchito di nuovi ambienti e strutture.

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Oria si vede in lontananza. Siamo nei pressi del Canale Reale, un piccolo fiume lungo il cui corso si sviluppano numerose cavità naturali e chiese rupestri, fra cui quella di San Ustino (oggi non più visibile per l’opera di bonifica agricola) e sopratutto San Biagio, che abbiamo già visitato.

Eremo Madonna della Scala a Oria

Pare che questo luogo fosse già frequentato nel V-IV secolo a.C. e riutilizzato dai monaci greci tra l’VIII e IX sec. a testimonianza di quella fioritura cenobitica di cui dicevamo, e di cui rimane oggi solo la Chiesa.

Eremo Madonna della Scala a Oria

La Chiesa sarebbe stata un piccolo monastero benedettino, vista la parte centrale rettangolare (adatta per il rito religioso latino)…

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L’edificio, in stile romanico, è costruito in pietra di carparo e mostra una pregevole manifattura nella nitidezza delle sue semplici linee sulla cui facciata è visibile quel piccolo rosone che abbiamo notato. L’interno è coperto con volta a sesto acuto, ed è tutto imbiancato di calce.

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Tuttavia, qua e là affiorano resti di affreschi in stile bizantino…

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Ai lati sono presenti sedili in pietra, secondo i canoni della ritualità greca. L’abside, rimaneggiata nel XVII secolo, è occupata da una mensa d’altare e fiancheggiata da due nicchie. I vani che si trovano ai lati sono articolati su due piani, tutti con volta a botte.

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Fra i soggetti raffigurati spicca un mandylion (foto sopra, purtroppo oggi non facilmente riconoscibile), il velo sul quale restò impresso il volto di Gesù. Il mio amico Pino Malva, appassionato studioso del territorio oritano, fa risalire l’origine del termine dialettale mantile (fazzoletto) proprio a questa parola.

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Resta ancora qualche traccia di iscrizioni…

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…mentre gli ambienti, sia a piano terra che al piano superiore, si mantegono ancora in piedi, nonostante l’abbandono…

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…sappiamo dalle visite pastorali che l’ultimo eremita, un certo Birtolo, abitava ancora qui, completamente da solo, fino al 1935…

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…viveva di ciò che coltivava nell’orto, arrangiandosi come poteva, di tanta meditazione e preghiera.

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Interessanti sono anche di affreschi delle celle superiori, raffiguranti scene dell’Antico Testamento e dell’Apocalisse quale testimonianza della tipica chiesa-eremo.

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Una tradizione legata a questo luogo è rimasta viva, nonostante tutto: il rito delle Perdonanze…

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…che si teneva da tempo immemore, ogni anno il terzo giovedì dopo Pasqua…

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…i pellegrini venivano qui in pellegrinaggio, e le loro offerte contribuivano a tenere il luogo vivo. Era anche una sorta di resilienza della gente di questa terra, abituata alle scorrerie e le distruzioni, come quella che dovette subire il vicino Santuario dei Santi Medici. La Storia non è stata sempre molto clemente, ma la fede ha aiutato questi luoghi a giungere fino a noi ai nostri giorni.

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