Vaste medievale, sguardo sul passato

Vaste medievale è il titolo di questa affascinante passeggiata fra le immagini del passato, vivide ed ancora incredibilmente pulsanti, che si possono osservare nella suggestiva frazione di Poggiardo, un borgo dove il tempo si è fermato, e questo scorcio di Salento a sud-est, quello a più stretto contatto con la sua antica capitale Costantinopoli, è rimasto un avamposto d’oriente!

Ad un tiro di schioppo dal suo centro storico, che ogni turista dovrebbe visitare, si estende un’area nota come Fondo Giuliano, da dove si può ammirare il panorama da una piccola altura, che sovrasta una grande necropoli e il perimetro di una basilica paleocristiana.

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Si contano oltre un centinaio di sepolture, distinte fra ceti sociali diversi. Gli archeologi hanno constatato la pratica del refrigerium, un’usanza tipicamente romana, proibita dal primo cristianesimo fin dal IV secolo d.C. per via di una certa propensione ad aspetti pagani.

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Tornando per un attimo nel centro storico, all’interno del palazzo baronale (che ospita un bellissimo Museo Archeologico) si può ammirare una ricostruzione dell’antica chiesa cristiana…

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… fu costruita nel V secolo, come martyrion, ossia una struttura religiosa costruita sopra la tomba di un martire, che potrebbe aver accolto le spoglie di Santo Stefano. Ha una pianta a croce greca, sui cui resti verrà eretta poi un secolo più tardi una grande basilica, lunga 33 metri e larga 29, disegnata a tre navate, per l’epoca un vero colosso!

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Il Museo ospita prevalentemente la storia e i reperti della città messapica (ma questo è un viaggio che faremo un’altra volta!), ma c’è anche qualcos’altro…

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…che viene dalla necropoli di Fondo Giuliano, come questa lastra di copertura con coppella per il rito del refrigerium (foto sopra) del V-VI secolo d.C.

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Ed anche questo cippo funerario, sempre risalente al periodo medievale.

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Una passeggiata in questo sito, che emana dalla sua nuda roccia la tempra di chi qui ci visse e morì, non può lasciare indifferenti…

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Molte delle sepolture conservano ancora la lastra che chiudeva il sarcofago.

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Qui siamo nei pressi del perimetro dell’antica basilica…

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…di cui si vede ancora una parte dell’abside…

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Dalla parte alta della necropoli, lo spettacolo è suggestivo…

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…siamo in altura, come detto, e si può apprezzare meglio il perimetro della chiesa. Tornando a Santo Stefano, a pochissima distanza da qui, c’è la celebre chiesa rupestre denominata “Santi Stefani”, per via di una triplice raffigurazione del santo…

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…è una delle cripte più belle ed interessanti di Terra d’Otranto! Nell’abside centrale (foto sotto) sono raffigurati la Vergine e Giovanni Evangelista che regge un cartiglio (oggi purtroppo illeggibile). In basso si vedono i committenti, cioè coloro che hanno donato il denaro per la costruzione della cappella, con l’iscrizione in greco che contiene i loro nomi (Antonio e Maria Douletzeas, con le figlie Maria e Caterina) e la data di esecuzione dell’affresco: 1376. Ma gli affreschi più antichi qui riscontrati risalgono al XI secolo.

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E’ scavata nel tufo e presenta sulla facciata tre ingressi ad arco in corrispondenza delle tre navate absidate interne. L’assenza di altari è probabilmente dovuta all’uso improprio che si fece della chiesa, almeno fino agli anni ’50. “Caduta nelle mani di un prete ignorante, fu convertita in stanza destinata al disseccamento del tabacco nei mesi estivi, come deposito di legna da ardere e arnesi rurali nel resto dell’anno” (De Giorgi, “Bozzetti di viaggio”). L’incuria e il vandalismo hanno completato l’opera, causando la perdita di gran parte degli affreschi e infine l’abbassamento del piano di calpestio.

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Qui sopra vediamo un Cristo benedicente fra due angeli in adorazione. Sempre secondo il De Giorgi, che alla fine del XIX secolo studiò la cripta, l’affresco risalirebbe al 1032.

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La forza visiva di questi affreschi lascia bene immaginare come dovevano essere splendidi, in origine!

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Una lunga serie di santi si susseguono nella cripta: sono raffigurati San Basilio, San Nicola, la Vergine, San Giovanni Evangelista e San Giovanni Crisostomo (accanto a essi sono anche scritti i nomi, in greco). Indossano tuniche chiare, mantelli dai colori intensi e nella mano reggono codici ricoperti da gemme.

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La Madonna raffigurata qui sopra ha una dolcezza “di mamma” molto intensa, emotiva, che ha ben poco della fissità bizantina: dal vivo non potrà che commuovervi!

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Meravigliosa è Santa Caterina, vestita con abiti regali, con in capo una corona, reggendo i suoi segni distintivi: la palma nella mano destra e la ruota dentata nella sinistra.

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Ringrazio il caro amico Rino Greco (e le gentilissime ragazze del Museo Archeologico) per avermi accompagnto fra queste meraviglie, che consiglio a chiunque di visitare di persona. La Storia millenaria di questa terra deve ancora essere apprezzata e diffusa nel resto d’Italia e del mondo.

 

 

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