Cookie Consent by Free Privacy Policy Generator website Il Museo Archeologico di Castro

Il Museo Archeologico di Castro

Dopo le suggestive scoperte della campagna di scavo 2015, è nato il Museo Archeologico di Castro, uno splendido scrigno custodito dal poderoso castello della millenaria cittadina posta come sentinella davanti all’Adriatico. Uno scrigno che proietta il visitatore in un viaggio nella Storia di questa terra, dalla Preistoria fino ad epoca aragonese, promettendo nuove e future scoperte.

Un viaggio che non mancherà di incantare chiunque, non solo l’appassionato di Storia, ma, come è accaduto anche al sottoscritto in visita con mio figlio, anche i bambini, attratti dalle ricostruzioni ed i bellissimi pannelli illustrativi.

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la visita parte, come si diceva, dai progenitori ancestrali, i frequentatori delle grotte preistoriche del territorio di Castro, su tutte Grotta Romanelli e poi Zinzulusa

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Questi sono alcuni dei reperti meglio conservati giunti fino a noi… una bellezza ed una perfezione stupefacente!

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Qui sopra, uno dei reperti più interessanti di Grotta Romanelli, una pietra, dipinta con file sovrapposte di segni a forma di pettine. Un significato ancora nascosto, dietro questi simboli così lontani da noi…

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Il Museo vanta una serie di bellissime ricostruzioni, sia in plastico che grafiche, e ricreano la città messapica, restituendo al visitatore con folgorante immediatezza il paesaggio che era noto anche al grande poeta latino Virgilio…

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“E di ver l’oriente un curvo seno, in guisa d’arco, a cui di corda in vece sta d’un lungo macigno un dorso avanti, ove spumoso il mar percuote e frange. Nei suoi corni ha due scogli, anzi due torri, che con due braccia il mar dentro accogliendo, lo fa porto e l’asconde. E sopra il porto, lunge dal lito è il Tempio. Ivi smontati, quattro destrier bianchi più della neve, che pascevano il campo, al primo incontro per nostro augurio avemmo”…

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E’ Enea che racconta, tramite la divina penna di Virgilio nel terzo canto della sua Eneide, lo sbarco dell’eroe troiano in Italia, in fuga da Troia. Ci ritornano alla mente queste righe, dopo la preziosa scoperta avvenuta in Castro, sul sito che il prof Francesco D’Andria (Università del Salento) indica come il luogo da cui Enea avvistò il Tempio di Minerva, e i grandi cavalli bianchi che trottavano al pascolo…

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Dalle dimensioni del tronco, la statua, con addosso una veste finemente drappeggiata, doveva essere alta quasi quattro metri, scolpita in pietra leccese. Sembra riferibile al IV-III secolo a.C.

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Qui sopra, altri brandelli della statua…

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Da questo scavo è emerso il coccio che vediamo sopra, che vediamo paragonato con un reperto che sembrerebbe avere analoga epigrafe. Nella interpretazione dello studioso Paolo Cavone leggiamo: [D]AOZ ATINAHAI <=> “(Sacello?) di Athena”. Un’epigrafe dal tratto elegante e dalle A con barra angolata, risulterebbe del pieno periodo ellenistico (IV sec A.C.). Paolo azzarda: DAOZ ATINA HAZ [ZAVOAS …], Hazzavoas, dal verbo messapico “hazavaθi” (che secondo il Santoro significherebbe “versare” o “offrire”), e spesso associato o sinonimo di “Tabara” (sacerdotessa)…

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Molti gli elementi architettonici riferibili ad un’importante costruzione, probabilmente un tempio, di cui resistono anche frammenti di iscrizioni… ovviamente in lingua messapica.

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Questo prezioso bronzetto rafforzerebbe il riconoscimento di Atena nella statua in pietra leccese: questo fu rinvenuto qualche anno fa, e raffigura proprio la dea.

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Come si diceva, il viaggio nella macchina del tempo di questo Museo, ci porta anche in pieno Medioevo…

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…alla corte del celebre Raimondello Del Balzo Orsini, di cui qui sopra vediamo un piatto da parata.

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Fino poi a giungere, tramite molte ceramiche invetriate, in epoca aragonese, di cui restano moltissimi reperti.

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Bellissimi queste statuine cinquecentesche.

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Il Museo custodisce anche un’interessantissima collezione di monete. Ma a sentire i ragazzi che ci lavorano, il meglio deve ancora arrivare! Sono tutti convinti che nel prossimo scavo archeologico, si riuscirà a ritrovare i pezzi mancanti della grande dea Atena, fra cui la testa. Non resta che augurare il meglio agli archeologi che ci lavoreranno ed alla Soprintendenza tutta!

(il Museo è visitabile, per info: 0836 947005)

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