Cookie Consent by Free Privacy Policy Generator website Masserie fortificate del Salento

Masserie fortificate del Salento

Il paesaggio architettonico rurale del Salento non è molto cambiato, nelle sue forme più d’impatto, dopo cinquecento anni. Ovunque, si alzano verso il cielo imponenti torri, il nucleo fondamentale delle comunità agricole che alla fine del Quattrocento si radicavano nelle campagne.

Era in corso una piccola rivoluzione economica, l’agricoltura si apprestava a vivere il suo secolo d’oro, e dopo l’iniziale smarrimento dovuto alla strage di Otranto perpetrata dai Turchi nel 1480, che tante tristi ripercussioni ebbe in tutto il Salento, si cominciarono a costruire insediamenti destinati all’accoglienza dei contadini e alla loro difesa in caso di (sempre più frequenti) incursioni turche. Le masserie divennero vere e proprie fortezze. Facciamo un altro piccolo reportage fra le più importanti!

Qui siamo in vista  della Torre del Doganiere, situata in territorio di Sannicola, non molto lontano da Gallipoli.

Non è molto distante dall’abbazia di San Mauro. Consisteva “in ovile, ove è sita l’abitazione del massaro, cinta da alte mura”.

La torre a due piani svetta sul circondario, era dotata di scala esterna con ponte levatoio. La disposizione delle caditoie, e i diversi sistemi di collegamento fra i due piani della torre, fanno pensare a successivi adattamenti dell’edificio, non si spiegherebbe diversamente la presenza di una botola per far passare una scala a pioli, di una scala in muratura ricavata nello spessore dei muri perimetrali, e infine della scala esterna con ponte levatoio.

Un grande recinto quadrangolare proteggeva le capanne per gli ovini, il fienile, il forno e la casa per la merce.

Impressionanti gli ambienti voltati a botte, molto estesi e capienti. Queste fotografie risalgono a qualche anno fa, per questo motivo si vedono ancora gli olivi non attaccati dalla xilella.

Molto particolare un giardino, stavolta, fortificato! Si trova non lontano da Giurdignano, sorvegliato da questo piccolo edificio turrito…

 

…il giardino ha forma quadrangolare, è molto esteso, ha una grande pozzo al suo interno, ed è chiuso da un muro molto alto, rinforzato in più punti.

Qui siamo in agro di Palmariggi, sopra una piccola altura da cui si vede il mare otrantino. La masseria è un rudere, purtroppo anche su questa non sono riuscito a trovare notizie, è un insediamento molto complesso e importante.

Sull’architrave di questo accesso c’è la data 1798.

E’ rimasta anche la pietra dove si legavano i cavalli, ma le volte degli ambienti principali sono crollate, ed ora la natura riprende il suo spazio.

Qui siamo in territorio di Nardò, davanti a masseria Rodogaleta: il nome deriva da una nobile famiglia gallipolina, già nota nel XIII secolo ed estinta nel XVII secolo. Sorge lungo il percorso dell’antica “via Sallentina”, ad un tiro di schioppo dalla confinante masseria Giudice Giorgio

…insieme alla quale aveva l’importante ruolo di controllo dell’asse viario.

Tutto il complesso masserizio si sviluppa attorno alla poderosa torre, che un tempo aveva un ponte levatoio, sostituito successivamente con quello in pietra.

Risale al Cinquecento, ed è caratterizzata dalla singolare caditoia a doppia bocca situata sopra l’accesso alla torre. Oggi, la masseria è rinata a nuova vita ed è nota semplicemente come “Galeta”.

Le torri a base circolare, costruite in aperta campagna come “posti fortificati di guardia” tra la costa e i centri abitati dell’entroterra, sono state inglobate nei complessi masserizi cinquecenteschi, dove divennero la casa del “massaro”. Esempi significativi sono masseria Tunna a Presicce, e masseria Vittorio, che vediamo qui, in territorio di Lequile…

La torre di masseria Vittorio ha un diametro di oltre 11 metri, si presenta imponente ed ha una caditoia sopra l’accesso originario. La famiglia Galluccio la rilevò e nel 1895 trasformò la masseria in un’azienda vinicola…

La masseria oggi è stata restaurata ed è tutta viva e fiorente, non più come produttrice di vino ma di tutti gli altri beni agricoli!

Interessanti sono gli ambienti dove si lavorava il vino, rimasti intatti grazie alla oculatezza dei proprietari.

Vi lascio con questa immagine incredibile di comunione fra l’uomo salentino di un tempo e la natura: una “pagghiara” costruita accanto ad una quercia secolare, che ci ricorda quanto in passato, e mai più come allora, l’uomo vivesse in simbiosi con l’ambiente che lo sostentava.

(Fonte: “Le Masserie del Salento”, Antonio Costantini, Congedo Editore)

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