La Tomba delle Bighe a Tarquinia

Fu la prima tomba dipinta a tornare alla luce a Tarquinia ed è denominata anche Tomba Stackelberg, dal nome dell’archeologo tedesco che la scoprì nel 1827.
Già allora le pitture erano gravemente deteriorate e, affinchè non andassero definitivamente perdute, nel 1949 furono staccate ed oggi sono conservate nel Museo Nazionale di Tarquinia.
La Tomba delle Bighe a Tarquinia

Tomba delle Bighe

Esse hanno perduto la brillantezza originaria e sono ancora interpretabili grazie alle copie ottocentesche, tra le quali si menzionano quelle conservate presso la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen e presso il Museo Gregoriano Etrusco della Città del Vaticano. La Tomba delle Bighe è datata intorno al 490 a. C., e ha una camera unica con soffitto a doppio spiovente: la trave centrale del soffitto e la cornice superiore delle pareti sono realizzate in rilievo.

Copia del ciclo pittorico di Carlo Ruspoli del 1835 al Gregoriano Etrusco

Le scene rappresentano un fastoso banchetto, ma ciò che caratterizza la tomba è il fregio in cui sono illustrati i giochi pubblici, forse quelli che si svolsero a Tarquinia nel V secolo. Sulle tribune c’è un pubblico vivace di uomini e donne che gesticolano e parlottano e sembrano incitare i concorrenti, al di sotto avvengono invece cose particolari: alcuni giovani nudi stanno sdraiati sull’erba, intenti a contemplarsi reciprocamente, ad accarezzarsi ed a congiungersi in evidenti giochi erotici.
Le pareti sono suddivise in due registri: quello superiore accoglie quasi cento figure umane intente allo svolgimento di gare sportive in onore del defunto: degno di ammirazione, in particolare, sulla parete di fondo il pubblico seduto sulle tribune. Le scene ginniche, che costituiscono il repertorio di questo tipo più ampio conservatosi nell’arte etrusca, richiamano il mondo greco: alcuni esercizi sembrano essere eseguiti in palestra, come si deduce dalla presenza di alcuni personaggi identificati come maestri di ginnastica. Il tema scelto per il registro inferiore è quello del simposio, che si svolge secondo l’uso etrusco, ossia con la partecipazione di donne.

Fac simile Gliptoteca Copenaghen

Non si può non rimanere colpiti di fronte alle tribune raffigurate sugli affreschi: tra gli spettatori, infatti, vi sono anche donne, riconoscibili dal copricapo. Le donne godevano, nei costumi e nella vita quotidiana, di una libertà e di una forma di uguaglianza, nei confronti del sesso maschile, sicuramente inusuale. Ma gli Etruschi sono un “universo parallelo” tutto da scoprire.
Raffaella Galli
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La Tomba delle Bighe a Tarquinia

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