La cripta di Sant’Antonio abate a Nardò

A metà dicembre, in diverse zone del Salento, si rinfocola l’amore della gente per Sant’Antonio abate, antichissimo santo orientale, in devozione del quale si accendono grandi falò, il più grande dei quali che si conosca è la focara di Novoli. Ma lontano dalle feste di paese e le tradizioni di massa, vagando nelle campagne si incontrano luoghi solitari intimamente legati a lui.

Qui siamo in agro di Nardò, parecchio fuori l’abitato, in un paesaggio brullo e rude, che certo è associato all’animo del grande santo eremita…

…un animo simile a quello con cui si era armato, di fede e pazienza, lo sconosciuto monaco solitario che qui entrava…

 

…discendendo queste scale scavate nella roccia…

…si lasciava alle spalle il mondo… e la città…

…e creava il suo capolavoro. La cripta è dedicata a Sant’Antonio abate, e il suo ciclo pittorico si fa risalire ai secoli XIII-XIV. Tutta l’opera di scavo è quasi perfettamente regolare, sia il pavimento che la volta (piuttosto bassa, non raggiunge mai i due metri di altezza). L’aula ha un impianto rettangolare ed è orientata in direzione Est-Ovest, con altare addossato alla parete orientale. Un gradino-sedile, in parte interrato, corre ai lati dell’altare, lungo la parete a sud e parte di quella opposta. L’ingresso è invece posto a Nord.

Appena si entra, subito balzano agli occhi i santi guerrieri…

…armati ed a cavallo…

Si tratta dei santi Giorgio e Demetrio. San Giorgio, con la sua lunga lancia, intento a trafiggere il drago. San Demetrio ha invece uno scudo crociato, ed anch’egli è figurato mentre combatte il drago, non più visibile, ormai. La presenza di questi due Santi è comune nei secoli XII e XII, nel periodo truculento delle Crociate. Ed infatti non è difficile ritrovarli lungo i sentieri percorsi dai cavalieri che andavano in Terra Santa…

Qui sopra vediamo San Pietro, benedicente alla maniera greca…

La cripta di Sant'Antonio abate a Nardò

…e accanto a lui, uno splendido Cristo, anche’Egli benedicente alla greca. Nell’altra mano regge una pergamena.

Qui sopra, Sant’Antonio Abate. Anch’egli appare benedicente alla maniera orientale, mentre con l’altra mano sembra reggere il bastone tipico della sua iconografia, insieme ad un cartiglio.

Stupenda, qui sopra, anche la scena dell’Annunciazione: Maria ha alle spalle due alte torri. Questo particolare mi riporta alla mente l’affresco situato nella chiesa rupestre della Buona Nuova, nella gravina di Massafra (foto sotto)…

…dove la Vergine ha alle spalle appunto due alte torri che ricordano quelle fiorentine… chissà, se c’è un elemento reale in comune.

Gli affreschi della cripta neretina restano in grave stato di deterioramento, avrebbero bisogno di essere salvati. Ricordo che mi portò qui la prima volta un caro amico che non c’è più, Paolo Zacchino. Era già molto anziano, ma si trascinò appassionato fino a queste sperdute campagne perchè voleva a tutti i costi farmela conoscere. Anche per questo, non l’ho dimenticata. E continuo a mostrare tutto ciò che le vecchie querce della nostra terra mi hanno passato per adempiere al loro obbligo di memoria. Continuerò a farlo anch’io, per memoria di loro e di tutti i nostri antenati, che in luoghi come questo hanno amato e vissuto.

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La cripta di Sant’Antonio abate a Nardò

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