La casa di Virgilio a Brindisi

“Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope: cecini pascua, rura, duces”. E’ il commiato del grande poeta latino Virgilio: “Nacqui a Mantova, il Salento mi rapì alla vita, Napoli accoglie ora le mie spoglie: fui il cantore dei pascoli, dei campi, degli eroi”. Certamente un uomo mite, i cui tratti si riversano anche nel suo protagonista dell’Eneide, che fa sbarcare nel Salento dopo la caduta di Troia: Enea.

Brindisi fu un suo luogo prediletto, dove possiamo immaginare che lavorò ad una parte delle sue opere più famose, oltre al Poema, le Bucoliche e le Georgiche, l’inno supremo alla vita serena e pacifica dei contadini. Qui comprò una casa, che appunto non era sfarzosa come il suo successo avrebbe potuto consentirgli, e che gli serviva da base, in una terra che lui amava, sul porto davanti alla Grecia dei miti.

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Si trovava davanti alle famose colonne brindisine (una delle quali donata nel 1657 alla città di Lecce, in devozione al nascente astro di Sant’Oronzo)…

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…proprio lì, dove la tradizione vuole che terminasse la Via Appia, proveniente da Roma.

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Quello che era la casa di Virgilio è oggi stata inglobata dalle strutture posteriori, e le uniche immagini che ci restano sono due antiche litografie…

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…ma approfittando delle giornate FAI di primavera, siamo riusciti ad entrare all’interno di questa casa, per spiare quello che da fuori non si può vedere…

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…non è molto… ma ci restituisce una parte della famosa litografia!

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Come curiosoni della Storia, ci infiliamo nella storia minima di quelli che erano gli ambienti dove il Poeta che ispirò anche Dante Aligheri trascorreva il suo tempo in privato…

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La più antica indicazione della casa di Virgilio la si trova in un documento del XVI secolo. Certo, tutto resta sempre nel vago, ma il fascino che emanano queste pietre dal vivo è indiscutibile…

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…fuori, sulla strada, un’epigrafe immortala per sempre il ricordo di Virgilio, che qui morì, di ritorno dalla Grecia, qualcuno dice per un brutto colpo di sole. Lui ordinò agli amici, in fin di vita, di bruciare il manoscritto della sua Eneide, perchè non era riuscito a rivederlo, e completarlo. Fortunatamente, quando lo portarono all’Imperatore, questi decise invece di custodirlo. E così, anche se in alcune sue parti magari risente di certi passaggi “incompleti”, dopo 2000 anni noi oggi possiamo ancora apprezzarlo.

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Davanti a questo mare, da dove lui stesso si affacciava, sul porto che pullulava di traffici e commerci e navi in partenza ed in arrivo, non possiamo non pensare a quanta gente da qui sia passata, in ogni epoca. Gandhi si imbarcò per tornare nella sua India, per liberarla dal dominio Inglese senza sparare un sol colpo di cannone: gli fu donata un’antica coppa, da Don Pasquale Camassa, il direttore del Museo civico di San Giovanni al Sepolcro, per buon augurio.

Mi piace pensare che il poeta della non-violenza la usasse poi per metterci il latte della capra che si portava sempre con sè. Sopra, in un eccezionale video del dicembre 1931 lo vediamo imbarcarsi da Brindisi per tornare in India.

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A ben pensarci, da qui passò anche Emilio Salgari, nell’unico viaggio per mare che lo scrittore di Sandokan e il Corsano Nero fece, da nord a sud nell’Adriatico. Non poté proseguire, lungo la rotta della Via delle Indie, che qui a Brindisi aveva la sua famosa “valigia”. Chissà, forse fu la goccia che traboccò dal vaso della sua disperazione, quando Emilio tornò a Torino, e spremuto vigliaccamente dagli editori decise di suicidarsi.

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La vita non sempre è stata giusta con gli scrittori. Ma il lume della penna è sempre stato meno tirannico dei destini umani. Ancora oggi, dopo secoli e per l’eternità, Enea e Sandokan continueranno a popolare i sogni di tutti i romantici che avranno bisogno della casa di un poeta.

(che ringrazia i proprietari della casa, il FAI, per la sua opera di protezione della storia e della cultura, Tony Mingolla per la sua precisazione sul vaso che Gandhi ebbe in dono da Brindisi).

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