Nella corte del piccolo Salento antico

Per chi come me ama gironzolare fra i borghi di questa terra, alla scoperta di aspetti della vita passata rimasti incontaminati nell’era tecnologica dei nostri giorni, è sempre una sorpresa ritrovare angoli di vita ancora vissuti, rimasti tali e quali nei secoli, abitati da gente intrisa di tutta quella genuinità.

E’ il caso di una vecchia casa a corte di Galugnano (frazione di San Donato), confesso, uno dei paesi che amo di più, per la grande quantità di aspetti storici che qui si riscontrano…

…all’ombra di un imponente palazzo baronale (la cui parete esterna è ricca di interessanti epigrafi tutte da tradurre), circondato da menhir, chiese medievali e rinascimentali, ricolme di ogni tesoro storico-artistico. Ma di tutto questo certo farò in futuro una sintesi. Stavolta sono qui, attratto da questa casa del centro storico…

Nella corte del piccolo Salento antico

…che non è stata trasformata dal progresso.

Il pozzo, nella sua corte, mostra i segni del lungo periodo di rifornimento di acque dei suoi abitanti…

I suoi proprietari, umili e gentilissimi signori, mi fanno entrare. E così scopro come era il tetto delle case di una volta, quando non si aveva la possibilità di costruire una volta di pietra.

Travi di legno disegnano lo scheletro che supporta un telaio di legna più piccola e leggera, che a sua volta sostiene “lu cannizzu”, ossia un telaio di canne sapientemente assemblate insieme. Infine, dopo un leggero strato di intonaco, sulla parte esterna venivano poggiate le tegole in terracotta. E’ la prima volta che trovo un tetto simile ancora intatto, dopo averlo visto distrutto in centinaia di masserie salentine.

Tutto qui, profuma di antico. Questo blocco di tufo, qui sopra, faceva parte di un apiario (l’attività di allevamento delle api per trarne il miele era molto diffusa in Salento, vedi qui), ne sopravvive solo un elemento.

I due elementi qui sopra invece riguardano la lavorazione del grano: a sinistra, “lu stompu”, era il recipiente in pietra nel quale con un bastone usato come pressa si schiacciava il grano, per macinarne la quantità da utilizzare in casa. A destra invece “la pisara”, una grossa pietra dalle dimensioni che potevano essere diverse, che era utilizzata come contrappeso nella trebbiatura.

Sulla porta di accesso di questa casa, i cui suoi stessi odori sanno di antico, c’è questa epigrafe in latino, un’usanza abbastanza diffusa, specialmente in alcune aree del Salento (come la Grecia Salentina e il capo di Leuca): in cui ritrovo perle di saggezza, che per qualche motivo ancora per me non del tutto chiaro, la gente di ogni estratto sociale, dai nobili fino alle famiglie più umili, teneva ad apporre sull’uscio di casa. Forse per istruire i propri bambini, chissà…

I proprietari di casa mi dicono: “l’uomo è nato a uso degli uomini”. Con un sorriso timido, a celare la ricerca che avevano fatto per avere la traduzione. Li ho ringraziati, per la gentilezza e la condivisione della loro casa. Porterò con me le immagini e le riflessioni di questo piccolo viaggio nel tempo.

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Nella corte del piccolo Salento antico

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