Girolamo Comi, un Poeta a Finibusterre

La sua Lucugnano lo ha ricordato, nel cinquantenario della sua morte, Girolamo Comi, barone, poeta, uomo d’altri tempi, nato a Casamassella il 23 novembre 1890 e morto nell’accogliente frazione tricasina, dove scomparve il 3 aprile 1968. Nacque da famiglia nobile.

Dopo aver compiuto gli studi in Svizzera, dove esordì con la raccolta Il Lampadario (1912), si trasferì a Parigi. Qui venne a contatto coi principali esponenti della poesia simbolista del primo Novecento. Tornato in Italia, si sposò nel 1918 con Erminia De Marco e dimorò a Roma, dove entrò a far parte dei cenacoli poetici orfico-misteriosofici che esistevano negli anni Venti. Nel 1946, separatosi dalla moglie, tornò stabilmente nella sua casa di Lucugnano.

E’ una casa che oggi è divenuta una sorta di Museo, ho potuto visitarla in occasione della celebrazione-omaggio che Lucugnano gli ha dedicato nel giorno del cinquantenario della sua scomparsa, il 3 aprile 2018. E come sempre mi ha lasciato il cuore gonfio di pensieri e riflessioni…

…che qualsiasi viandante che abbia a cuore la poesia e i tesori spirituali non può non provare, qui… come accadde al poeta Alfonso Gatto, di cui si ricorda una frase che egli lasciò qui, un giorno che era ospite dell’amico.

La sua casa è rimasta intatta, e vi sono oggi esposti alcuni degli effetti che ricordano la sua vita…

…alcune copie della rivista “L’Albero”, figlia dell’Accademia Salentina che egli fondò il 3 gennaio 1948. Sono passati ormai 70 anni da quel giorno. Qui un estratto della “Cronaca della fondazione”, contenuti nel primo numero della rivista “L’Albero”. “Si trattava, innanzitutto, di cedere a un ente l’anima e il cuore di un uomo vivente che avesse creduto in talune certezze fondamentali circa la vita e la poesia, e ora rivolgesse un appello ai migliori uomini della Puglia, un libero e sereno appello nello spirito di amicizia e di affratellamento cristiano, nel significato più ampio, eppure più antico e rigoroso della parola”. I convenuti scelsero il nome “Accademia Salentina” quasi con sottile speranza circa il significato in esso racchiuso. A celebrare il senso di comunità, di una terra di cultura forte e antica, figlia essa stessa di mille culture diverse, solenne come il paesaggio circostante, che Vincenzo Ciardo (uno dei pittori salentini più veraci) definì terribile. L’Accademia doveva occuparsi in particolare delle nuove generazioni, cercando nelle scuole della zona i migliori giovani, provvisti di evidenti capacità creative o critiche, onde provvederli di sussidi o borse, nel caso fossero poveri.

L’Accademia Salentina era dunque nata (un’esperienza veramente unica in questa regione geografica e dell’anima che è il Salento), e Casa Comi ne era il covo, Girolamo Comi il custode, insieme a Oreste Macrì, Michele Pierri, Vincenzo Ciardo, Ferruccio Ferrazzi, Mario Marti. Successivamente aderirono al visionario progetto del barone anche Luciano Anceschi, Rosario Assunto, Maria Corti, Luigi Corvaglia, Enrico Falqui, Giuseppe Macrì.

La vita del Comi vide anche il particolare esperimento economico dell’Oleificio Salentino, un tentativo di imprenditoria solidale che il poeta costruì per dar lavoro alla sua gente, i paesani di Lucugnano, forse sbagliando nel non circondarsi di professionisti del settore. L’esperimento purtroppo portò in breve tempo il poeta alla rovina finanziaria, nonostante la raccolta poetica Spirito d’Armonia (1954) gli avesse conferito un discreto successo di pubblico.

La sua scrivania è rimasta come lui l’ha lasciata…

…calamaio compreso…

…ma è così tutta la casa…

…ed in ogni angolo si percepisce la gentilezza d’animo di cui i suoi più anziani paesani oggi ricordano, i più con gli occhi umidi, ripensando all’aiuto che essi ebbero dal barone, ma anche alla sua miseria finale, che vide in quel caso l’aiuto collettivo della gente verso il poeta…

Oppresso da problemi economici, nel 1961 vendette la sua casa alla Provincia di Lecce per destinarlo a pubblica biblioteca, rimanendovi a vivere in qualità di custode e bibliotecario. Poi, nel 1965 sposò la sua domestica Tina Lambrini, al suo servizio dal 1948, che col passare degli anni era divenuta anche un affettuoso sostegno morale. Morì confortato dall’affetto dei lucugnanesi, che lo avevano spiritualmente e materialmente sostenuto durante gli ultimi poveri anni di vita.

La stanza della cucina emana un incredibile calore umano che è impossibile non avvertire, passandoci… ma come si diceva, è una sensazione che vi si respira ovunque.

E’ stato bello, poter rivedere questo scrittoio…

…condivido qui lo scritto per intero, di cui abbiamo trovato all’inizio la frase finale, e di questo sono grato a Giuliana Coppola (e suo marito Nicola Toma), che me l’ha fatto conoscere, perché meglio di ogni cosa può descrivere a chi qui non è mai entrato, la sensazione di cui scrivevo ma non potrei trasferirvi mai pienamente.

E’ il mio piccolo, personale omaggio alla vita di quest’uomo della mia terra, che pur non avendolo mai potuto conoscere sento vicino, nel pensiero e nella calda accoglienza del meraviglioso borgo di Lucugnano.

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