La casa del Principe Sebastiano Apostolico Orsini

Luminosa figura del Salento autentico, Sebastiano Apostolico Orsini rappresenta la più nobile nobiltà della Lecce ottocentesca, colma di slanci ideali e promotrice di tante innovazioni per la società del tempo. Nacque a Lecce nel 1853, viaggiò molto, per accrescere la sua cultura agraria, il suo chiodo fisso. Riuscì infatti a traghettare il Salento fuori dal sistema feudale in cui il territorio era da sempre impantanato.

Fu il primo a introdurre la mezzadria nel leccese, facendo così finalmente in modo che nascesse anche la piccola proprietà terriera. La terra era infatti stata da sempre faccenda privata in mano alle famiglie nobili. Il suo motto, “Non sorte, sed labore”, indicava la fiducia che egli aveva nella passione di svolgere il proprio lavoro con gli strumenti migliori possibili. Inventò nuovi metodi di irrigazione, introdusse l’allevamento bovino, indicò ai salentini di produrre da sé il vino, attività fino ad allora “serva” delle grandi aziende del nord Italia. Costruì la sua dimora nelle amene campagne di Arnesano, e la chiamò Materdomini…

materdomini

Confesso di essere molto legato a questa storia e questi luoghi, dove personalmente vi ho passato in solitudine la gioventù, venendo quaggiù in bicicletta, affascinato da questa casa, che sebbene era completamente disabitata era ancora custodita dal suo storico custode, Silvano. Queste foto infatti si riferiscono alla fine del secolo scorso, sono sbiadite come il tempo e la macchinetta di allora, ma credo trasmettano ancora un certo fascino, che gli amanti di storia locale sapranno ben sentire.

mater domini

Fra i viali di questo delizioso giardino lo spirito idealistico del Principe si percepisce ancora, come tutto il suo impegno profuso per questa terra. Lecce lo ricorda all’interno del vecchio Ospedale Fazzi, che lui volle tenacemente costruire, per fornire la città di una struttura moderna.

sebastiano apostolico orsini

Fu il primo a costituire il Consorzio antifillosserico della Provincia, che serviva a proteggere le coltivazioni della vite, ma si diede da fare a promuovere la costruzione di strade, case coloniche, stalle più moderne per gli animali, bonifiche delle aree paludose, il tutto finalizzato al suo visionario progetto di un Salento autonomo dal punto di vista agricolo. La sua stessa casa era il simbolo di tutto questo: una comunità assolutamente autosufficiente!

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Venendo da Lecce, si arriva dalla parte posteriore della sua grande tenuta, e si incontrano le case che aveva costruito per i suoi contadini, che qui vivevano stabilmente…

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Erano tutte case dotate di caminetto per il riscaldamento e ambienti diurni e notturni.

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E’ da qui che parte il lungo viale che conduce alla sua dimora. Strada facendo si incontrano ancora i resti del grande lavoro che qui interessava non solo il vino, ma anche il tabacco, il grano e molto altro.

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Fu sindaco di Lecce (1908-1914) e per trent’anni prima Consigliere e poi Presidente del Consiglio Provinciale, ma era grande anche il suo amore per l’arte e per i monumenti della storia salentina. Insieme a Cosimo De Giorgi ed a Sigismondo Castromediano aveva costituito la “Brigata degli Amici dei Monumenti”, facevano le riunioni nella sua casa di Lecce, a Palazzo Apostolico. A volte le battaglie erano tenaci, ma riuscirono tra l’altro a evitare l’abbattimento della storica chiesa di San Marco, in piazza S.Oronzo, a Lecce (provvedimento partito da Roma in via definitiva, e nemmeno il sindaco di Venezia otteneva clemenza): il De Giorgi si dimise da Soprintendente ai Monumenti e Scavi di Terra d’Otranto per protesta, il sindaco di allora, Giuseppe Pellegrino ritardò l’esecuzione dell’ordine di Roma, ed alla fine la Cultura vinse.

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La sua casa, come si diceva, ospitava una grande Comunità, che aveva non solo l’alloggio, ma la scuola per i figli dei contadini e una chiesa. A metà strada sul grande viale interno c’era una grande piazzetta dove la gente si riuniva la domenica, davanti all’immagine della Mater Domini…

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Sebastiano Apostolico Orsini non si sposò, e non ebbe figli, ma crebbe come eredi i figli dell’unica sorella, la principessa Michela, sposata al nobile Pasquale Grassi di Martano. Una di questi era Vittoria Grassi, di cui i familiari hanno lasciato un libro, in cui ella racconta quella vita, e quel Salento, che oggi è così rapidamente mutato…

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“Il Sud è il mio mondo, e nel Sud voglio tornare. Ricordo i tempi passati, che sento così vivi in me, e vorrei che qualche cosa ne rimanesse”. Inzia così, questa preziosa testimonianza (stampata da Stefano Solazzo Editore nel 2007) dal titolo semplice: Il mio Sud.

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“Allora mi piaceva tutto, i campi, il muggire delle mucche, la semplice parlata dei contadini, ed anche le strane preghiere che mia madre recitava con rituale arcaico durante i temporali di fine estate”…

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“Non ho mai capito che lavoro facesse lo zio, sempre seduto da solo per ore al suo tavolo. Compiva ricerche che credo si riferissero a Lecce e ai suoi dintorni. Poi rivedeva i conti, che immagino non tornassero mai”.

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“Il suo senso poetico gli rendeva infinitamente caro il mazzolino di fiori che la Peppa componeva per lui. Anche dopo la morte dello zio, la Peppa, finché rimase con noi, preparava un simile mazzolino perché lo portassi sulla sua tomba a Lecce nel giorno dei morti, e io compievo l’incarico con grande fierezza”.

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“L’epoca della vendemmia portava giornate allegre, ma quelle precedenti erano tormentose: si scrutava il cielo e se in quel periodo pioveva erano guai. Lo zio mi faceva chiamare perché andassi alla vendemmia con lui. Cominciava ed essere un pò calvo. Usciva col cane e con un ombrello grigio per ripararsi dal sole. Certe volte mi faceva tenere l’ombrello, certe altre il cane. Io preferivo l’ombrello, tra me e il volpino Little non correva buon sangue: non so se lui fosse geloso di me o io di lui!”

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“Il regno spensierato e più gradito, correvamo felici per i viali. Crescevano le piante del giardino. Settembre era tra i mesi il preferito. Ora che siamo adulti è vuoto e silenzioso: aspetta bimbi nuovi e nuove voci, ma il tempo passa e lui lo sa aspettare”.

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Vittoria sposò nel 1946 l’ammiraglio Giuseppe Pighini, proprio nella cappella della casa, posta sulla sinistra della grande facciata…

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…fra lo scintillare delle sciabole della Marina…

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…nacquero Stefano e Cinzia, ma la famiglia è da tempo stabilita a Roma.

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La casa del Principe è ormai vuota…

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…di solito ci abitava nei mesi estivi, ma era dotata di ogni servizio.

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Le sale erano ampie e decorate.

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Ogni ambiente aveva un caminetto.

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Bellissima la cucina economica!

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Molti gli ambienti, ed i tipi di maiolica sul pavimento.

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Oltre a oggetti veramente d’epoca: questo credo che fosse una stufa!

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Un esempio di letto a molle veramente antico!

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La classica cassapanca.

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Il mobilio, decorato ad arte veramente delicata!

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Un’occhiata negli immediati dintorni della casa. La caratteristica colombaia…

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Una stalla, fra i numerosi ambienti di servizio…

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La rovina dell’abbandono lascia comunque immaginare il gran lavoro che ogni giorno si teneva in questa tenuta!

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Il paesaggio intorno alla villa è affascinante, tutto scavato nelle cave di pietra…

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A poche centinaia di metri, il Santuario di Montevergine…

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…anche questo un luogo tenuto in vita da decenni da un custode che lo tiene pulito.

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Sono anni che non torno più in questo luogo, mi hanno detto che è molto cambiato. Mi piacerebbe sapere se Silvano, il custode, che c’era già ai tempi del matrimonio di Vittoria Grassi, c’è ancora, e passa da qui. Questo è il mondo che fu di Sebastiano Apostolico Orsini, a Materdomini. E affacciandosi dal suo balcone, laddove chissà quante volte lui si affacciò, non si può non avvertire l’ideale di una terra da amare, custodire, proteggere. L’ideale di un Principe.

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(di seguito pubblico, e di cuore ringrazio di conseguenza l’autrice, una mail giuntami in privato)

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La casa del Principe Sebastiano Apostolico Orsini

One comment to La casa del Principe Sebastiano Apostolico Orsini

  • aldo  says:

    immensamente fantastica! facciamo qualcosa per preservarla prima che venga vandalizzata!

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