Santi Poeti e Navigatori

E’ un detto molto noto, nel mondo, questo: Santi Poeti e Navigatori. Si riferisce agli Italiani, campeggia sul Palazzo della Civiltà Italiana, a Roma. Non importa chi lo disse per primo, fatto sta che gli stranieri riconoscono così gli abitanti della Penisola. Tuttavia è un detto che calza a pennello anche per i Salentini. Varrone e Verrio Flacco (importanti autori latini) scrissero che la popolazione del Salento trasse la sua origine da una fusione fra Cretesi, Illiri e Locresi. E che il nome della loro terra deriva dal mare, dato che Cretesi e Illiri avevano fatto amicizia in mare (“in salo”) coi Locresi.

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Marinai, navigatori fin dalle origini, certamente. Ma fu altrettanto indubbio l’influsso che fece su questa gente il passaggio di San Pietro, nel I secolo. Diversi paesi conservarono il nome dell’Apostolo, come in nessun altro luogo d’Italia: San Pietro in Bevagna, San Pietro in Galatina, San Pietro in Lama, San Pietro Vernotico. Decine e decine di chiese e località minori. L’aureola della santità si propagò per questa terra, ed in ogni tempo seminò donne e uomini che professarono il messaggio di Cristo, con la parola e i miracoli. Incessantemente.

santi poeti e navigatori

Ed una terra dalla bellezza così intima ed autentica non poteva che generare animi poetici in ogni paese. Alcuni giunsero alle cronache nazionali, altri rimasero cocciutamente nascosti nella loro casa. Ma non poterono impedire, alla loro morte, che i loro versi corressero liberi come il vento… “…terra infausta e ribollente, fruttifera per pochi e per nessuno. Avremmo potuto coltivare grano invece che olive e ortaggi e alberi d’arance. Avremmo potuto veleggiare in terre altrui, pirati e avventurieri, ma non potevamo noi allontanarci dalle madri. Con gli occhi neri delle olive, madri e amanti, incatenati incantati inchiodati ai nostri sassi, qui torniamo, sempre. Qui si frangono le difese e le offese, si barattano vite e case, si levano alti muri di antiche pietre e alberi d’argento muschiato”… (Maura Pacella Coluccia, di Specchia).

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Dal Salento passarono, comunque. Anche chi non si fermò a lungo. Anche chi ci venne solo col pensiero. Emilio Salgari scrisse le più grandi avventure di mare mai narrate da una penna italiana. Eppure fece solo un viaggio in nave, in vita sua, attraversò l’Adriatico, e si fermò a Brindisi. Non potè prendere la favolosa “valigia delle Indie”. Però da Brindisi partì per il resto della sua vita verso gli orizzonti dell’Avventura, si ritirò a Torino e non vide mai più il mare.

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Era il 1480, e San Francesco di Paola, dal suo eremo in Sicilia, “vide” Otranto, tre mesi prima che arrivassero i turchi. Poi la “vide” di nuovo, per annunciare la vittoria dei cristiani sul nemico. L’antica statua della Madonna che si trova oggi nella Cappella dei Martiri, nella Cattedrale, fu portata a Valona, insieme ad una ragazza otrantina, come preda di guerra da un turco che la credeva di oro. Quando sua moglie non riusciva a partorire, la schiava otrantina pregò il turco di lasciare fare a lei, con la ricompensa di riportare la Madonnina a Otranto. La donna partorì, ed il musulmano, incredulo, dovette mettere la schiavetta su una barca, senza remi, senza vela, insieme alla statua. E miracolosamente giunsero a Otranto sane e salve.

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Ce ne sono tante storie da raccontare, tante poesie sconosciute da declamare, un piccolo mondo immenso che vuole esplodere. Ed in questo spazio glielo lasceremo fare. Dedicato a chiunque creda a qualcosa di speciale. O voglia intimamente esserlo. A tutti noi, santi poeti e navigatori di questa terra.

di Alessandro Romano

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