Creta, emblematica isola dell’arcipelago Greco, custodisce innumerevoli memorie della civiltà, alcune rimaste incomprese, fino ai nostri giorni.
E’ il caso di un disco di argilla, grande quanto una mano, scoperto nel 1908, che tuttora anima il dibattito fra gli studiosi sul suo significato. E’ noto come “Il Disco di Festo”, risale al 1700 a.C. ed è decorato da entrambi i lati da simboli che sono stati impressi sull’argilla ancora umida, prima di essere cotta ad alta temperatura. La lunga serie di simboli sembrano raccontare attraverso una scrittura sconosciuta, qualcosa che noi oggi non possiamo comprendere, e che segue un corso a spirale, a partire dal centro del disco verso l’esterno. Sembra partire tutto da una rosetta. Poi segue un uomo che cammina. Alcune teste, poi altri uomini, ed una donna, un bambino. E poi elmi, guanti, frecce, archi, scudi, attrezzi di lavoro come picconi e seghe. Una nave. Molte specie di animali, e anche di piante, come la vite ed il papiro. Un flauto. E quella che sembra un’onda. Alcuni studiosi ipotizzano che si tratti di una carta astronomica, facile anche da portare con sé. Altri, un gioco. Il mistero, sin dall’inizio, era così fitto che molti pensarono si trattasse di una falsificazione dello stesso scopritore, ma le prove archeologiche attestano che il disco sia autentico. Fu ritrovata un’altra tavoletta, scritta con la lineare A (che era tipicamente usata dalla civiltà minoica cretese), che è indubbiamente autentica. E poi, sul disco di Festo sono presenti correzioni apportate dallo scriba che non potrebbero essere spiegate, se si trattasse veramente di un falso. Ad uno studio capillare si notano diverse aree in cui i segni sono stati cancellati e impressi con nuovi simboli. Considerato che l’iscrizione sia breve, è possibile che il sistema di scrittura completo comprendesse più segni dei 45 utilizzati sul disco, forse circa 55 o 60 segni diversi. Questo presuppone che l’iscrizione sia scritta in una lingua sconosciuta. Non è ancora del tutto certo quale lingua parlassero i cretesi durante l’Età del bronzo. Sappiamo che quella civiltà era una ricca società di commercianti marittimi noti per i loro fastosi palazzi, le grandi città e l’arte, e che dovevano avere per forza una lunga serie di contatti, in tutto il bacino del Mediterraneo. Forse solo una nuova scoperta, di un reperto simile, potrebbe consentire agli studiosi una svolta nell’interpretazione del disco. Che resta ancora oggi davanti agli occhi di tutti i visitatori del Museo Archeologico di Heraklion, nella meravigliosa Creta.
ALESSANDRO ROMANO (chi sono)
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