Navigando sui muri del Salento

La Storia non è solo quella raccontata dai grandi eventi che hanno migliorato, squassato e agitato il nostro mondo nel corso di migliaia di anni. C’è un racconto più sommesso, fatto da voci basse e gente senza nome, che si è eternato coi segni che ognuno di noi, da bambini, tracciava senza la consapevolezza di quell’eternità.

Un racconto che si è adagiato sulla clessidra del Tempo come sulle onde del mare, si è fatto portare con quel movimento incessante, e cullato come la nenia di una ninna nanna ad un bimbo, è giunto fino ai nostri giorni, placido e pure fresco, come è appunto un bambino. E’ il racconto dei graffiti navali del Salento.

Ci ha pensato un archeologo dell’Università del Salento a portarlo a tutti noi, Angelo Cossa, specializzato in Archeologia Classica presso la Scuola “Dino Adamesteanu”. In questo suo splendido studio ci restituisce un panorama sorprendente che potrà appassionare non solo gli addetti ai lavori ma anche i semplici appassionati di storia e del territorio.

Accompagnato dalla prefazione di alcuni fra i massimi esperti dell’Università del Salento, l’Autore si muove con piglio sicuro e impeccabile come il timone di una nave, conducendo la sua prua dapprima alle origini del concetto stesso di graffito, il gesto millenario che ha spinto ogni uomo nell’antichità, mosso da uno spirito spesso devozionale, ma che risentiva di influssi di natura geografica, etnica e culturale, nel grande bacino del Mediterraneo, multiforme crogiolo di civiltà.

I graffiti a carattere navale si pongono come un fenomeno simile a tutte le coste mediterranee (ma anche del nord Europa), ma è difficile distinguere  una categoria ben precisa di edifici, su cui essi venivano tracciati. Essi infatti si trovano sia su costruzioni rurali che urbane, sia private che pubbliche, civili o religiose. E venivano realizzati sia da marinai, o gente che col mare ci viveva e lavorava, ma anche da semplici “spettatori” del mare stesso.

La ricostruzione di Cossa parte dalla preistoria, per attraversare la civiltà dell’Egitto, il mondo ellenico e quello romano, per finire in epoca medievale e post medievale. In ogni secolo l’uomo ha vissuto in intimo rapporto col mare, e le navi facevano parte della vita e dei commerci, ma anche delle guerre, fra i popoli.

Una meticolosa descrizione della tipologia delle navi, e in questi graffiti si riscontra una quasi perfetta aderenza alla realtà dei navigli in quanto espressione di graffiti fatti da “gente di mare”, ci accompagna al cuore di questo libro, che sono le evidenze navali del Salento, e più precisamente della provincia di Lecce.

Un panorama ricchissimo di siti, in cui l’Autore si è prodigato di mettere insieme tutti i dati ricavati dallo studio archeologico.

Nel testo non vi sono solo le immagini fotografiche dei graffiti, ma anche una ricostruzione grafica che aiuta i non addetti ai lavori a leggere pienamente il disegno della nave.

Luoghi inaccessibili oggi ai più, come il campanile del duomo di Lecce, rivelano sorprendenti e dettagliatissimi disegni di navi, che come in un balzo con la macchina del tempo ci trasportano indietro di secoli. Ogni graffito è diverso e pone dettagli propri, come anche una firma o epigrafi che ne completano il messaggio.

Navigando sui muri

Qui sopra siamo presso l’antichissimo molo di San Gregorio (Patù), dove all’interno di una grotta sita oggi in proprietà privata si trovano diverse navi, che attestano la lunga frequentazione non solo di quel luogo ma anche del mare di fronte, testimone del passaggio di vascelli di ogni epoca.

I graffiti si trovano non solo in grotte ma anche in masserie e, come si diceva, in ogni luogo di frequentazione umana stabile o di passaggio.

I graffiti oggetto di studio dell’Autore, dopo un attento esame iconografico, hanno rilevato le diverse tipologie di navi che hanno attraversato i mari salentini e sono rimaste nella memoria dei loro disegnatori senza nome. In questa sezione si affronta così in maniera scientifica l’aspetto delle navi da guerra, come la galea, la galea sottile, la galeazza, il galeone a remi o a vela, lo sciabecco. O le navi commerciali, come la caracca o la nave tonda da carico.

Questo testo rientra a mio parere nel panorama dei libri “necessari”, e non solo per via della mia personale passione dei graffiti che mi porto anch’io dietro da sempre: esso funge da accompagnatore per i viandanti di oggi, che possono vedere in alcuni casi i luoghi in esso descritti e recepire pienamente il messaggio dell’Autore. Qui sopra sono di fronte al graffito della nave presente all’interno della grotta di San Cristoforo, di fronte alla meravigliosa spiaggia di Torre dell’Orso: secondo un confronto con altri documenti iconografici del XII-XIII secolo ritrovati a Ravenna, essa potrebbe rappresentare  un tipo navale denominato “nave delle Crociate”, utilizzato dalla marineria cristiana d’Oriente come naviglio da carico, per trasportare merci e soldati cristiani in Terrasanta.

Dopo il viaggio in questo libro, sono certo che, come per me in quella grotta, i graffiti navali del Salento si accenderanno di vita, e quelle navi raccontate dai nostri progenitori e raccolte con amore in queste pagine dell’Autore, prenderanno di nuovo il largo, nel grande mare che ognuno di noi porta con sè.

(Mi associo anch’io come l’Autore nei ringraziamenti agli studiosi che a vario titolo lo hanno supportato in questo libro: Francesco D’Andria, Rita Auriemma, Cosimo Pagliara, Riccardo Guglielmino, Paul Arthur, Giovanni Giangreco, Paolo Gull, Luigi Coluccia, Rino Scarano, Andrea Chiuri, Alessandro Rizzo, Cristiano Alfonso, Alberto Potenza, Marco Merico, Mariangela Sammarco, Marco Leo Imperiale, Chiara Pirelli, Nina Mauro, Vito Giannico, Vincenzo Spagnolo, Michele Bonfrate, Giuseppe Muci, Maurizio Miggiano, Cristiano Donato Villani, Oronzina Malecore, Debora Trippetti, Aurora Quarta, Angelo Colucci, Matteo Fonseca, Francesco Coppola, Giuseppe Chiriacò, Fabio Manta, Pierpaolo Cariddi, Silvestro Micocci, Gianni Carluccio e Antonio Carlucci. Ogni studioso è necessario all’umanità, come ogni goccia al mare!)

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Navigando sui muri

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