Gallipoli, San Francesco e il Mal Ladrone

L’incantevole borgo antico di Gallipoli custodisce fra il suo enorme patrimonio storico una singolare statua del Mal Ladrone, uno dei due uomini citati dai Vangeli che furono crocifissi accanto a Gesù. Quello che non si pentì, fino alla morte. Si trova in una chiesa veramente affascinante, dedicata a San Francesco d’Assisi, il cui nucleo più antico risale al XIII secolo.

Il tempio fu poi ristrutturato nei secoli successivi, ma conserva tutto il suo fascino antico fra le sue mura…

…per cui ne consiglio la visita, a tutti gli appassionati di storia dell’arte.

Sulla prima cappella che si apre entrando, sulla destra, ritroviamo il personaggio che fu l’incubo di tanti ragazzini gallipolini, in passato, che pure si arrischiavano sempre per avvicinarlo, anche nelle ore buie della sera, in una sorta di prova della maturità e del coraggio: il Mal Ladrone!

Gallipoli, San Francesco e il Mal Ladrone

È opera di un artista gallipolino, Vespasiano Genuino (1552-1637): si tratta di una statua lignea raffigurante l’uomo che mai si pentì dei suoi misfatti davanti al Cristo. Questa statua è veramente diventata famosa in tutto il mondo! Forse anche perchè raccontata dal celebre poeta Gabriele D’Annunzio, che giunto in città nell’estate del 1895, la poté osservare nella visita, certamente incuriosito dai racconti della gente del posto. Così egli scrisse: “Scendiamo a terra per fare qualche spesa. Alcuni gallipolini ci offrono di mostrarci il mal ladrone. Sembra che questo crocifisso sia il personaggio più importante della città… Il guardiano ci porta nella chiesa, entriamo, accende una candela in cima a una canna e ci conduce in una cappella oscura. Sollevando il moccolo illumina una figura di legno dipinto inchiodata ad un’alta croce. Il fantoccio ha una strana espressione di vita atroce, nell’ombra”. I gallipolini  narrarono al poeta numerose leggende riguardo al “Malladrone”: per esempio si dice che i vestiti di quest’ultimo sono sempre strappati, anche se cambiati 1000 volte al giorno.

Osservandolo dal basso, dalla posizione in cui i turisti lo guardano ancora oggi, il D’Annunzio disse che aveva un'”orrida bellezza”…

Dall’altra parte, il Buon Ladrone ha tutt’altra espressione, e forse non ha la stessa presa sull’osservatore: deve essere lo stesso meccanismo che ci accade leggendo la Divina Commedia di Dante, nella quale un pò tutti ritrovano più “interessante” il cantico dell’Inferno…

…deve essere la nostra attitudine al lato oscuro! Ovviamente esagero!

Pregevoli sono le tele e le altre opere d’arte presenti, appartenenti a epoche differenti. Qui vediamo la cosiddetta “Dormitio Virgini”, ossia la morte della Vergine Maria…

…particolare è la scena riprodotta sotto, riportata dai Vangeli apocrifi (Discorso di San Giovanni il Teologo): “Mentre la portavano via, un Ebreo dal corpo robusto di nome Iefonia, si lanciò per assalire la lettiga portata dagli apostoli; ma con forza invisibile un angelo del Signore che era dietro di lui con una spada di fuoco, gli troncò le due mani e le lasciò appese per aria attorno alla lettiga. Dopo questo prodigio, tutto il popolo degli Ebrei, che ne era stato spettatore, gridò: “Colui che è nato da te, teotoco sempre vergine Maria, è proprio il vero Dio!”. Avendo Pietro comandato a Iefonia di fare conoscere i prodigi di Dio, questi s’alzò di dietro la lettiga e prese a gridare: “Santa Maria, che hai generato Cristo Dio, abbi pietà di me!”. Pietro rivolto verso di lui, gli disse: “Nel nome di colui che è nato da lei, si riattaccheranno le mani che ti sono state strappate”. Alla parola di Pietro, le mani pendenti dalla lettiga della signora subito si ritrassero e si riattaccarono a Iefonia. Egli credette e glorificò Cristo Dio, nato da lei”. Questa scena cruda (in Salento si riscontra anche in altri luoghi, come nella cripta del Gonfalone, presso Tricase) pare quasi lasciarci un avvertimento: quello di non avvicinarsi ai misteri dell’aldilà con atteggiamenti troppo “terreni”.

Stupendo è il presepe in pietra attribuito a Stefano da Putignano, che operava verso la fine del Cinquecento…

…dalla grande carica emotiva…

…rientra a pieno titolo fra i più bei presepi storici del Salento.

Il pavimento mostra alcuni stemmi, su questo in particolare mi ci sono soffermato perchè ho visto la data 1743, sul cui tremendo terremoto accaduto in Salento continuo a cercare tracce (non è questo il caso!).

Gli altari sono tutti una meraviglia!

Maestosa, ed eloquente, la tela in controfacciata…

Questo affresco dovrebbe rientrare nelle opere più antiche della chiesa (ce ne sono lacerti ovunque): l’iconografia raffigurante la Madonna sopra una chiesa rimanda alla Madonna di Loreto, o a quella di Costantinopoli, nel caso la chiesa raffigurata fosse in fiamme.

Struggente è Sant’Agata, la martire che subì la mutilazione dei seni, a cui i gallipolini sono molto legati…

Una chiesa che è quasi uno scrigno d’arte…

…affacciata sul mare, dal quale i gallipolini ricavarono sussistenza per secoli. E magari, chissà, davanti alla cui immensità, si ritrovarono sempre a riflettere sul volto di quel Mal Ladrone tanto temuto, emblema di una vita e di un’irriconoscenza a essa, da cui fuggire ogni giorno.

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Gallipoli, San Francesco e il Mal Ladrone

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