L’imago pietatis nel Salento

Una delle immagini più emblematiche con cui si raffigura Gesù nella storia dell’arte è la cosiddetta imago pietatis, che Lo riprende morto, in posizione eretta, solo nella parte superiore del corpo, con gli occhi chiusi e le mani incrociate sul ventre. Le somiglianze di questa particolare posizione con quella dell’uomo della Sindone ha portato qualche studioso a supporre che questa iconografia sia direttamente ispirata da essa, il che ne rafforzerebbe l’identificazione col Mandylion

(dal greco “μανδύλιον”, in arabo mandīl, “panno, fazzoletto”: era un telo oggetto di culto da parte delle comunità cristiane orientali, sul quale era ripreso il viso di Gesù, detto anche acheropita, cioè “non fatto da mano umana”. Era custodito a Edessa, poi a Costantinopoli, poi se ne persero le tracce nel 1204 durante il saccheggio della città operato dai Crociati. Alcuni studiosi ritengono sia lo stesso telo oggi noto come la Sindone di Torino).

veronica

Sopra siamo all’interno della trecentesca chiesa di San Giovanni, a San Cesario, dove possiamo vedere una rara immagine del volto di Gesù così come ci viene tramandato dalla tradizione del velo di Santa Veronica. Tuttavia in questo breve viaggio affronteremo l’iconografia più complessa della Imago Pietatis nel Salento, di cui ci ha molto interessato uno studio dell’archeologo Stefano Cortese, partito dall’immagine dell’altorilievo di Palazzo Ramis a Parabita.

palazzo ramis a parabita

La facciata di questo palazzo, sede un tempo probabilmente della dimora di una famiglia spagnola, mostra questo pregevole altorilievo, scolpito durante il 1500, che illustra tre soggetti a sè stanti…

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Sulla destra vediamo un’Annunciazione, in cui la Madonna accoglie l’Angelo mentre era assorta davanti ad un leggio…

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…al centro, due cavalieri si fronteggiano, coi focosi destrieri, davanti ad uno stemma non del tutto ancora identificato…

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…ed infine, sulla sinistra, quella che comunemente viene definita “Deposizione”, ovvero la scena in cui il Cristo, ormai morto, viene deposto nel sepolcro.

imago pietatis

In realtà, secondo Stefano Cortese, il soggetto più che ad una Deposizione è ascrivibile al tema della Imago Pietatis, ovvero il Cristo che emerge dal sepolcro, un’iconografia che mostra il Cristo sofferente, ripreso a mezzo busto, col capo reclinato verso destra, mentre emerge dal sepolcro, generalmente con le braccia incrociate. Spesso questa raffigurazione è confusa con alcune Deposizioni, sopratutto quelle più antiche. Il caso di Parabita riscontra numerosi paragoni nel Salento. E’ molto simile all’opera situata all’interno del convento delle Clarisse di Nardò, oppure a Santa Maria della Croce (Casarano).

imago pietatis

Abbazia di San Niceta (Melendugno).

All’interno della chiesa di San Giovanni Battista di Patù, purtroppo, è a malapena visibile, mentre a Lecce, nella chiesa di San Sebastiano, si possono notare due bellissimi affreschi…

imago pietatis

imago pietatis

Sono tutte opere ascrivibili ad un periodo compreso fra la fine del 1400 e tutto il 1500, quindi di molto anteriori al miracolo di Galatone, datato 2 luglio 1621, in cui il Cristo cambia la posizione delle braccia, incrociandole dietro la schiena.

imago pietatis

Il Crocifisso di Galatone

Ma nella stessa Galatone, nel convento di Santa Maria delle Grazie (1591) compare già una Imago Pietatis più antica di quella del famoso Santuario del Crocifisso (foto sotto).

imago pietatis

L’origine e la diffusione di questo culto nel Salento ha matrice orientale, ma secondo il Cortese tutto è da riferire alla Galatina degli Orsini Del Balzo. Agli inizi del 1300 compare un’icona della Imago Pietatis donata da Raimondello Del Balzo Orsini al Papa, Urbano VI, oggi custodita a Roma, nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Da quel momento l’icona conosce una notevole diffusione, e la figura di Raimondello si intreccia all’Ordine Francescano, attraverso l’apoteosi artistica della Basilica di Santa Caterina a Galatina, dove infatti ritroviamo questa sacra immagine (foto sotto).

imago pietatis

Le origini dunque del Crocifisso della Pietà sarebbero da rintracciare dunque nella matrice francescana e più precisamente da quel grande polo di influenze artistiche che fu Galatina. A riprova di ciò, a metà del 1400, Eugenio IV dona il monastero di Racale come sede di noviziato degli Osservanti. Ed anche qui compare un’Immago Pietatis, fra le più antiche di questo territorio (foto sotto, di Francesco Giannelli).

imago pietatis racale

A Racale c’è un’altro esempio, lo vediamo sotto, all’interno della Chiesa di San Giorgio.

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Questa immagine parlava dritta al cuore dell’osservatore dell’epoca, assolvendo ad un ruolo terapeutico rispetto alle “ferite spirituali” dell’uomo…

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Strudà, Madonna della Neve, una cappella cinquecentesca.

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Racale, Madonna dei Fiumi, Deposizione.

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Nardò, Cattedrale.

La chiesa del Santissimo Crocifisso a Parabita, conserva sia un affresco che una pregevole opera lignea del XVII secolo su questo tema…

Una galleria di immagini che aldilà del loro valore artistico può far riflettere, aldilà anche del credo religioso, sulla vicenda di un uomo, della sua sofferenza ed insieme innocenza, che molto soffrì, ed ispirò le genti di ogni epoca e luogo.

Alessandro Romano

(che ringrazia per la ricerca e gli spunti continui l’amico Stefano Cortese)

L’imago pietatis nel Salento

 

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