Sulle tracce del Salento fuorilegge

C’è un percorso che ancora non abbiamo mai iniziato, sulle strade del nostro Salento, in questo caso estendendo il concetto geografico più precisamente a tutta la Terra d’Otranto, una strada che ci conduce fuorilegge, in quella non ben definita linea d’ombra dove il bene si confondeva col male, il bandito con l’onesto. L’idea m’è venuta davanti ad un’incisione: qui non si gode asilo.

L’ho trovata iscritta in bella vista sulla facciata di alcune chiese. In passato, la chiesa era il luogo dove i perseguitati correvano a rifugiarsi, in tempi in cui spesso non era facile diramare le questioni di giustizia. Ci ricorrevano tutti, i banditi, ma anche gli artisti che erano incappati in qualche disavventura, come a Lecce capitò anche al suo più celebre scultore, lo Zimbalo, che a seguito del crollo di una fabbrica che stava erigendo, e ritenuto colpevole del disastro, si rifugiò nella chiesa della Madonna di Costantinopoli. Qui non poté essere catturato e si trattenne il tempo che si calmassero le acque. Nel frattempo i monaci della chiesa gli chiesero, in cambio dell’ospitalità, di ristrutturare la facciata della loro chiesa…

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…ed egli infatti la iniziò. Salvo poi abbandonare tutto quando, fatta pace con la cittadinanza, tornò in libertà, e la chiesa rimase senza la parte superiore della decorazione architettonica!

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Qui siamo a Lucugnano, piccola e graziosa frazione di Tricase (sud Salento), dove sulla facciata di una piccola chiesa spicca in bella evidenza l’iscrizione di cui dicevo…

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…”non gode asilo”… un avvertimento, a tutti quelli che scappavano dalla legge, che qui, al suo interno, potevano essere acciuffati, e nessuno poteva impedirlo.

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Ad Aradeo, invece, è rimasta miracolosamente ancora in piedi, attorno ad un centro storico completamente distrutto, l’antica colonna con la statua di San Giovanni Battista. Ancora oggi, in paese, tutti ricordano che un tempo (e ci sono attestazioni storiche fino a tutto il XVII secolo) che i fuggiaschi inseguiti che riuscivano ad arrivare sotto questa colonna non potevano essere toccati…

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…la colonna conserva ancora qualche graffito sbiadito dal tempo. Uno in particolare è ancora riconoscibile e mostra una nave, con le vele spiegate… forse il miraggio di uno sventurato che qui sotto si era attaccato alla vita come un cane bastonato che non si vuole arrendere.

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Un altro luogo emblematico di queste corse per la vita, fra guardie e ladri, e chissà, non sempre gli inseguiti erano per forza colpevoli, si trova nel cuore di Lecce. Siamo davanti all’Arco di Prato, celebre per la seccata risposta del re Ferdinando di Borbone in visita alla città, che ai notabili che lo accompagnavano e gli indicavano questo monumento, “guardi maestà, questo è l’arco di Prato”, lui rispose con accento napoletano: “Che me ne fotto!”. Aldilà della facezia, questo era l’ingresso alla grande casa della famiglia Prato, una delle più antiche di Lecce, il cui rappresentante più illustre, Leonardo, cavaliere Ospitaliere, morì combattendo contro i Turchi difendendo la città di Venezia…

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…città che fra l’altro conserva una bella statua equestre che ne ricorda la memoria…

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La sua famiglia era così potente che concedeva ai fuggiaschi diritto di asilo: chi di loro riusciva ad oltrepassare questo portale, nessuno poteva fargli più niente!

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All’interno di questo arco si vedono moltissimi graffiti, memorie lontane di lotta per la vita, come quella a cui ci riporta una data incisa (1647), che coincide con l’anno di una disperata protesta dei leccesi contro la tassa sulla farina, che stava affamando gran parte della popolazione: ci furono dei tumulti, molti vennero qui per cercare scampo, ma qualcuno non ce la fece e si contarono dei morti.

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La Terra d’Otranto più selvaggia si trova, allora come oggi, fra i dirupi e le gravine delle murge tarantine. Fra Crispiano e Grottaglie si estende il bosco delle Pianelle, covo di briganti di epoca sia precedente che post-unitaria. Qui, mi raccontano gli amici, che nel silenzio suggestivo di queste lande immense, non si fa fatica a risentire il galoppo dei cavalli lanciati a briglia sciolta dei briganti, in frenetiche fughe che portavano gli inseguitori a cadere nei dirupi che si aprono all’improvviso sulla gravina…

…questo fu il regno del celeberrimo brigante papa Giru, don Ciro Annicchiarico, un prete accusato di omicidio, che divenne brigante, scorrazzando per tutta la zona ad inizio del XIX secolo, fino alla sua cattura ed impiccagione in Francavilla Fontana…

…le querce secolari che si ergono in queste remote contrade l’avranno visto sicuramente lanciato al galoppo, laddove oggi è nato un parco naturale che protegge questo incantevole scenario naturale. Era un territorio difficile e incontrollabile. Un’amica di Statte mi raccontava del suo bis nonno che era stato con Garibaldi nella spedizione dei Mille: una volta tornato a casa viveva trasportando cose e persone per le gravine. Un giorno fu assaltato dai briganti, che evidentemente non lo conoscevano, ed essendo “tosto” finì per avere lui la meglio sui tre assalitori, che infine legò al suo carro e li portò prigionieri in città!

Nei dintorni si erge l’antica torre di Masseria Del Duca, che papa Giru senz’altro conosceva…

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…come senz’altro per lui apposero l’iscrizione sulla vicina chiesetta: qui non si gode asilo. Era dura la vita per i fuggiaschi!

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Sono ancora alla ricerca di altre di queste scritte. Qui sopra siamo fra Seclì e Galatone, e mi segnala questa struttura Silvia Primiceri, una chiesa in via di disfacimento, sulla cui facciata ancora si legge questo monito…

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…mentre qui siamo sull’ingresso della famosa cappella di San Paolo, a Galatina (la cappella dei tarantati), dove ormai la scritta si legge a malapena…

…e qui sopra, sempre nel centro storico di Galatina, presso una cappella…

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…un’altra si trova a Minervino…

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…anche in questo caso, “qui non si gode asilo”… però, a ben guardare, qualcuno cancellò quel “non”, forse in tempi recenti e più clementi, quando la pietà e la ricerca di una giustizia più vera tornava lentamente a rialzare il capo, fra le comunità di tutto il Salento!

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