Ricordo di Antonio Anchora, ambasciatore dell’ellenismo nel mondo

Conobbi Antonio Anchora nel 2014, grazie al mio amico Alberto Signore, che sempre ringrazierò per avermi quel giorno portato con lui a Corigliano d’Otranto, ad incontrare Antonio. Volevo saperne qualcosa in più sui dolmen, nascosti nelle campagne della cittadina, e subito mi indirizzò da lui. Fu così che incontrai un altro dei grandi “vecchi” del mio Salento.

La parola vecchio la intendo qui come la scorza di un albero di olivo plurimillenario, un testimone autentico e sincero, inimitabile, delle memorie profonde di una terra. Di più. LA memoria. Da quel giorno fa parte del mio personale olimpo di personaggi salentini che più di tutti incarnano l’anima vera di questa terra, e che ho avuto la fortuna di incontrare. Assieme a quelli che non ci sono più, come don Grazio Gianfreda, Rocco Aprile o Pino Zimba, fino a quelli che ancora resistono al tempo che passa, come Cici Cafaro, che vanno ancora avanti nonostante il moderno “progresso”.

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Antonio Anchora si è spento lo scorso settembre, nella sua Corigliano, che lo ha avvolto nella bandiera greca di cui portava l’emblematico riconoscimento di “ambasciatore dell’Ellenismo nel mondo” e lo ha omaggiato con l’esibizione dei ballerini del corpo di ballo di Giorgio Frangaghis. Gli amici di sempre, e i principali esponenti del mondo culturale grico, come Isabella Bernardini e Pierpaolo De Giorgi, lo hanno accompagnato per l’ultima volta.

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La perdita è grande, perché Antonio era uno degli ultimi cultori delle tradizioni popolari grike, un grande appassionato della ricerca. Da questa sua passione era nato il suo libro, “La Poesia Grica”, tradotto in neo greco, inglese ed italiano. Era molto considerato in madrepatria, in Grecia, dove tutti conoscevano la sua attività di riscoperta della lingua grika sopravvissuta miracolosamente nell’isola ellenofona nei paesi della Grecìa Salentina.

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Tutti gli amici hanno voluto ricordarlo, pronunciando pubblicamente un loro ricordo, ed infine, lo ha fatto anche il suo amico greco di sempre, Ioannis Koutzandreas: “Eri un poeta popolare! Sei stato il figlio, padre, fratello che ha unito Grecia e Grecìa. La vita per te era un gioco e continuerà ad esserlo, tanti tuoi amici immaginano che questa tua dipartita sia la tua ennesima beffa nei loro confronti”. Le lacrime son venute giù calde e copiose, ma anche di riconoscenza. Fuori la chiesa i suoi amici suonavano le celebri note di “Calì nicta” il cui verso iniziale recita: “buona notte ti lascio e vado”.

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Il manifesto dell’amico Alberto Signore gli rende poetico omaggio, al quale mi accosto personalmente, riconoscente…

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…da oggi, ti rivedranno negli occhi della più autentica espressione della grecità, tutti quelli che ti hanno conosciuto e voluto bene. Buon viaggio, Antonio!

Alessandro Romano

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