Nella Lecce medievale scomparsa

Uno sguardo sulla Lecce medievale è ancora oggi possibile, nonostante nel corso dei secoli XVI-XVII la città, colta da benessere economico ed un generale fiorire di attività e ordini religiosi, ristrutturò o distrusse gran parte delle sue antiche vestigia, abbandonando fra l’altro definitivamente la sua “anima” orientale (che aveva tutto il Salento) per ricostruirsi “latina”.

Sant’Oronzo, infatti, sostituì come patrono della città, il più antico culto di origine bizantino di Santa Irene. Ma cominciamo a dare un’occhiata a quel che resta di questa antica Lecce…

Nella Lecce medievale scomparsa

Qui siamo appena fuori il perimetro dello storico circuito murario cittadino, dove si attende la rivalutazione di questo spazio che un tempo era occupato da un’importante dimora francescana, qui in Salento, il convento di Santa Maria del Tempio. Oggi restano le fondamenta, e qualche ambiente sotterraneo.

Il convento sorse accanto ad un’antica chiesa, in stile tardo-gotico, dedicata alla Presentazione della Madonna al Tempio, nota come “della Candelora”, eretta al tempo dei Principi Angioini di Taranto. Fra queste mura sorsero una biblioteca, ricca di importanti testi e documenti, un dormitorio ed una scuola di teologia e di pittura.

Il Museo “Sigismondo Castromediano” custodisce l’opera  del XIV secolo, nota come del Maestro della Madonna Giovannelli (la “Madonna dell’Umiltà”, olio su tavola, cm 75,5 x 54,2 ) che si trovava nella chiesa conventuale, realizzata ad una sola navata, che era abbellita da un coro, matronei e cappelle laterali appartenute a nobili famiglie leccesi e salentine.

 

A seguito della soppressione degli ordini religiosi voluta dal governo, dopo l’Unità d’Italia, il convento cessò di esistere e divenne una caserma nel 1872, intitolata a Oronzo Massa . Per finire poi definitivamente abbattuto.

Questa è la visione da Google maps, che restituisce anche l’imponenza che doveva avere tutto il complesso.

A pochi metri, sorge la chiesa che a Lecce viene considerata la più antica della città, dedicata a Santa Lucia. Quello che si vede dall’esterno lascia trasparire ben poco del suo aspetto originario…

…sbirciando con la macchina fotografica attraverso le grate delle cancellate che ne impediscono l’accesso, si vede come come l’area sia tornata nelle mani di madre natura, in attesa della sua rivalutazione.

A questa chiesa era legata anche un’antica fiera cittadina, alla cui partecipazione erano legatissimi tutti gli abitanti.

I pochi reperti sopravvissuti di questa chiesa, mi raccontava il compianto e grande studioso leccese Luigiantonio Montefusco, sono custoditi nella sagrestia della chiesa della Madonna di Costantinopoli, nel centro storico…

…sono pochi, ma è un’importante testimonianza per la memoria.

Le colonne superstiti sono molto ben lavorate e decorate.

La splendida opera che vediamo sopra proviene dal monastero di San Giovanni Evangelista, che è ancora esistente, tuttavia all’epoca della soppressione degli Ordini moltissime opere d’arte rischiarono di perdersi, e fu solo grazie alla lungimiranza di Sigismondo Castromediano (che costituì il primo museo di Puglia, quello che oggi a Lecce porta il suo nome) che, costituendo una “task-force” di uomini del calibro di Cosimo De Giorgi, si riuscì a recuperare il salvabile, dell’immenso patrimonio storico di Lecce e provincia. Qui sopra, custodito appunto nel Museo, il Polittico della bottega di Lorenzo Veneziano, datato 1380 (cm 154 x 218), considerato il più antico documento pittorico proveniente da Venezia che si conservi in Puglia. Nel suo registro inferiore compiano San Nicola e San Benedetto, mentre, alla destra della Vergine, San Giovanni Battista con San Pietro e San Paolo. Il polittico è chiuso con la rappresentazione delle sante Margherita e Maddalena, che sottolineano la destinazione del convento ad uso femminile.

Nel Museo si conservano anche le testimonianze della Lecce romanica: i leoni stilofori che decoravano l’ingresso al Duomo, la primitiva cattedrale leccese, voluta nel 1144 dal vescovo Formoso.

Il Duomo cambiò poi drasticamente aspetto, anche la posizione del suo campanile.

Anche la barocca chiesa di San Francesco della Scarpa era decorata con leoni stilofori, per fortuna salvati anche questi…

La chiesa, a vederla oggi non si direbbe, ma venne eretta nel XII secolo, sul sito di un palazzo appartenente alla famiglia Guarini, ed a testimonianza di ciò vi sono alcune scritte sui muri interni ed alcune epigrafi di cui di una tomba medievale. Un aspetto di questa città che i turisti che l’affollano oggi forse non avrebbero immaginato!

(Un ringraziamento speciale alla dott.ssa Brizia Minerva, che fra l’altro è al lavoro assieme alla squadra del Museo Castromediano di Lecce per il nuovo allestimento dello storico contenitore museale cittadino, un viaggio che non mancheremo di fare. E un pensiero agli studiosi che non ci sono più, sia i primi, pionieri, che salvarono Lecce e il Salento dalla distruzione della memoria storica, che si riunirono nella Brigata degli Amici dei Monumenti, sia gli ultimi, e che non ci sono più, come il caro Luigiantonio Montefusco)

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