Lucera, il castello di Federico II

Emblematica fortezza voluta dall’Imperatore noto come “Stupor Mundi”, quella di Lucera è uno dei più rappresentativi castelli di Federico II. Costruito a partire dal 1220, si basa sopra una collina (che lo rende simile a Castel del Monte) sulla quale si insediò l’acropoli dell’antica città Romana. La posizione strategica lo rendeva facilmente difendibile da tre lati, posti a strapiombo, di fronte al Tavoliere di Capitanata (Foggia).

Originariamente, Federico II ci fece portare qui i Saraceni di Sicilia che gli si erano rivoltati, poi ci fece una delle sue residenze preferite. Una fortezza che con gli Angioni fu estesa e completata entro il 1283. Si tratta di un sito che ancora prima dei Romani fu abitato in epoca Neolitica, come hanno dimostrato le tracce di capanne dell’epoca. Il che dimostra come il luogo fu da sempre prediletto alle genti che vi si erano stanziate. Federico vi riutilizzò il materiale di costruzione usato dai Romani per la loro città.

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Il Castello fu dichiarato Monumento Nazionale nel 1871. Dell’originario palazzo federiciano resta soltanto qualche traccia: si sviluppava attorno ad un cortile centrale, ed anche questa caratteristica ci riporta alla mente Castel del Monte. Ma rispetto a quest’ultimo era ben munito di opere di difesa militare che lo rendeva praticamente inespugnabile. La cinta muraria che lo racchiude è lunga 900 metri: aveva 13 torri, 2 bastioni, 7 contrafforti e 2 torri cilindriche. Al suo interno, una vera e propria città! Pare che il maniero avesse numerose gallerie sotterranee, ed una gigantesca cisterna che ne garantiva l’approvvigionamento idrico.

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Il castello ospitava una delle Zecche di Stato, parte del tesoro dell’Imperatore, e forse anche un harem, privato, dove il sovrano si concedeva ogni lusso. Inoltre pare ci fossero stallaggi che ospitavano ben 500 cavalli. Oltre alla “caserma” per i soldati, e tutto ciò che serviva al loro alloggiamento. Pare che il castello si sviluppasse su tre piani, una sapiente fusione tra torre normanna e palazzo aperto islamico, a metà strada tra esigenze di fortificazione e difesa e necessità di rappresentanza e comfort residenziale, tanto alto da sovrastare alla città di Lucera e dominare tutta la Capitanata.

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Non essendo stata trovata traccia di un portone d’accesso, si presuppone che il palazzo non aveva veri e propri accessi: l’ingresso era possibile grazie a strutture mobili, da ritirare in caso di pericolo. Quello che si vede oggi, con tutti i problemi statici che rischiano un crollo rovinoso delle torri, non basta a restituire l’immagine dell’edificio originario, che fu ben documentata dai disegni eseguiti nel 1778 dal pittore francese Jean-Louis Desprez poco prima della sua distruzione, e da una tavola ottocentesca «degli archi e colonnati che esistevano nelle stanze del Palazzo Regio» pubblicata da Giambattista D’Amelj nella seconda metà dell’Ottocento. I documenti del Desprez e del D’Amelj consentono di confermare la presenza di pregevoli soluzioni decorative e ornamentazioni preziose, lungo portali, finestre e altri particolari architettonici. Con gli Angioini, la costruzione assunse l’utilizzo vero e proprio di castello, più che palazzo residenziale.

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Il monumento versa oggi in uno stato che grida attenzione, e vendetta, per il suo incredibile valore storico, trascurato fin qui dalle istituzioni.

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L’Imperatore, soprannominato puer Apuliae (“fanciullo di Puglia”) per il suo amore per questa terra, ha di certo amato la regione più dei suoi attuali abitanti…

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…la speranza è che il suo spirito possa soffiare nei cuori di chi potrebbe realmente salvare questo grande pezzo di Storia del sud Italia.

 

(che ringrazia di cuore per queste fotografie l’amico e pregevole giornalista Danilo Lupo)

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