Le Colonne Romane di Brindisi

Sono forse il monumento simbolo di Brindisi, le sue famose Colonne Romane, poste davanti al suo magnifico e millenario porto naturale. In principio erano due colonne gemelle, davvero un unicum nel panorama del mondo classico. A seguito del crollo di uno dei due fusti nel 1528, il monumento è rimasto mutilo. La colonna superstite è stata smontata durante la seconda guerra mondiale.

Il capitello che vediamo oggi sulla restante colonna che svetta sulla scalinata Virgilio non è l’originale, il quale è custodito nelle splendide sale musealizzate di Palazzo Granafei-Nervegna.

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Sulle origini di queste colonne si tramandano varie tradizioni, alcune vere e proprie leggende, che ne attribuiscono l’erezione a Ercole, fino ad arrivare all’Imperatore Traiano, che con queste avrebbe celebrato la costruzione del tratto finale della Via Appia, che qui giungeva da Roma. Secondo il Mercklin, il capitello risalirebbe ad un periodo compreso fra II e III secolo d.C. Tuttavia la diversità dei marmi impiegati, e reimpiegati, la inusuale iconografia con i busti di divinità pagane e i dati emersi dagli scavi archeologici nei dintorni, fanno propendere per una datazione piuttosto posteriore all’epoca imperiale romana.

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La collocazione potrebbe dimostrare che furono innalzate con un intento celebrativo, forse a supporto di due statue bronzee. Si suppone che le due colonne (col Leone di san Marco e la statua di San Teodoro) che i veneziani innalzarono in Piazza S.Marco, nel cuore della città lagunare, siano una replica medievale di quelle di Brindisi.

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Il vero capitello, esposto in Palazzo Nervegna.

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La colonna che si innalza sul porto di Brindisi misura ben 18,74 metri d’altezza: la base 4,44 m, il totale degli otto rocchi è 11,45 m, il capitello misura 1,85 metri.

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Girando attorno a questo monumentale capitello, dal vivo, ci si rende appieno conto della sua maestosità!

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Una passeggiata nel Palazzo Granafei-Nervegna consente di apprezzare anche le immagini più antiche riferibili alle Colonne…

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Aggiungo qui un particolare che fa onore alla città di questo monumento, un aneddoto riportato da una epigrafe del I sec d.C. rinvenuta nel porto. Custodita nel Museo Archeologico Ribezzo di Brindisi, recita così: “Se non ti e’ molesto forestiero, fermati e leggi / ho spesso navigato il grande mare con navi che correvano spinte dalle vele, / ho visitato molte terre: qui e’ il termine/ che un tempo, a me che nascevo, assegnarono le parche, / qui ho deposto le mie preoccupazioni e ogni fatica, / qui non temo le tempeste, ne’ i temporali, ne’ il mare in burrasca / e non ho paura nel caso che il mio guadagno non riesca a vincere le spese / fede che alimenti la vita, dea santissima ti ringrazio, tu hai risparmiato per tre volte mentre ero fiaccato da una sorte compromessa / tu che i mortali tutti desiderano per se’, ne sei degna. / forestiero, vivi e sta’ bene! che ti resti sempre da spendere, giacche’ non disprezzasti questa pietra e la giudicasti degna” (Traduzione del Silvestrini).

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Nel 1657 la peste seminò morte e distruzione nel Regno di Napoli, ma non arrivò in Salento. A Lecce si diede il merito a Sant’Oronzo, per questa grazia, il popolo volle realizzare un monumento al santo e l’allora sindaco di Brindisi Carlo Stea decise di offrire i pezzi di una delle due colonne, quella caduta, e donarla alla cittadinanza leccese. Così, nel 1666, Giuseppe Zimbalo innalzò nella piazza principale la statua di Sant’Oronzo in cima alla colonna marmorea, che venne però di molto snellita.

colonna di sant'oronzo a lecce

Le colonne, in fondo, hanno gemellato queste due antiche città, poste vicine fra esse, nel cuore del Mediterraneo.

 

 

(grazie a Danny Vitale per avermi segnalato l’epigrafe e la sua storia!)

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Le Colonne Romane di Brindisi

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