L’affresco del Cria a San Pancrazio

La pagina dolorosa degli assalti turchi in Terra d’Otranto è perfettamente riportata in un prezioso affresco, una delle rare testimonianze visive che si combinano alle fonti scritte, custodito all’interno della chiesa di Sant’Antonio, a San Pancrazio Salentino (provincia di Brindisi). Una chiesa dell’ XI secolo, che conserva tante tracce della sua lunga storia, alcune purtroppo ormai perdute.

Si tratta del tempio cittadino più antico, lo si può notare dagli strati differenti di affreschi che coprono le sue pareti interne, ma anche dalla sua necropoli sotterranea piena zeppa di sepolture.

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Sotto l’attuale piano di calpestio, attraverso numerose lastre di copertura di vetro, si può sbirciare all’interno di questo mondo lontano…

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Alcune scene affrescate non sono facilmente decifrabili, e questo aumenta il fascino di questa chiesa…

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Cavalieri che si fronteggiano, in parte occultati dalle sovrastrutture posteriori…

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…simboli, che balzano fuori qua e là, fra cui un dado…

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…una “Dormitio Virginis“, ossia la morte della Madonna, il momento prima di essere Assunta in cielo, raffigurata con un personaggio minacciosamente armato…

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…forse un rimando ai Vangeli apocrifi…

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Ma andiamo a scoprire l’affresco più famoso, che si trova sul muro a sinistra, sopra l’ingresso laterale…

L'affresco del Cria a San Pancrazio

San Pancrazio fu attaccata una prima volta proprio nel 1480, dopo la presa di Otranto. Secondo quanto racconta Antonello Coniger nelle sue Cronache, il 5 settembre di quell’anno un drappello di 400 cavalieri turchi sbarcò a San Cataldo, devastando i paesi e massacrando la popolazione dell’entroterra leccese. La seconda tragedia avvenne il 1 gennaio del 1547, abbiamo la fonte di Girolamo Marciano, di Leverano, che in Descrizione, origini, e successi della provincia d’Otranto riporta lo sbarco di 5 galeoni turchi a Torre Colimena…

Li guidava un rinnegato di Avetrana, un certo Cria, che in un primo momento li condusse proprio verso la sua città, Avetrana…

avetrana

Non sappiamo cosa li convinse a desistere, fatto sta che i turchi deviarono, rinunciando ad attaccare la città. Forse li convinse un certo numero di “bocche di lupo” piazzate sulle case, armate di schioppi pronti a fare fuoco….

bocca di lupo

In effetti, ho potuto constatare entrando in una casa della piazza centrale la presenza di tante di queste bocche di fuoco, ed anche una data, guarda caso proprio quella di quell’anno: 1547…

casa avetrana2

…è una casa davvero affascinante, che seppur rimessa a nuovo, conserva i ricordi di quei secoli…

casa avetrana1

Torniamo a quel drappello di turchi: superata Avetrana essi deviarono dunque per San Pancrazio… e qui trovarono evidentemente molto meno resistenza…

L'affresco del Cria a San Pancrazio

L'affresco del Cria a San Pancrazio

Il Marciano riporta il saccheggio e la distruzione di San Pancrazio, colta completamente di sorpresa. Quasi tutti i suoi abitanti furono deportati in Turchia e venduti come schiavi…

L'affresco del Cria a San Pancrazio

Le scene riportate sull’affresco sono davvero esplicite, come di rado possiamo vedere in Salento, e ci fanno calare in quell’epoca brutale di violenze efferate…

L'affresco del Cria a San Pancrazio

Di particolari ce ne sono davvero tanti, ad osservare bene tutti gli angoli di questa scena, riprodotta quasi con stile fumettistico: sopra, per esempio, sulle navi si vede bene persino la bandiera turca, con la mezzaluna…

L'affresco del Cria a San Pancrazio

I superstiti di San Pancrazio comunque riuscirono a catturare il rinnegato Cria, forse, chissà, tradito egli stesso dai suoi alleati turchi. Legato ad un palo, fu linciato con rabbia dalla popolazione che egli aveva tradito. Persino i bambini si vedono a tirargli le pietre! Mentre alle spalle, sopra un albero, pendono braccia e gambe di gente letteralmente segata in due e appesa ai rami. Un affresco di epoche lontane, che magari possiamo ritrovare in certe immagini dei TG di oggigiorno, mentre la lotta fra due civiltà di diverse religioni scatena fra loro l’ennesimo braccio di ferro l’un contro l’altro armato.

(che ringrazia l’amico Livio Greco che per primo mi parlò del Cria, e Rino Giangrande per avermi fatto scattare le foto in casa sua, ad Avetrana)

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L’affresco del Cria a San Pancrazio

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