La via dell’olio nell’antica Lecce

Passeggiando nel mirabile centro storico di Lecce, per una volta non col naso all’insù guardando il barocco, ma giù, verso i sotterranei di piazzetta Castromediano, qualunque turista sarà stato attratto da una storia nascosta.

Qui, dove campeggia la statua di Sigismondo Castromediano, pionieristico archeologo salentino che tanto fece per salvare le antichità di questa terra…

…alcune vetrate ci mostrano quel poco che possono, di una Lecce lontana nel tempo…

…si riconosce una gradinata…

…alcuni ambienti ipogei…

…alcuni vani, confusi nel buio…


Si tratta di un vasto ambiente sotterraneo con pavimento a quasi quattro metri dal livello della piazzetta soprastante, al quale si accedeva da una scaletta. E’ diviso in vani da pareti in blocchi squadrati con notevole cura. Vi si trovano cisterne simili alle pile di pietra che ancora oggi si riscontrano nelle masserie del territorio, ma scavate nella roccia. Il vano centrale era coperto da una volta a botte: presenta un corridoio con parapetti funzionali alla raccolta dell’olio. L’edificio rappresenta un raro esempio di deposito oleario di età aragonese (XVI secolo).

Qui sopra una bella ricostruzione grafica (opera di Inklik, Firenze, mentre sotto, col numero 1 è segnata la sua posizione) del deposito…

…vi era un altro deposito oleario, settecentesco, che è localizzato qui sopra.

In sito c’è anche una fossa olearia di epoca romana, che apparteneva ad un trappeto databile al I secolo a.C. quando il Salento era centro di produzione dell’olio esportato in tutto il Mediterraneo. L’impianto fu abbandonato nel II secolo d.C. quando la produzione salentina fu soppiantata dall’olio spagnolo, che risultava meno costoso. In un vasto ambiente pavimentato in cocciopesto erano collocate le presse. Alcune canalette portavano l’olio in una fossa olearia profonda circa 2,60 metri e rivestita in cocciopesto, dotata di scaletta e pozzetto di decantazione sul fondo. Il trappeto romano costituisce il primo rinvenimento del genere a sud di Foggia. L’olio era esportato in anfore prodotte dalle officine che sono state identificate a Brindisi (Apani e Giancola) e Lecce (San Cataldo).

Ricostruzione del trappeto di età Romana, I secolo a.C. (realizzazione grafica Inklink, ideazione prof. Francesco D’Andria).

Ricostruzione di Lecce in età Romana. Sullo sfondo le mura messapiche appaiono in corso di demolizione. Nell’area di piazzetta Castromediano si nota la struttura del trappeto in un paesaggio di oliveti, sulla destra la zona centrale della città (grafica di Inklink, ideazione del prof. Francesco D’Andria).

La città di Lecce tuttavia conserva ancora un frantoio praticamente intatto. Si trova nel quartiere Stadio, una zona che negli ultimi anni sta vivendo un periodo di grande rinascita, e che promette sicuramente di rendere fruibile ai turisti in un prossimo futuro anche questa meraviglia. E’ un frantoio completamente scavato nella roccia, quindi risulta essere fra quelli più antichi, costruiti fra XV e XVI secolo (successivamente furono creati i frantoi semi ipogei)…

…conserva ancora tutti i suoi ambienti…

…qui sopra possiamo osservare la stalla dell’animale che aiutava gli uomini a tirare la macina, con la mangiatoia…

…un vero viaggio nel passato, la cui grande storia abbiamo già appuntato in un altro viaggio. Le notizie e le ricostruzioni di piazzetta Castromediano si trovano in loco, fruibili per i visitatori, ed io le ho condivise qui, per la gioia credo di qualsiasi lettore!

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La via dell’olio nell’antica Lecce

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