La sezione sud-occidentale del Giappone

Nella sezione sud-occidentale del Giappone, visitato nella primavera del 2019, a metà strada fra Kobe e Okayama (vedi primo reportage), si trova Himeji, antica città fortificata (attualmente, secondo la stima del 2015, riportata sul Calendario Atlante De Agostini 2019. annovera 535.664 ab.),nota

per la presenza del grande castello, realizzato per scopi difensivi ed inserito, dal 1993, nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Nonostante gli eventi sia naturali (un terremoto di elevata magnitudine, diversi tifoni, ecc.), sia bellici nel corso della Seconda Guerra Mondiale, il maniero dei samurai, rimasto in piedi da oltre 400 anni, risulta ancora integro. La città è stata protagonista di una serie di film giapponesi e stranieri (tra cui, L’ultimo samurai), grazie all’aspetto pittoresco ed antico.

La sezione sud-occidentale del Giappone

Il maniero fortificato di Himeji, insieme con quelli di Kumamoto e Matsumoto, fa parte dei cosiddetti “Tre castelli giapponesi”, ma è il più ampio e visitato dei turisti.

Nel mare interno giapponese ricade l’isola di Miyajima, fulcro della spiritualità nipponica, oasi naturale e, nello stesso tempo, sito sacro. È famosa, infatti, per la presenza del santuario shintoista Itsukushima patrimonio mondiale dell’UNESCO, nonché tesoro nazionale del Giappone ,  realizzato in legno di canfora e costituito da una serie articolata di strutture a palafitta risalenti al VI-VIII sec. Il complesso, luogo particolarmente magico e suggestivo, in simbiosi con il paesaggio naturale, è circondato, oltre che da alcune pittoresche arterie commerciali, anche da molti edifici religiosi di notevole suggestione e da diversi caseggiati, collegati sia tra loro da una serie di corridoi decorati con bellissime lanterne antiche, sia con il mare, tanto che, durante l’alta marea, sembrano galleggiare. Le sue montagne, ricoperte da una fitta vegetazione hanno, da sempre, attratto i monaci e le persone comuni, perché considerano questa zona un vero e proprio rifugio spirituale, in cui isolarsi e godere la pace dell’ambiente incontaminato. Per questo motivo, oggi è una celebre meta turistica in grado di richiamare visitatori da tutto il mondo e pellegrini alla ricerca di un ritiro temporaneo adatto alla preghiera e meditazione.

L’isola di Myajima è nota per la presenza del santuario shintoista Itsukushima, circondato da molti altri edifici religiosi.

Di fronte al santuario Itsukushima, emergono dal mare la grande porta torii che introduce nell’edificio sacro, e la pagoda, a 5 piani, costruita nel 1407.

Anche Hiroshima (circa 2.800.000 ab.), città portuale e capoluogo dell’omonima prefettura, è rivolta verso il mare interno del Giappone sud-occidentale ed è situata a ovest dell’isola principale (Honshū). Fondata nel 1589, periodo feudale Sengoku, nel 1880, con la costruzione del porto di Ujina, divenne un importante polo commerciale e navale. Verso la fine del XIX secolo, evidenziò un ulteriore processo d’industrializzazione – tra il 1894 al 1895, fu anche la capitale del Paese –, che culminò con la realizzazione di imprese belliche, insediate in occasione del conflitto russo giapponese del 1904. Dal 1920, ospitò altresì la sede principale della Mazda, nota casa automobilistica nipponica. Lo stesso ruolo strategico-militare venne svolto dal centro urbano nel 1938, con la seconda guerra sino giapponese, inserita, in seguito, nelle più ampie vicende del conflitto mondiale 1939-45. Ha acquisito, comunque, una notevole notorietà in ambito internazionale, soprattutto come prima città obiettivo di un attacco nucleare della storia. Tale drammatico evento è avvenuto il 6 agosto 1945, alle 8,16 e 8 secondi (ora locale), quando l’aereonautica militare statunitense sganciò la bomba atomica “Little Boy” (esplose, ad un’altitudine di 576 mt, con una potenza pari a 12.500 tonnellate di tritolo), seguita, tre giorni dopo, dal lancio dell’ordigno “Fat Man” su Nagasaki, ritenuto uno dei maggiori porti del Giappone meridionale e di notevole importanza strategica, a causa della localizzazione di diversificate attività industriali, in particolare produzione di munizioni, navi ed equipaggiamenti militari. Il bombardamento determinò la risoluzione rapida del più violento e sanguinoso conflitto della storia dell’umanità, la resa dell’Impero (avvenuta il 15 agosto 1945) e la profonda modifica degli equilibri politico-militari, socio-economici e culturali a livello internazionale.

La “cupola della bomba atomica”, edificio sopravvissuto al bombardamento del 1945, simbolo di speranza e patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1996.

Il Peace Memorial Park: dal 1964, in un piccolo braciere collocato nel sobrio monumento di pietra, arde la Fiamma della Pace, che verrà spenta soltanto quando sarà distrutto l’ultimo ordigno nucleare.

Il “Museo della Pace”, che documenta gli atroci effetti della bomba.

I due eventi bellici, nell’arco di pochi giorni, provocarono centinaia di migliaia di vittime ed esposero, per lungo tempo, i sopravvissuti alle radiazioni nucleari. La costituzione nipponica, entrata in vigore dopo il 1945, impone sia la rinuncia alla guerra, sia l’utilizzazione delle forze armate solo in funzione di autodifesa. Fino ad oggi, comunque, non sono stati usati ordigni atomici nei numerosi conflitti verificatisi a livello mondiale, anche se, nel corso di alcune “crisi” particolarmente gravi, l’umanità ha sfiorato l’orlo del precipizio, tuttavia senza cadervi dentro, perché è prevalso, da un lato, il buon senso e, dall’altro, l’incancellabile memoria di quanto avvenuto, 75 anni fa, nelle due città giapponesi. Ancora oggi, il peso morale delle decisioni statunitensi è oggetto di molti dibattiti, che contribuiscono a maturare, nell’opinione pubblica mondiale, la convinzione e presa di coscienza, universalmente condivise, contro l’opzione atomica a scopi militari. Malgrado tutto, Hiroshima cominciò ad essere ricostruita già nel 1949, si riprese rapidamente e ridiventò, soprattutto, non solo un importante centro siderurgico, ma anche sede di istituti scientifici impegnati nello studio delle malattie da esposizione radioattiva. In particolare, nel 1955, fu istituito il centro medico Hijiyama (conduce indagini specialistiche e cura malati) e, negli anni Settanta del secolo scorso, l’ “Atomic Bomb Casualty Commission” che monitora il terreno e l’aria.

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Adele Quaranta – Già Ricercatrice di Geografia economico-politica presso l’Università del Salento, in qualità di Presidente dell’Associazione Culturale G.ECO.S. («Geografia Ecosostenibilità Sviluppo»), è impegnata sia nella progettazione e realizzazione di un’ampia gamma di attività scientifico-culturali (incentrate su tematiche geo-economico-sociali), sia nella promozione e salvaguardia, in ambito nazionale e globale, delle specificità e complessità storico-geografiche e architettonico-paesaggistiche, nella convinzione che la “geografia” non è solo scienza dei luoghi, ma degli uomini e che nessun intervento di carattere operativo può essere intrapreso senza una preventiva lettura e analisi dell’organizzazione del territorio e delle vicende dell’habitat (www.gecos40.it). L’Autrice opera, inoltre, nell’ambito del volontariato coinvolgendo le scolaresche di ogni ordine e grado nella tutela delle “eredità” della società contadina (ormai quasi completamente scomparsa), puntando su numerose attività laboratoriali in grado di rafforzare le identità e tradizioni. Collabora, infine, con riviste e associazioni rivolte alla conoscenza, salvaguardia e valorizzazione del Salento, nonché con emittenti televisive locali (in particolare, Telerama e Terre del Salento, attive nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto).

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